Bottiglia speciale e trittico fotografico: così Marco Pallanti festeggia le nozze d'argento con il Castello di Ama
Oltre un quarto di secolo d'amore per una terra, per il vino, per il lavoro, per la famiglia. Pochi importanti enologi al mondo possono vantare tante vendemmie in un'unica azienda, anni trascorsi nel cuore del Chianti a perfezionare l'arte di fare il vino e di fare vigneto producendo vini eleganti e pluripremiati (Castello di Ama, Vigneto Bellavista, Vigneto La Casuccia e L'Apparita). Uno solo forse, Marco Pallanti (a sinistra nella foto) direttore ed enologo del Castello di Ama, può celebrare contemporaneamente tutte queste grandi passioni, famiglia compresa. Nel mondo dell'enologia è raro trovare un professionista che abbia dedicato esclusivamente il suo ingegno e la sua creatività a valorizzare un unico territorio e a trarne un prestigioso prodotto, ottenendo così grandi successi.
Nella sua brillante carriera Pallanti è stato dichiarato 'Miglior enologo dell'anno” dalla Guida ai vini d'Italia del Gambero Rosso (2003), il Castello di Ama ha ottenuto il titolo di 'Miglior azienda dell'anno” (2005), la Guida Espresso 2008 ha conferito all'azienda il massimo punteggio, le Tre stelle. I vini fatti da Pallanti hanno vinto numerosi premi nazionali e internazionali: L'Apparita 1987 1° classificato nella Degustazione internazionale dei migliori Merlot del Mondo a Zurigo (1991) e per ben 21 volte i vini del Castello di Ama si sono aggiudicati i Tre bicchieri del Gambero Rosso, solo per citarne alcuni. Un lavoro riconosciuto e apprezzato in Italia e all'estero: il Wall Street Journal ha indicato il Castello di Ama fra i protagonisti della scena vitivinicola mondiale e Wine Spectator, la più prestigiosa rivista del settore, ha dedicato recentemente sette pagine all'azienda. Inoltre dal 2006 è stato chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente del Consorzio del Vino Chianti Classico.
Marco Pallanti viene festeggiato quest'anno con la presentazione in anteprima della sua venticinquesima vendemmia ad Ama: l'annata 2006. I vini Castello di Ama, Vigneto Bellavista, Vigneto La Casuccia e L'Apparita, in uscita il prossimo anno, sono un vero poker d'assi, frutto di una vendemmia eccezionale, paragonabile a quella del 1996. Per ribadire quanto il vino Castello di Ama sia da sempre la carta d'identità dell'azienda, è stato utilizzato l'argento come colore dominante del packaging e inserita una dedica sull'etichetta: «Grazie Marco per questi 25 anni insieme. L.». è la scritta a mano che testimonia il legame e l'intesa su cui si fonda da anni il successo del Castello di Ama e che rende unica l'edizione 2006. Lorenza Sebasti (a destra nella foto), amministratore delegato dell'azienda e moglie di Pallanti, ha voluto personalmente siglare così il ricordo del tempo trascorso nel perseguire un obiettivo comune, da sempre condiviso: fare un grande Chianti Classico, un vino che soprattutto evocasse il suo luogo d'origine, un vino di qualità e di eccellenza, in quasi 200mila esemplari. Risultato raggiunto con lungimiranza e coerenza, con la convinzione dell'importanza del terroir, quindi del territorio che fa la differenza, permettendo al bravo enologo di fare vini unici e riconoscibili. Per festeggiare il particolare anniversario, inoltre, è stato ideato un progetto d'arte speciale. L'artista Giovanni Ozzola ha interpretato il luogo e l'evento secondo la sua particolare sensibilità. Un trittico fotografico 'Omnia munda mundis”, collocato nella sacrestia ottagonale della Cappella di Villa Ricucci, racconta la continua rinascita della natura e i cicli della vita.
Pallanti è arrivato ad Ama nel 1982 e sin dall'inizio ha sposato con passione l'idea dei proprietari dell'azienda di recuperare una nuova autenticità del vino Chianti Classico, prodotto solo da uve locali e non tagliato con altri vini provenienti dal sud. Per questo dopo la laurea ha frequentato l'Università di Bordeaux, vero centro del sapere enologico; gli insegnamenti e i contatti con esperti di massimo livello lo hanno portato negli anni a 'ripensare” i vigneti (nel 1982, per la prima volta in Italia, viene introdotto ad Ama il sistema di coltivazione, detto a lira aperta), sperimentare varietà non tradizionali, Merlot, Chardonnay e Pinot nero, a valorizzare il concetto di cru (nascono così negli anni il Vigneto Bellavista, Vigneto La Casuccia e L'Apparita) e a introdurre la barrique in cantina. Tutto senza mai 'perdere di vista” il Chianti Classico, per produrre vini che fossero la quintessenza del luogo. Qualità, innovazione e continuità sono gli elementi che hanno guidato fino ad ora il lavoro di Pallanti affiancato dalla vivacità e dalla caparbietà della moglie, arrivata come un ciclone giovanissima al Castello di Ama e poi diventata a.d. dell'azienda. «L'intesa e il rispetto fra noi sono stati immediati – spiega Lorenza Sebasti – galeotta fu nel 1988 una vendemmia eccezionale. Marco è un uomo riservato, ma pieno di entusiasmo e da subito ha sperato in silenzio che io potessi prendere quel ruolo di interlocutore e guida dell'azienda, mi ha insegnato molto e ha rispettato la mia esuberanza». Un connubio felice arricchito dalla nascita di tre figli, Arturo, Norma e Gemma, e unito anche dalla passione per il bello e l'arte contemporanea.
Il Castello di Ama (Si) è entrato nel nuovo secolo diventando sede permanente di installazioni d'arte contemporanea, ispirate al luogo e al rapporto ideale tra l'arte, il vino e la vita. Fino ad oggi, sono state realizzate le installazioni di Michelangelo Pistoletto (L'albero di Ama - divisione e moltiplicazione dello specchio, 2000); Daniel Buren (Sulle vigne: punti di vista, 2001); Giulio Paolini (Paradigma, 2002); Kendell Geers (Revolution, 2003); Anish Kapoor (Aima=Sangue, 2004), Chen Zhen (La lumière intérieur du corps humain, 2005); Carlos Garaicoa (Yo no quiero ver màs a mis vecinos, 2006) e Nedko Solakov (amadoodles, 2007). Il 21 settembre prossimo verrà inaugurata la nona opera d'arte realizzata dalla spagnola Cristina Iglesias (Towards the ground).
Nella sua brillante carriera Pallanti è stato dichiarato 'Miglior enologo dell'anno” dalla Guida ai vini d'Italia del Gambero Rosso (2003), il Castello di Ama ha ottenuto il titolo di 'Miglior azienda dell'anno” (2005), la Guida Espresso 2008 ha conferito all'azienda il massimo punteggio, le Tre stelle. I vini fatti da Pallanti hanno vinto numerosi premi nazionali e internazionali: L'Apparita 1987 1° classificato nella Degustazione internazionale dei migliori Merlot del Mondo a Zurigo (1991) e per ben 21 volte i vini del Castello di Ama si sono aggiudicati i Tre bicchieri del Gambero Rosso, solo per citarne alcuni. Un lavoro riconosciuto e apprezzato in Italia e all'estero: il Wall Street Journal ha indicato il Castello di Ama fra i protagonisti della scena vitivinicola mondiale e Wine Spectator, la più prestigiosa rivista del settore, ha dedicato recentemente sette pagine all'azienda. Inoltre dal 2006 è stato chiamato a ricoprire il ruolo di Presidente del Consorzio del Vino Chianti Classico.Marco Pallanti viene festeggiato quest'anno con la presentazione in anteprima della sua venticinquesima vendemmia ad Ama: l'annata 2006. I vini Castello di Ama, Vigneto Bellavista, Vigneto La Casuccia e L'Apparita, in uscita il prossimo anno, sono un vero poker d'assi, frutto di una vendemmia eccezionale, paragonabile a quella del 1996. Per ribadire quanto il vino Castello di Ama sia da sempre la carta d'identità dell'azienda, è stato utilizzato l'argento come colore dominante del packaging e inserita una dedica sull'etichetta: «Grazie Marco per questi 25 anni insieme. L.». è la scritta a mano che testimonia il legame e l'intesa su cui si fonda da anni il successo del Castello di Ama e che rende unica l'edizione 2006. Lorenza Sebasti (a destra nella foto), amministratore delegato dell'azienda e moglie di Pallanti, ha voluto personalmente siglare così il ricordo del tempo trascorso nel perseguire un obiettivo comune, da sempre condiviso: fare un grande Chianti Classico, un vino che soprattutto evocasse il suo luogo d'origine, un vino di qualità e di eccellenza, in quasi 200mila esemplari. Risultato raggiunto con lungimiranza e coerenza, con la convinzione dell'importanza del terroir, quindi del territorio che fa la differenza, permettendo al bravo enologo di fare vini unici e riconoscibili. Per festeggiare il particolare anniversario, inoltre, è stato ideato un progetto d'arte speciale. L'artista Giovanni Ozzola ha interpretato il luogo e l'evento secondo la sua particolare sensibilità. Un trittico fotografico 'Omnia munda mundis”, collocato nella sacrestia ottagonale della Cappella di Villa Ricucci, racconta la continua rinascita della natura e i cicli della vita.
Pallanti è arrivato ad Ama nel 1982 e sin dall'inizio ha sposato con passione l'idea dei proprietari dell'azienda di recuperare una nuova autenticità del vino Chianti Classico, prodotto solo da uve locali e non tagliato con altri vini provenienti dal sud. Per questo dopo la laurea ha frequentato l'Università di Bordeaux, vero centro del sapere enologico; gli insegnamenti e i contatti con esperti di massimo livello lo hanno portato negli anni a 'ripensare” i vigneti (nel 1982, per la prima volta in Italia, viene introdotto ad Ama il sistema di coltivazione, detto a lira aperta), sperimentare varietà non tradizionali, Merlot, Chardonnay e Pinot nero, a valorizzare il concetto di cru (nascono così negli anni il Vigneto Bellavista, Vigneto La Casuccia e L'Apparita) e a introdurre la barrique in cantina. Tutto senza mai 'perdere di vista” il Chianti Classico, per produrre vini che fossero la quintessenza del luogo. Qualità, innovazione e continuità sono gli elementi che hanno guidato fino ad ora il lavoro di Pallanti affiancato dalla vivacità e dalla caparbietà della moglie, arrivata come un ciclone giovanissima al Castello di Ama e poi diventata a.d. dell'azienda. «L'intesa e il rispetto fra noi sono stati immediati – spiega Lorenza Sebasti – galeotta fu nel 1988 una vendemmia eccezionale. Marco è un uomo riservato, ma pieno di entusiasmo e da subito ha sperato in silenzio che io potessi prendere quel ruolo di interlocutore e guida dell'azienda, mi ha insegnato molto e ha rispettato la mia esuberanza». Un connubio felice arricchito dalla nascita di tre figli, Arturo, Norma e Gemma, e unito anche dalla passione per il bello e l'arte contemporanea.
Il Castello di Ama (Si) è entrato nel nuovo secolo diventando sede permanente di installazioni d'arte contemporanea, ispirate al luogo e al rapporto ideale tra l'arte, il vino e la vita. Fino ad oggi, sono state realizzate le installazioni di Michelangelo Pistoletto (L'albero di Ama - divisione e moltiplicazione dello specchio, 2000); Daniel Buren (Sulle vigne: punti di vista, 2001); Giulio Paolini (Paradigma, 2002); Kendell Geers (Revolution, 2003); Anish Kapoor (Aima=Sangue, 2004), Chen Zhen (La lumière intérieur du corps humain, 2005); Carlos Garaicoa (Yo no quiero ver màs a mis vecinos, 2006) e Nedko Solakov (amadoodles, 2007). Il 21 settembre prossimo verrà inaugurata la nona opera d'arte realizzata dalla spagnola Cristina Iglesias (Towards the ground).

