L'Italia guida con 3mila ettari la classifica europea dei Paesi produttori di vino biologico. Seguono la Francia (19 mila ettari), la Spagna (16 mila ettari), la Germania (2.800 ettari) e l'Austria (2.500 ettari), per una superficie totale in Europa, appunto, di circa 80 mila ettari. Un primato anche per la provincia di Modena: 320 gli ettari di vitigni biologico, pari al 4 per cento degli 8 mila ettari totali, una percentuale superiore all'1,7% della California, tra i primi paesi al mondo per produzione vinicola.

 Ma a fronte delle dimensioni di un settore che - per livelli di produzione e di esportazione - è parte importante della bioagricoltura europea, la viticoltura biologica è ancora oggi priva di una regolamentazione comunitaria. I dati sono stati diffusi oggi in occasione della prima giornata del congresso mondiale di agricoltura biologica in corso fino al 20 giugno a Modena e dove, a proposito di vino biologico, si è discusso della mancanza di norme adeguate.

«Se oggi in Europa il vino di ribes si può etichettare come biologico - spiega l'agronoma Cristina Micheloni dell'Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica) - lo stesso non si può fare per il vino, anche se l'uva è bio e i metodi di coltivazione e di produzione sono improntati a criteri di sostenibilità ambientale. è una situazione paradossale, il settore c'è, è forte, ma non può giovarsi di un sistema di certificazione condiviso, indispensabile per crescere e non confondere i consumatori». Per far fronte alla mancanza di una regolamentazione comunitaria, i principali produttori europei di vino biologico sono impegnati dal 2006 nel progetto di ricerca Orwine. Cofinanziato dalla Ue e coordinato dall'Aiab, per il 2009 Orwine consentirà di definire, con solide basi scientifiche e attraverso la discussione tra produttori e consumatori, i contenuti del futuro regolamento europeo sulla vinificazione biologica.


Fonte Agi

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