Dimissioni Biologiche, ovvero il Consorzio perde pezzi
Gualfo Magrini, uno più esperti osservatori e scrittori del Brunello, ha anticipato sul suo blog www.benvenutobrunello.com una tendenza che riteniamo particolarmente e che proponiamo riportando il suo contributo
"Il Consorzio del Brunello di Montalcino perde il primato costituito dall'esser stato fino ad oggi l'unico Consorzio Vitivinicolo Italiano a rappresentare la totalità dei produttori del territorio di riferimento. E' solo una delle ricadute negative che la questione del 'Brunellogate” ha provocato sull'istituzione, a seguito dell'esautorante reprimenda del ministro Zaia sulla materia dei controlli. Fa pensare il fatto che siano state
tre aziende biologico-biodinamiche a fuoriuscire, quelle di Francesco Leanza (Salicutti), quella di Jan e Caroline Hendrik (Pian dell'Orino) e quella di Stella Viola di Campalto (San Giuseppe). La vicenda parte da lontano, ed è stata portata alle estreme conseguenze proprio a causa delle disavventure capitate a Montalcino a seguito delle inchieste in corso: la punta di un iceberg, secondo i produttori dimissionari, di una situazione che ha radici lontane e che riguarda sostanzialmente la politica del Consorzio nei confronti delle sfide in atto.
Le tre aziende in questione non rappresentano cifre che possano determinare stravolgimenti economici all'interno della denominazione e si sa bene che il potere contrattuale dei viticoltori, ma direi degli agricoltori, biologici non è stato mai rilevante nelle dinamiche spartitorie delle associazioni di categoria o delle istituzioni, che da sempre hanno preferito far calare dall'alto le norme, gli aiuti o le strategie da applicare al settore. Un comportamento che non paga socialmente, attuato ignorando l'enorme importanza dell'aspetto umano, della freschezza e novità espresse da questa giovane categoria di produttori, dell'insostituibile patrimonio di idee e proposte che essi possono portare in funzione di un miglioramento sia del sistema sia dell'ambiente. Ma i bio sono troppo piccoli per pensare di poter essere ascoltati e dunque rispettati.
Si può intuire che alla base delle gravi dimissioni dei tre produttori biologici dalle dinamiche consortili del Brunello ci sia la constatazione che si sia mancato di rispetto per chi in questo lavoro ci crede, direi quasi più degli altri suoi 'colleghi”; per chi in questi anni ha valorizzato la denominazione attraverso la qualità riconosciuta dei suoi elaborati; per chi non si è tirato indietro, come tanti fanno, nel proporre soluzioni di rapporto intra-consortile più attente al valore rappresentato dai singoli produttori che alle quote decisionali. Insomma un pezzetto della parte che si presenta come la meno 'influenzata” della produzione enologica ilcinese, tanto che questa scelta non è stata (almeno fino a questo momento) condivisa dalle altre 7 rappresentanze aziendali della viticoltura bio di Montalcino. Francesco Leanza rifiuta l'etichetta 'biologico” alle sue dimissioni: 'trovo riduttivo esaltarne il collegamento con la caratteristica che ci accomuna - ci dice il produttore - ben altre e più pesanti sono le motivazioni del nostro gesto maturato dopo mesi di impegno concreto e propositivo all'interno del Consorzio”.
La portata di questo malumore reciproco, tra queste aziende e il Consorzio, si era resa evidente in occasione del Vinitaly, dove i tre produttori dimissionari, nel loro sub-stand all'interno dell'architettura espositiva consortile, avevano esposto un cartello che alludeva alla maggiore qualità dei loro vini, interpretato dagli altri produttori quale un'offesa grave all'omogeneità della qualità generale da rappresentare in quella sede. Insomma un 'marcare le differenze” giudicato eccessivo, perfino da altre aziende bio di Montalcino partecipanti alla manifestazione. Un gesto esasperato, sicuramente dalle motivazioni dovute alla cappa di tristezza che avvolgeva quei giorni, che comunque rappresenta il coraggio di un atto di forte richiamo verso chi, secondo essi, non fa un buon lavoro per tutelare la qualità del marchio collettivo. Allontanamento inevitabile dunque, che però è foriero di una certa inquietudine nella prospettiva di un miglioramento del sistema locale. Sotto l'aspetto dei controlli, oggi in Italia niente è più controllato di un'azienda bio; certo, si può sempre migliorare, ma si può migliorare tutto se si vuole. Se, come da universale voce, i controlli debbono essere finalmente messi a regime, una decina di aziende più controllate rispetto ad altre costituiscono una garanzia orientata a migliorare la qualità generale del territorio, requisito indispensabile per una produzione tipica di alto valore aggiunto. Se peggioriamo il territorio il valore diventa disvalore e questo lo sanno bene qui a Montalcino.
Inoltre la viticoltura bio di Montalcino offre agli altri produttori e visitatori e realizza in proprio i presupposti di una miglior valenza ambientale e salutistica, oltre che territoriale, cosa che arricchisce ulteriormente l'offerta complessiva. E non dimentichiamoci, last B.N.least, il valore umano, rappresentato da persone che dimostrano di avere a cuore non soltanto la soddisfazione edonistica del consumatore ma anche la sua salute. Da questi soggetti non si può altro che imparare, ma il proverbio cinese dice: non c'è miglior sordo di chi non vuol sentire. Approfondiremo il discorso nei prossimi articoli, se i gentili produttori bio di Montalcino, dimissionari o no, vorranno riferirci le loro impressioni sincere. Francesco Leanza mi diceva, a conclusione di una cordiale telefonata, che non è più tempo di polemiche e meno che mai di guerra civile; 'la sola cosa che può e potrà contare rimangono le testimonianze”. E allora testimoniate belli! Vi pagheremo la scorta quando dovete viaggiare sui vostri trattori".
Guelo Magrini

