Luca Gattavecchi si è autosospeso dalla carica di presidente del Consorzio del Vino Nobile. La decisione è stata assunta in accordo con la Giunta dell'associazione dei produttori ed è stata contestualmente comunicata al sindaco di Montepulciano. Assume temporaneamente la carica di presidente il vicario, Federico Carletti, titolare dell'azienda 'Poliziano”.
 «In tal modo – si fa sapere dal Consorzio – Luca Gattavecchi (nella foto accanto) potrà affrontare con maggiore autonomia, serenità e disponibilità di tempo l'indagine a cui è sottoposto. Inoltre, fin dall'avvio dell'inchiesta, Gattavecchi ha sottolineato la distinzione tra il suo ruolo di Presidente – dunque di rappresentante di tutti i produttori - e quello di imprenditore. Con l'autosospensione il rischio di sovrapposizione tra i due ruoli si annulla completamente».

Ci congratuliamo con Luca Gattavecchi per la decisione assunta, con decisione e responsabilità, che libera il suo ruolo come produttore e non vincola l'attività del Consorzio in riferimento all'inchiesta in corso.

 

Montepulciano e San Gimignano sotto la lente d'inchiesta
Sembra non esserci pace per le principali denominazioni toscane: questa volta a parlare sono i presidente dei due Consorzi toscani le cui denominazioni sono finite sotto la lente della guardia di finanza e della magistratura per presunte irregolarità. Da Montepulciano a parlare è Luca Gattavecchi, la cui azienda, insieme alla Cooperativa Vecchia Cantina, è indagata per ipotesi di frode, per la quale ha ricevuto un avviso di garanzia, ma non il sequestro del vino, effettuato invece per la cooperativa (120.000 hl, per i quali si ipotizza il taglio con vini provenienti da fuori Toscana). Da San Gimignano, invece, a parlare è Giovanni Panizzi, in merito a un altro filone d'inchiesta partito da un'azienda della zona, presso la quale sono stati sequestrati 80.000 hl di Vqprd che si sospetta essere stati invecchiati con trucioli (la pratica è consentita solo per i vini da tavola e Igt).
«L'avviso di garanzia – dice Gattavecchi - è un atto dovuto da parte della magistratura: le indagini sono in corso, mi sono messo a disposizione degli inquirenti per fornire tutti gli elementi utili alle ricerche ed all'accertamento della verità. Se è sorto un sospetto, è giusto che si faccia chiarezza: attendiamo con fiducia l'esito delle indagini. Non sono sorpreso, sappiamo che i vini toscani sono da mesi sotto la lente d'ingrandimento. L'indagine si svolge nell'interesse dei consumatori ma anche dei produttori a cui sta particolarmente a cuore che si accerti la genuinità del nostro vino e la rispondenza delle sue caratteristiche qualitative alle normative vigenti.
Per quanto riguarda il Consorzio – conclude -, invito tutti a tenere distinta la mia posizione di produttore da quella di presidente dell'associazione. Sull'indagine a cui è sottoposto il presidente della Vecchia Cantina non ho elementi di conoscenza diretta: mi limito ad esprimere fiducia nell'operato di quest'antica azienda, fortemente radicata sul territorio».
 Parla invece a nome del Consorzio di San Gimignano, Giovanni Panizzi. «Non voglio entrare nel merito delle varie vicende giudiziarie, per questo c'è la magistratura, ma per chiarire la posizione del Consorzio. A differenza degli altri importanti Consorzi toscani (Chianti, Brunello e Nobile), il Consorzio della denominazione di San Gimignano non ha ancora ricevuto dal ministero delle Politiche agricole l'incarico definito "erga omnes", la nomina cioè a organo competente per attuare il piano dei controlli a tutta la filiera produttiva dei vini Doc. Questo significa che come Consorzio non abbiamo ancora gli strumenti necessari per un controllo della produzione che vada dalla vigna alla cantina.
Da questa mancanza deriva il fatto che il Consorzio non ha vie ufficiali per venire a conoscenza di eventuali controlli da parte della magistratura: i soci non sono obbligati a comunicarli, la magistratura non chiede chiarimento sui controlli effettuati dal Consorzio, semplicemente perché non aveva l'autorità per effettuarli. Non è quindi per omertà che di fronte a vicende come queste ultime che hanno coinvolto un produttore di San Gimignano, non posso dire niente di ufficiale né a livello personale, né in qualità di presidente. Quello che certamente posso dire è - conclude Panizzi - che la presenza dei chips in una cantina non significa che ci sia necessariamente una irregolarità».

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