Fra i vini certamenti più interessanti ed intriganti del Piemonte, con leggero sentore di ciliegia, prugna e pepe e con un naturale sfondo di dolcezza appenna accennata, il Ruchè, ancorchè solo alla soglia dei 20 anni di vita, ha davanti a sè interessanti prospettive di crescita. La genuinità e l'attaccamento al territorio dei produttori (una delle zone più interessanti del Monferrato), nonchè  piacevolezza ed immediatezza del prodotto base, fanno di questo vino - anche per la bassa produione attuale - un prodotto che non può certo avere di mercato: la domanda non può che essere superiore all'offerta.
 Nell'aumento dei volumi di produzione prevista i produttori devono solo evitare un errore: restare fedeli all'identità base del vino ed evitare pericolose fughe che potrebbero snaturare il valore natrale di questo prodotto per molti versi unico.
Già oggi ci sono dei segnali su cui si dovrebbe riflettere: ha senso spingere verso l'invecchiamento un vino naturalmente beverino e piacevole con bassa acidità? E ancora: nelle sperimentazioni finora fatte non è il caso di scegliere con decisione (compito del Consorzio) che tipo di affinamento effettuare ? Acciaio o barrique danno due risultati diversi e per 400mila bottiglie forse una strada di maggiore identificazione del prodotto non sarebbe male.... A costo di rinunciare a qualche aggiunta di indubbia eleganza, forse l'acciaio rende al meglio l'anima fragrante di questo vino vellutato.

Alberto Lupini