Cala il consumo di vino al ristorante: per Sommariva è colpa dell'etilometro
In calo il consumo di vino nei ristoranti. Prosegue inesorabile la tendenza al minor consumo della bevanda alcolica durante i pranzi e le cene nei locali italiani. Lo rivela un'indagine della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi della Confcommercio), dalla quale emerge che ben il 60,3% di riduzi
one dei consumi di vino nei ristoranti è dovuto al nuovo codice della strada; il 25% al salutismo, e solo il 14,2% alla minore capacità di spesa degli italiani. La paura dell'etilometro il test utilizzato dalle forze dell'ordine per determinare il valore dell'alcol contenuto nel sangue ha avuto dunque l'effetto di ridurre in parte i consumi di vino. Dalla stessa indagine si ricava che l'Italia brinda al vino italiano: finita quindi la moda dei vini stranieri e dei rosati. è questa la nuova tendenza del consumo di Vino nei pubblici esercizi italiani annunciata a Spoleto da Edi Sommariva - direttore generale Fipe, nella giornata conclusiva di "Vini nel mondo 2008", nel corso della tavola rotonda moderata da Fede & Tinto che e' stata anche l'occasione per presentare alla stampa l'indagine sul "vino al ristorante" a cura dello stesso Centro Studi Fipe.
L'indagine condotta su un campione rappresentativo di 350 ristoranti italiani, decreta anche che le aree vitivinicole a maggiori potenzialità di crescita nei ristoranti sono: la Sicilia , il Lazio, l'Abruzzo, l'Alto Adige e il Piemonte.
Per i vini esteri l'unica eccezione è rappresentata dal Collio Sloveno che mette a rischio il consumo di Collio Fiuliano.
«Ma attenzione al prezzo sulle carte dei vini, che arriva anche a sfiorare un rincaro del 300 per cento (comprensivo dei costi aggiuntivi di personale, gestione, stoccaggio, tasse ed accise) - dichiara Sommariva - che resta uno degli elementi frenanti allo stesso sviluppo della filiera vitivinicola; occorre abbandonare l'atteggiamento sensazionalistico quando si parla del costo del vino al ristorante o nella Gdo. Mi auguro - conclude Sommariva - che quanto prima si possa creare un vero e proprio tavolo di concertazione con le stesse associazioni dei consumatori e l'intera filiera per arrivare 'alla governabilità del settore e sviluppare sinergie costruttive con le istituzioni, a partire dai Sindaci delle città a maggiore vocazione turistica sempre più premiate dalla tipicità dei piatti richiesti dagli italiani e dai turisti stranieri.» La ricetta che 'Italia a Tavola” propone da sempre e che ci fa piacere condividere oggi col direttore generale della Fipe.

