Arriva al Vinitaly il vino ottenuto senza uva che la riforma europea di mercato del settore vitivinicolo ha recentemente autorizzato sotto la pressione dei nuovi paesi aderenti all'Unione Europea, che l'Italia non è riuscita a impedire. E' la Coldiretti a scoprire tra gli stand dei produttori stranieri vini ottenuti dalla fermentazione di frutti diversi dall'uva come lamponi e ribes messi in esposizione da una azienda ungherese.

 Una pratica enologica autorizzata dalla recente riforma europea del settore che - secondo la Coldiretti - altera la natura stesso del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall'uva. Il mancato rispetto di questo principio ha portato alla possibilità per i Paesi del Nord Europa di utilizzare lo zucchero, per sopperire alla scarsa vocazione territoriale, senza alcuna informazione per i consumatori.

Si tratta di una sconfitta per il settore vitivinicolo nazionale che - sottolinea la Coldiretti - danneggia i produttori e i consumatori e peraltro apre la strada a rischi di truffe e sofisticazioni come la cronaca recente ha dimostrato. Una situazione aggravata - continua la Coldiretti - dal via libera comunitario all'arrivo sul mercato di vini da tavola senza alcun legame territoriale che potranno riportare con grande evidenza in etichetta termini come Vernaccia, Prosecco, Aglianico, Sagrantino e Montepulciano, creando confusione con le prestigiose denominazioni di origine nazionali.

Un quadro preoccupante che rischia di vanificare i successi ottenuti sul mercato, spesso in solitudine, dalle migliori imprese italiane nel settore vitivinicolo che nel 2007 ha realizzato complessivamente una produzione nazionale di circa 43 milioni di ettolitri con la conquista del primato di prodotto alimentare Made in Italy piu' esportato.

Il vino Made in Italy - conclude la Coldiretti - ha raggiunto complessivamente un fatturato record di 9 miliardi di euro, 3,2 dei quali attraverso l'export, con quasi il 60 per cento della produzione destinata ai 469 vini nazionali Doc, Docg e Igt.

I ripetuti allarmi sulla sicurezza alimentare fanno intanto salire ad oltre un miliardo il valore degli acquisti fatti direttamente nelle oltre 21.400 aziende agricole italiane che hanno deciso di aprire le porte aziendali ai consumatori per offrire direttamente dalle cantine il proprio vino. E' quanto emerge da uno studio dell'Osservatorio Coldiretti sulle vendite dirette che evidenzia un fenomeno in rapida ascesa frutto che nasce dalla volontà di verificare personalmente qualità, genuinità, origine e tecnologie utilizzate per il vino che si porta in tavola.
Acquistare direttamente in cantina è -  precisa la Coldiretti - una opportunità per i consumatori che possono così risparmiare e garantirsi acquisti sicuri e di qualità, ma anche una occasione per le imprese agricole che possono vendere senza intermediazioni e far conoscere direttamente le caratteristiche e il lavoro necessario per realizzare una specialità territoriale unica ed inimitabile. Per favorire l'incontro tra domanda e offerta la Coldiretti ha messo on line sul sito www.campagnamica.it il primo motore di ricerca 'In viaggio per Fattorie e Cantine” dove è possibile individuare nel proprio comune, provincia o regione la piu' ampia gamma di aziende agricole che vendono direttamente selezionando le categorie di prodotto desiderate ed eventualmente anche le specialità garantite da marchio.
Il boom degli acquisti diretti nasce - sottolinea la Coldiretti - dalla necessità di superare dubbi e paure scaturite dai recenti scandali alimentari ma anche di garantirsi un prodotto genuino dopo che le recenti normative comunitarie ed europee hanno introdotto pratiche enologiche preoccupanti.
Lo scorso anno - ricorda la Coldiretti - l'Italia ha autorizzato l'arrivo sulle tavole del primo vino italiano invecchiato con la 'segatura” anziché con la maturazione in botti di legno. Mentre la riforma europea del settore, realizzata con il voto favorevole dell'Italia, oltre ad aver consentito ai Paesi del Nord Europa di utilizzare lo zucchero senza alcuna informazione per i consumatori è arrivata addirittura ad autorizzare il vino senza uva. Il fermentato di lamponi e ribes messo in esposizione da una azienda ungherese è stato tra le curiosità maggiori dell'ultima edizione del Vinitaly.
La sua commercializzazione è una sconfitta per il settore vitivinicolo nazionale che - sottolinea la Coldiretti - danneggia i produttori e i consumatori perchè altera la natura stesso del vino che storicamente e tradizionalmente è solo quello interamente ottenuto dall'uva e apre anche la strada a rischi di truffe e sofisticazioni come la cronaca recente ha dimostrato. Una situazione aggravata anche - conclude la Coldiretti - dal via libera comunitario all'arrivo sul mercato di vini da tavola senza alcun legame territoriale che potranno riportare con grande evidenza in etichetta termini come Vernaccia, Prosecco, Aglianico, Sagrantino e Montepulciano, creando confusione con le prestigiose denominazioni di origine nazionali.