A seconda di come si leggano, le statistiche statunitensi sull'import di vino nel primo trimestre 2008 possono dare diversi tipi di reazione: sono i dati riporatti da Focuswine a parlare, partendo dal dato generale, che dice che nel periodo in questione gli Stati Uniti hanno comprato meno vino, il 7% circa, a 1,9 milioni di ettolitri, però spendendo il 2% in più, poco meno di 1 miliardo di dollari.
Un segnale d'allarme?
Sì perché dal 2003 a oggi solo un altro anno, il 2004, aveva visto performance negative in volume (-2%) e una magra crescita a valore (solo +2,7%).
No, perché da quel momento in poi le crescite anno su anno, sempre nel trimestre, erano state considerevoli, con il boom del 2007 che aveva fatto addirittura +25% a volume e +19% a valore, dimostrando la capacità del mercato di reagire prontamente a un anno di magra.


Di sicuro, un campanellino d'allarme lo è per alcuni Paesi, l'Australia in primis, che accusa una perdita secca del 19,5% a volume (471.000 ettolitri) e del 13% a valore (178 milioni di dollari), ma anche per la Francia, che a fronte di una modesta crescita a valori (+3%), vede scendere il volume dell'11%.

L'Italia se la cavicchia, nel senso è stabile a volumi (un -0,6% a poco meno di mezzo milione di ettolitri), ma segna una crescita del 4,5% a valori, a 289 milioni di dollari. Dati che consentono al nostro Paese di essere leader di mercato sia a volumi, ma anche a valori, ma quest'ultimo podio, si sa, è destinato ad avere vita breve, visto che la Francia di solito rimonta negli ultimi mesi dell'anno con le spedizioni dello Champagne.
Va meglio, decisamente meglio, per Paesi come la Spagna e la Germania, che fanno +3% a volume ma addirittura +14% a valore. E va meglio anche per i Paesi favoriti dal rapporto di cambio, come il Cile, che fa +6% a volume e +13% a valore, e soprattutto il Sudafrica (il dollaro vale circa 7 rand), che con 452.000 ettolitri per 11,3 milioni di euro si porta a casa una performance stellare: +79% a volume e +15% a valore.
Inizio d'anno negativo per la Nuova Zelanda, ferma a –7 e –8%, mentre quella che era stata la sorpresa dell'ultimo anno, l'Argentina, tira il fiato, complici forse troppe scorte accumulate nei magazzini della distribuzione (a volume è -14%) e acquisti che incominciano a indirizzarsi verso prodotti di fascia più alta, con un incremento a valore del 24%.

fonte Unione italiana vini - Focuswine