Cina, un mercato che fa gola e dove il vino italiano piace sempre più
Con 1,3 miliardi di abitanti la Cina rappresenta un mercato con enormi potenzialità dove almeno 150 milioni di persone possiedono già un'elevata capacità di acquisto, con una propensione alla scelta di prodotti appartenenti alla fascia medio-alta, afferma Andrea Carpi (nella foto) titolare di A.C. Marketing & Trade (www.acmarketingtrade.com).
La Cina è un Paese poliedrico, una nazione che cambia con estrema rapidità e con una grande cultura che ha al suo interno profonde differenze di gusti e di tradizioni. Rappresenta un mercato con una grande sensibilità rispetto al gusto: i consumatori sono consapevoli e hanno una profonda conoscenza della numerose sfumature dei sapori.
Il Paese rappresenta l'ultima e più grande area potenziale per la vendita del vino: si conferma un mercato emergente, sempre più competitivo e sofisticato, che non risente di restrizioni di natura religiosa o sociale e da circa cinque anni il consumo di vino desta un grande interesse con un incremento non solo nelle importazioni ma anche nel consumo di vino locale (l'83% del mercato è occupato da vini locali, il restante 17% da vini importati).
Bejing e Shaghai sono le città in cui il mercato è più fiorente soprattutto per la presenza dei più importanti hotel e ristoranti.
Tra il 2001 e il 2006 le vendite di vino in Cina sono cresciute del 68% con previsioni di crescita del 40% da qui al 2011: in Cina il consumo pro capite è di 0,7 litri all'anno contro i 7 litri del resto del mondo.
Tra i problemi che si riscontrano nel mercato cinese la tendenza a bere il vino tutto d'un fiato, come si fa con il rice wine, tipica bevanda locale, che impedisce al consumatore di apprezzare e analizzare il vino e la lingua: il termine vino in Cina infatti è generico e con esso si identificano tutte le bevande alcoliche, fondamentale quindi è specificare che si tratta di 'grape wine” (vino prodotto dall'uva).
L'Italia si posiziona al terzo posto dopo Francia a Australia nelle importazioni di vini imbottigliati con 7,52 milioni di dollari mentre si posiziona al secondo posto dopo la Francia per le importazioni di spumanti con 0,53 milioni di dollari. Rispetto a Francia e Australia però il trend di crescita delle importazioni italiane è maggiore.
Nel corso dei primi 8 mesi del 2007 il vino italiano ha fatto registrare un incremento nelle esportazioni in Cina del 61% in valore, passando da 5,2 a quasi 8,5 milioni di euro, ai quali vanno ad aggiungersi 4 milioni di euro di vini esportati ad Hong Kong (+31%) che gode di un regime amministrativo speciale. L'incremento si è avuto in particolare per i vini di fascia alta.
Dopo moda e prodotti di lusso, il vino italiano è destinato a diventare un valido ambasciatore dell'Italian life style che la popolazione cinese tanto ammira.
I consumatori di vino sono principalmente uomini e donne tre i 30 e 45 anni che vivono nelle grandi città e vedono il vino come uno status symbol e possono essere suddivisi tra sofisticati (gli istruiti e ben pagati colletti bianchi) e i moderni (nuovi ricchi).
Le persone più anziane consumano vino soprattutto per le presunte doti salutistiche molto reclamizzate dal governo e dai magazine.
Nel corso degli ultimi anni bere vino è diventato una moda per la popolazione, soprattutto tra i più ricchi, che cercano di emulare lo stile di vita occidentale, indipendentemente dal fatto che il sapore del vino gli piaccia. Il vino viene visto come una bevanda di classe e appare con sempre maggior frequenza negli articoli dei giornali, nei magazine, nei film e su internet.
Il suo consumo inoltre viene incoraggiato dal governo per i presunti effetti benefici della bevanda, questo tipo di propaganda potrebbe però creare alcuni problemi: il vino potrebbe essere visto dalla popolazione come una sorta di 'medicina” e quindi dal sapore sgradevole.
I consumatori cinesi preferiscono di gran lunga il vino rosso che ricopre il 90% del consumo totale, non solo per le doti 'salutistiche” pubblicizzate dalle riviste ma anche perché il colore rosso che nel Paese è portatore di valori positivi, inoltre in Cina il vino non viene refrigerato rendendo poco piacevole il gusto dei bianchi. Il consumatore cinese predilige vini dalla spiccata fruttouosità e apprezza il gusto dolce, non cerca invece le note d'affinamento in legno. Il prezzo è uno dei fattori determinanti per il consumatore cinese: il costo del vino locale è di circa 3 dollari mentre quello importato varia tra i 12 e i 20 dollari e oltre: in media il consumatore cinese acquista vini che hanno un costo inferiore ai 15 euro a bottiglia.
La popolazione più giovane sperimenta prodotti diversi mentre gli anziani sono consumatori abitudinari che si fidelizzano rispetto a certi prodotti.
Il vino locale viene preferito nel caso dell'autoconsumo mentre il vino straniero viene acquistato in occasione particolari, quali cene d'affari e feste, e come regalo, mentre non è ancora diffuso il consumo quotidiano.
In Cina attualmente ci sono oltre 300 distributori e quasi 1000 importatori.
Da sottolineare che in Cina però sono ancora inadeguate le infrastrutture per la distribuzione: in particolare mancano ancora sistemi di trasporto del vino e magazzini che permettano di controllarne la temperatura, alcuni distributori hanno ovviato al problema offrendo tali servizi, con conseguente rincaro dei prezzi. Recentemente c'è stata un'importante riduzione delle tariffe e della tasse d'importazione. Le importazioni di vino sono stata favorite dalla riduzione delle tariffe passate dal 65% al 14% e dall'ingresso della Cina nel World Trade Organization. L'incidenza delle tariffe per le importazioni e le altre tasse sul prezzo è ancora del 50%.
Oltre alle barriere tariffarie i vini importati devono sottostare a barriere quali: restrizioni sulle importazioni, monetarie e sull'etichettatura oltre ai monopoli del governo.
Recentemente inoltre si fanno sempre più insistenti voci sulla volontà da parte del governo cinese di imporre aliquote sulle importazioni al fine di proteggere la produzione nazionale.
Per attrarre un numero sempre maggiore di consumatori è importante proporre i vini in abbinamento ai piatti locali, non più a quelli italiani, inoltre potrebbe rivelarsi utile registrare i vini con un nome asiatico, semplice da ricordare, grande importanza rivestono inoltre il packaging e l'etichetta.
Andrea Carpi

