Bolgheri in barrique per il vino di domani
Pubblichiamo questo servizio grazie alla collaborazione con www.oliovinopeperoncino.it.
I grappoli di Bolgheri e il legno delle barriques si fondono in questo preciso momento insieme a storia, passione e sperimentazione per diventare la massima espressione di un vino senza tempo. è da qui che inizia il nostro viaggio a Bolgheri, dalle barriques che abbiamo toccato con mano, dalle vigne nelle quali siamo stati accompagnati e da tutti i vini che abbiamo assaggiato, tutti quelli che entreranno in commercio nel corso del 2008, presentati proprio questo week-end dal Consorzio per la tutela dei vini di Bolgheri.
Una zona, questa, che risuona in tutta Italia per nomi come Tachis, Incisa, Antinori e Frescobaldi, per etichette come Sassicaia e Ornellaia. Un territorio che deve dimostrare ogni anno di essere all'altezza della sua fama. Annata vibrante quella del 2007, caratterizzata da un inverno piuttosto caldo, seguito tra fine maggio e inizio giugno da abbondanti piogge che hanno ristabilito il naturale equilibrio vegetativo delle viti. Inoltre, sempre pungenti e intuitivi gli accorgimenti che ogni anno si rinnovano nell'enologia bolgherese, infatti, di tutti i vini che abbiamo assaggiato difficilmente si trovavano analogie organolettiche. Soprattutto nei rossi con il classico taglio bordolese non abbiamo individuato una matrice nei sentori, ma un corredo aromatico ampio e variegato: fruttati che spaziano tra fragole,
ciliegie marasche, amarene, lamponi e more nere; mineralità pungenti e austere che si riconducevano a balsamicità di rara eleganza. Un oceano di note erbacee e vegetali, quelle degne dei grandi Cabernet e poi ancora tostature, speziature dolci, erbe aromatiche e sottobosco, che poggiano su un equilibrio e una persistenza già annunciata.
è proprio così che si viene immediatamente rapiti dalla zona e dai suoi profumi, non dalle leggende di Tachis e gli Incisa, ma dal concetto che una vera e propria tipicità bolgherese non esiste, esiste solo l'ideologia bolgherese. Questa viene determinata attraverso la sperimentazione di nuovi tagli e dei nuovi impianti, l'uso della barrique per domare il Cabernet e curiosi impianti di Teroldego, un Viogner potente e un Merlot ancora più potente. E per mezzo della scelta di non produrre Sangiovese in purezza, che fa sorgere domande scomode, e tutto ciò che compete i personaggi che abitano il territorio, le persone che quotidianamente permettono al vino 'nuovo” di formare un quadro, ancora indefinito, della tipicità bolgherese. Persone come Paolo Valdastri e David Cassini (Consorzio di tutela vini Bolgheri), di Susanna Drei (conduttrice enologica Podere Sapaio), di Michele Satta (produttore) e di Pierluigi Sgargiglia (produttore). Attraverso il loro incontro abbiamo compreso il concetto di 'sperimentazione” enologica sulla quale Bolgheri si è formata, ancora tutta da scoprire, ma racchiudibile in una barrique.
Potenza e diversità, queste le due caratteristiche su cui la degustazione ha catturato l'attenzione, 99 etichette fra bianchi, rosati interessantissimi e rossi del calibro di Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Gaudo al Tasso e Messorio. Una degustazione che ha sintetizzato molto bene il bisogno dell'uso della barrique in contrapposizione al costume locale di riuscire a percepire sempre una nota di legno di troppo. Bolgheri è quindi vivo grazie alla barrique che lo contiene, non a caso le prime in Italia arrivarono proprio qui e sono oggi il simbolo indelebile di un'enologia libera.
Raffaele Rendina
r.rendina@oliovinopeperoncino.it
I grappoli di Bolgheri e il legno delle barriques si fondono in questo preciso momento insieme a storia, passione e sperimentazione per diventare la massima espressione di un vino senza tempo. è da qui che inizia il nostro viaggio a Bolgheri, dalle barriques che abbiamo toccato con mano, dalle vigne nelle quali siamo stati accompagnati e da tutti i vini che abbiamo assaggiato, tutti quelli che entreranno in commercio nel corso del 2008, presentati proprio questo week-end dal Consorzio per la tutela dei vini di Bolgheri.Una zona, questa, che risuona in tutta Italia per nomi come Tachis, Incisa, Antinori e Frescobaldi, per etichette come Sassicaia e Ornellaia. Un territorio che deve dimostrare ogni anno di essere all'altezza della sua fama. Annata vibrante quella del 2007, caratterizzata da un inverno piuttosto caldo, seguito tra fine maggio e inizio giugno da abbondanti piogge che hanno ristabilito il naturale equilibrio vegetativo delle viti. Inoltre, sempre pungenti e intuitivi gli accorgimenti che ogni anno si rinnovano nell'enologia bolgherese, infatti, di tutti i vini che abbiamo assaggiato difficilmente si trovavano analogie organolettiche. Soprattutto nei rossi con il classico taglio bordolese non abbiamo individuato una matrice nei sentori, ma un corredo aromatico ampio e variegato: fruttati che spaziano tra fragole,
ciliegie marasche, amarene, lamponi e more nere; mineralità pungenti e austere che si riconducevano a balsamicità di rara eleganza. Un oceano di note erbacee e vegetali, quelle degne dei grandi Cabernet e poi ancora tostature, speziature dolci, erbe aromatiche e sottobosco, che poggiano su un equilibrio e una persistenza già annunciata.
è proprio così che si viene immediatamente rapiti dalla zona e dai suoi profumi, non dalle leggende di Tachis e gli Incisa, ma dal concetto che una vera e propria tipicità bolgherese non esiste, esiste solo l'ideologia bolgherese. Questa viene determinata attraverso la sperimentazione di nuovi tagli e dei nuovi impianti, l'uso della barrique per domare il Cabernet e curiosi impianti di Teroldego, un Viogner potente e un Merlot ancora più potente. E per mezzo della scelta di non produrre Sangiovese in purezza, che fa sorgere domande scomode, e tutto ciò che compete i personaggi che abitano il territorio, le persone che quotidianamente permettono al vino 'nuovo” di formare un quadro, ancora indefinito, della tipicità bolgherese. Persone come Paolo Valdastri e David Cassini (Consorzio di tutela vini Bolgheri), di Susanna Drei (conduttrice enologica Podere Sapaio), di Michele Satta (produttore) e di Pierluigi Sgargiglia (produttore). Attraverso il loro incontro abbiamo compreso il concetto di 'sperimentazione” enologica sulla quale Bolgheri si è formata, ancora tutta da scoprire, ma racchiudibile in una barrique.Potenza e diversità, queste le due caratteristiche su cui la degustazione ha catturato l'attenzione, 99 etichette fra bianchi, rosati interessantissimi e rossi del calibro di Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Gaudo al Tasso e Messorio. Una degustazione che ha sintetizzato molto bene il bisogno dell'uso della barrique in contrapposizione al costume locale di riuscire a percepire sempre una nota di legno di troppo. Bolgheri è quindi vivo grazie alla barrique che lo contiene, non a caso le prime in Italia arrivarono proprio qui e sono oggi il simbolo indelebile di un'enologia libera.
Raffaele Rendina
r.rendina@oliovinopeperoncino.it

