I vini lombardi piacciono in Oriente
India a Singapore stupiti dalle bollicine
di Franciacorta. Malaysa e Corea del Sud attratti dal Pinot Nero
dell'Oltrepò. E ancora, Taiwan affascinato dai Bianchi della
Valcalepio e Cina incantata dai Rossi della Valtellina.
I buyer aisatici da due giorni fanno registrare il "tutto
esaurito" al "Palaexpo Lombardia" del Vinitaly, in occasione dei
workshop organizzati da Regione, Ascovilo e Unioncamere.
Incontri di altissimo livello professionale comprendenti, oltre
alle classiche degustazioni, abbinate a prodotti agroalimentari
regionali Dop e Igp, anche momenti di riflessione sulla
filosofia che caratterizza il modo di "far vino" in Lombardia.
"I nostri vini - ha detto Viviana Beccalossi, vicepresidente e
assessore regionale all'Agricoltura - continuano a raccogliere
consensi in ogni parte del mondo. Gli Sforzati della Valtellina
e le bollicine della Franciacorta e dell'Oltrepò pavese,
prodotti contraddistinti dal marchio di Denominazione d'origine
controllata e garantita, sono sempre più apprezzati da quelli
che vengono definiti i nuovi mercati. Ed ecco che proprio
dall'Asia, anche qui a Vinitaly, giunge la conferma di
un'attenzione particolare e gradita verso i vini di Lombardia".
Un impegno, quello dei produttori lombardi e più in generale
italiani, che secondo la vicepresidente Beccalossi continua ad
essere minato da un fenomeno, l'agropirateria, preoccupante.
"Purtroppo - ha ricordato la vicepresidente Beccalossi - è
un'attività sempre più fiorente che danneggia la nostra
economia. Un dato su tutti rende l'idea di quanto grande sia
grande il business che sta dietro all'imitazione dei vini
italiani: negli Stati Uniti è stato quantificato che il giro
d'affari prodotto dai vini 'contraffatti' supera i 500 milioni
di dollari all'anno".
"Pensare che i nostri prodotti agroalimentari ci vengano
illecitamente scippati è inaccettabile - ha proseguito Viviana
Beccalossi -. Posso garantire che l'impegno delle istituzioni
per evitare la nascita di Sforzati cileni, Franciacorta
californiani o Pinot Neri australiani è costante".
"Così come - ha concluso la vicepresidente Beccalossi - ci
opporremo con forza al fatto che esistano produzione di vini
italiani in territori lontani dall'Italia, realizzati con
tecniche estranee alle nostre pratiche, ma con nomi che
appartengono alla nostra cultura e alle nostre radici e da
sempre vincolati a regole rigidissime".
di Franciacorta. Malaysa e Corea del Sud attratti dal Pinot Nero
dell'Oltrepò. E ancora, Taiwan affascinato dai Bianchi della
Valcalepio e Cina incantata dai Rossi della Valtellina.
I buyer aisatici da due giorni fanno registrare il "tutto
esaurito" al "Palaexpo Lombardia" del Vinitaly, in occasione dei
workshop organizzati da Regione, Ascovilo e Unioncamere.
Incontri di altissimo livello professionale comprendenti, oltre
alle classiche degustazioni, abbinate a prodotti agroalimentari
regionali Dop e Igp, anche momenti di riflessione sulla
filosofia che caratterizza il modo di "far vino" in Lombardia.
"I nostri vini - ha detto Viviana Beccalossi, vicepresidente e
assessore regionale all'Agricoltura - continuano a raccogliere
consensi in ogni parte del mondo. Gli Sforzati della Valtellina
e le bollicine della Franciacorta e dell'Oltrepò pavese,
prodotti contraddistinti dal marchio di Denominazione d'origine
controllata e garantita, sono sempre più apprezzati da quelli
che vengono definiti i nuovi mercati. Ed ecco che proprio
dall'Asia, anche qui a Vinitaly, giunge la conferma di
un'attenzione particolare e gradita verso i vini di Lombardia".
Un impegno, quello dei produttori lombardi e più in generale
italiani, che secondo la vicepresidente Beccalossi continua ad
essere minato da un fenomeno, l'agropirateria, preoccupante.
"Purtroppo - ha ricordato la vicepresidente Beccalossi - è
un'attività sempre più fiorente che danneggia la nostra
economia. Un dato su tutti rende l'idea di quanto grande sia
grande il business che sta dietro all'imitazione dei vini
italiani: negli Stati Uniti è stato quantificato che il giro
d'affari prodotto dai vini 'contraffatti' supera i 500 milioni
di dollari all'anno".
"Pensare che i nostri prodotti agroalimentari ci vengano
illecitamente scippati è inaccettabile - ha proseguito Viviana
Beccalossi -. Posso garantire che l'impegno delle istituzioni
per evitare la nascita di Sforzati cileni, Franciacorta
californiani o Pinot Neri australiani è costante".
"Così come - ha concluso la vicepresidente Beccalossi - ci
opporremo con forza al fatto che esistano produzione di vini
italiani in territori lontani dall'Italia, realizzati con
tecniche estranee alle nostre pratiche, ma con nomi che
appartengono alla nostra cultura e alle nostre radici e da
sempre vincolati a regole rigidissime".

