Verso una zona Doc più grande per il Prosecco che comprenda anche parte del Friuli? L'obiettivo è stato indicato dal ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia, intervenuto a sorpresa all'inaugurazione di 'Vino in Villa”, il Festival internazionale del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene (Tv). Per il futuro del Prosecco si delineano, quindi, nuovi orizzonti che non nascono dal nulla ma che stanno seguendo una naturale evoluzione di 'battaglie” intraprese sia dal ministro che da tutti i produttori della zona.
«Già nel mio ruolo di assessore all'Agricoltura della Regione Veneto mi ero impegnato a portare avanti la riserva del nome Prosecco ai soli vini Doc, ora che sono ministro i tempi per raggiungere questo risultato saranno ancor più veloci. E non va scartata l'ipotesi di fare una Doc che si estenda fino al paese di Prosecco, in Friuli Venezia Giulia. In questo modo potremo dimostrare che Prosecco è un toponimo e proibire la produzione in ogni area al di fuori di quelle  tradizionali, prima fra tutte la provincia di Treviso che, ricordiamo, rappresenta più del 95% della produzione. Il percorso, insomma, che hanno già fatto grandi vini come Barolo, Barbaresco, Soave».
In termini più allargati, ha ribadito il neoministro, «l'obiettivo del mio lavoro sarà valorizzare e proteggere i prodotti tipici italiani di qualità, ambasciatori della cultura del nostro Paese nel mondo. A fare conoscere l'Italia e la sua qualità non sono state infatti le istituzioni ma i produttori, che ogni giorno si spezzano la schiena sui campi e che girano il mondo stringendo la mano a migliaia di persone dicendo 'Nice to meet you”…magari parlando male l'inglese ma certo presentando con il cuore il i propri prodotti. Mio dovere sarà anche fare in modo non solo che i prodotti italiani abbiamo un'immagine di alta qualità ma anche di dare il chiaro messaggio che mangiare italiano non fa male alla salute. Controlli severi e corretta informazione sono la via per fare questo».

A 'Vino in Villa” la viticoltura e il paesaggio si incontrano
Un ottimo auspicio, quindi, per la kermesse che ha visto un susseguirsi fitto di appuntamenti tutti all'insegna di una 'buona stella” e finalizzati alla massima valorizzazione di questo importante e unico patrimonio dell'enologia italiana.
Tra questi, particolarmente importante è stato il Convegno 'Non chiamatelo Vecchio Mondo!” che ha affrontato il rapporto tra vino e paesaggio. La viticoltura aiuta a preservare il paesaggio e questo, se ben conservato, rende più buono il vino. è questa la chiave di volta degli interessanti interventi, anche internazionali, che hanno preso parte al convegno. Franco Adami, presidente del Consorzio tutela Prosecco Conegliano Valdobbiadene, dopo aver introdotto il tema dei lavori sul rapporto vino e territorio, è passato alla presentazione del moderatore del convegno, il direttore dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Angelo Costacurta. Dalle sue parole è emerso chiaramente come il paesaggio sia una vera e propria risorsa, in grado di differenziare e valorizzare il vino prodotto nei paesi europei e in questa zona in particolare, rispetto a quello proveniente dal Nuovo Mondo, dove innovazione tecnologica e orientamento al profitto guidano senza remore lo sviluppo del settore vitivinicolo.

Dunque, non solo vino ma anche territorio, paesaggio, ambiente, nel quale il vigneto gioca un ruolo fondamentale per la sua conservazione. E ben lo dimostra il fatto che l'Unesco abbia riconosciuto diverse zone vinicole come Patrimonio dell'Umanità, come nel caso dell'area dei Castelli della Loira in Francia. Stephanie Oules, Curatrice del Progetto di riconoscimento Unesco per la Borgogna, ha dimostrato come l'opera dell'uomo si sia combinata nella Valle della Loira con il paesaggio, senza deturparlo ma al contrario valorizzandolo. è l'evoluzione di un paesaggio vivente, dinamico, che richiede l'impegno di tutti gli attori presenti sul territorio attraverso una presa di coscienza e uno sviluppo economico, urbanistico e paesaggistico ragionato. Esistono, a tale scopo, impegni concreti per la difesa del territorio, dei paesaggi, delle vigne e del vino come la Charte Internationale de Fontevraud e la rete Vitour che riunisce le vigne iscritte nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'Unesco, lavorando sull'identità culturale e paesaggistica e sviluppando itinerari turistici.
 Un'altra significativa testimonianza di come la viticoltura abbia saputo preservare il paesaggio arriva dalla regione dell'Alto Douro, in Portogallo, patrimonio anch'essa dell'Unesco. Jorge Monteiro, presidente tecnico dell'Instituto dos Vinhos do Douro e Porto, ha descritto un territorio collinare, con pendii piuttosto scoscesi, caratterizzati da lunghi muretti che formano terrazzamenti sui quali corrono i filari dei vigneti. Abbandonata in passato soprattutto dai giovani per le difficili condizioni di vita, oggi la Valle del Douro vede un'inversione di tendenza, grazie proprio alla valorizzazione del territorio, alla salvaguardia dei paesaggi viticoli, ai suoi prodotti e al turismo.
L'attenzione, a questo punto, è stata indirizzata verso Conegliano e Valdobbiadene, sul legame tra uso del suolo e qualità del paesaggio. L'intervento di Amerigo Restucci, prorettore dell'Università Iuav di Venezia, ha sottolineato come qui sia stato valorizzato un prodotto, il Prosecco di Conegliano - Valdobbiadene, capace di salvaguardare nel corso del tempo questo territorio. Infatti, si può osservare, attraverso lo studio di numerosi dipinti, come le smagliature dovute all'intervento dell'uomo risultino ancora oggi minime, conservando quasi immutati i tratti caratteristici del paesaggio.
Ma può un bel paesaggio influire realmente sulla bontà di un vino? A questa domanda Diego Tomasi dell'Istituto sperimentale per la Viticoltura di Conegliano ha dato una risposta ben precisa, esponendo i risultati della ricerca sull'influenza del paesaggio sulle sensazioni gustative emerse dall'assaggio del vino. Osservando il gradimento dei vini degustati da un gruppo eterogeneo di consumatori, in rapporto al prezzo e alle fotografie dei vigneti di provenienza, è emerso come vini associati a paesaggi ben curati vengano maggiormente apprezzati, soprattutto dai giovani e in particolar modo dagli studenti. Dunque, il paesaggio risulta strategico nella valorizzazione del Prosecco di Conegliano - Valdobbiadene, attraverso una componente emotiva molto importante.
In quest'ottica, la Regione Veneto ha presentato un progetto legato a nuovi Piani Paesaggistici di Dettaglio che vedono in via sperimentale l'avvio nei territori di Conegliano, Valdobbiadene e nella laguna di Caorle. Un domani, potremo probabilmente trovare il paesaggio e i vigneti di Conegliano - Valdobbiadene annoverati tra i patrimoni dell'Unesco.
In occasione del convegno, anche il Consorzio per la Tutela del Formaggio Asiago ha sostenuto l'importanza paesaggistica e ambientale del territorio e la tutela della zona di produzione.
'Vino in Villa” si è dimostrata anche una splendida occasione per seguire seminari gastronomici, simposi culturali come quello sul tema 'Vino d'Oriente. Storie e viaggi del Vino tra il Levante, Venezia e l'Europa” in collaborazione con l'Università Ca' Foscari di Venezia e degustare, al banco d'assaggio, le numerose etichette di Prosecco di Conegliano - Valdobbiadene Doc, presentate nelle varie tipologie dagli oltre 80 produttori presenti.

Luca Rodolfi