Il terroir resta la sua stella polare. Ogni cantina acquisita o fondata in 45 anni di attività è stata scelta in base all'eccellenza e questa regola nel medio periodo potrebbe verificarsi anche in Italia: obiettivo 10-12 ettari (probabilmente in Maremma) «per poter produrre uno dei cinque migliori vini italiani, altrimenti per noi non avrà senso essere qui».
Bernard MagrezQuesto l'impegno di Bernard Magrez (nella foto a destra), uno dei nomi più noti e importanti dell'enologia francese. Dopo aver incontrato stampa e critica enogastronomica nelle principali capitali mondiali - tra cui recentemente Tokyo, Mosca e New York - Magrez ha scelto Roma per presentarsi all'Italia, dove i suoi vini sono distribuiti dalla Wine & Spirit di Chiari (Bs), in occasione di una degustazione all'Hotel Cavalieri Hilton, riservata a un ristretto numero di giornalisti e degustatori.

Bernard Magrez produce oltre 50 vini in 36 Chateaux, 27 dei quali in Francia (nel Bordeaux e in Languedoc-Roussillon) e 9 in altri Paesi del mondo (Spagna, Portogallo, Marocco, California, Cile, Argentina, Uruguay e Giappone). «Sono nel mondo del vino ormai da 45 anni - racconta - ho iniziato negli anni Sessanta con i vini di media gamma, ma ho capito ben presto che il futuro sarebbe stato nei vini di alta qualità. Così a metà degli anni Ottanta ho acquisito lo Chateau Pape Clement, Grand Cru Classé, celebre per essere stato di proprietà di Papa Clemente V, primo Papa francese e unico ad aver avuto dei discendenti. Quindi ho acquisito altri Chateaux nel Bordeaux, tra cui altri due Grand Cru classé (Chateau La Tour Carnet e Chateau Fombrouge). Negli anni successivi mi sono rivolto alla Languedoc e in seguito fuori dalla Francia, in altri 7 Paesi. L'ultima acquisizione è di tre mesi fa, in Giappone, con una tenuta sulle pendici del Monte Fuji».

E ora il prossimo obiettivo, come detto, potrebbe essere il nostro Paese. Magrez ha confessato di apprezzare i vini italiani «hanno fatto grandi progressi negli ultimi anni e un produttore intelligente deve saper osservare e se possibile imparare. La nostra filosofia è quella di ricercare micro-terroir eccezionali, magari ancora poco conosciuti ed elevarli al rango di grandi vini. Negli ultimi mesi sono venuto quattro volte in Italia insieme a Michel Rolland e ci stiamo interessando in particolare alla Maremma».
Monsieur Magrez ha quindi spiegato la sua filosofia aziendale: «Abbiamo seguito una strategia diversa da tutti gli altri: nessuno possiede 36 aziende di piccole dimensioni in paesi diversi. Vi sono terroir molto interessanti in vari Paesi del mondo, noi cerchiamo di scoprirli e valorizzarli, rispettando le metodologie di lavoro di ciascun Paese, ma al tempo stesso tutti i miei vini portano la mia firma. Il mio desiderio è che in tutto il mondo gli amanti del vino possano dire: è un Bernard Magrez, non ci si può sbagliare».
 Anche in merito alle tecniche di produzione si hanno le idee ben chiare: «dove possibile le operazioni vengono svolte manualmente.
I grappoli sono raccolti in tempi diversi, in modo da raccogliere esclusivamente i frutti più maturi e più sani. I grappoli sono quindi suddivisi con cura e diraspati manualmente. Il vino, dopo la fermentazione, viene immesso per gravità all'interno di botti di rovere francese senza l'uso di pompe o tubi, per un trattamento il più possible gentile. Questa tecnica è applicata a tutte le nostre migliori cuvée - ci tiene a precisare Magrez -. Io metto la mia esperienza, la mia energia e il mio cuore in tutti I miei vigneti.
La maggior parte di essi hanno già una lunga tradizione, spesso di oltre un secolo. La mia filosofia mi rende in grado di offrire un'ampia gamma di prodotti la cui qualità è garantita dalla firma Bernard Magrez, che appare in una piccola etichetta appena al di sotto dell'etichetta principale. Questa firma riassume la mia esperienza e la mia passione. Gli amanti del buono possono contare su di essa per godere della scoperta di vini di grande qualità».
Il paragone che porta Magrez è quello dell'orchestra, tanti diversi strumenti che suonano partiture diverse, ma che insieme compongono una melodia. Di qui lo slogan scelto per sé: 'Bernard Magrez, compositore di vini rari”.
Un tema che ha rilanciato in occasione del raffinato pranzo svoltosi a 'La Pergola” in conclusione della degustazione con l'abbinamento gastronomico dei vini curato dallo chef Heinz Beck e dal sommelier Marco Reitano.

L'esclusiva kermesse romana ha previsto anche una interessante degustazione guidata dalla sommelier Daniela Scrobogna: si può parlare di un'esperienza per molti versi di grande interesse, in cui la parte del leone è stata svolta certamente dallo straordinario e forse insuperabile Pape Clément G.C. Classé de Graves Rouge 1986 (nella foto di apertura), uno dei più grandi vini del mondo, superato forse solo dallo stesso vino che a partire dalla vendemmia del 1987 è stato prodotto direttamente dall'azienda di proprietà dello stesso Magrez.
Accanto all'insuperabile vino sono stati altri sette i vini degustati. Di seguito l'elenco:
• Château Haut Mouleyre Blanc 2006
• Château Tour Blanche Cru Bourgeois 2004
• Le Cadran du Château Fombrauge G.C. St. Emilion 2005
• Château Le Grands Chênes 2003
• Château Fombrauge G.C. St. Emilion 2004
• Château La Tour Carnet G.C. Classé 1855 millesime 2004
• Château Pape Clément G.C. Classé de Graves Rouge 2004.

a.l.

La nostra selezione: ChÂteau La Tour Carnet di Magrez