Dopo gli allarmi dei giorni scorsi sul vino italiano, sabato è stata la giornata delle rassicurazioni, anche se con un contorno di dichiarazioni su possibili azioni legali a difesa dei nostri prodotti. Ad aprire le danze delle prese di posizione ha pensato da Verona il presidente di Veronafiere Luigi Castelletti, il quale ha puntualizzato: «non, non 'c'é alcun blocco per le produzioni di vino italiano in Giappone e Germania; né - ha sottolineato - una richiesta di ulteriori marchi di certificazione». Al contrario, ha aggiunto il presidente di Veronafiere, «a me risulta solo un 'attenzionamento' sulle produzioni enologiche italiane dopo l'annuncio sui casi di vino adulterato».

 Ma da Verona si è puntato ancora più in alto. Nell'ambito della massima kermesse internazionale sul vino, il presidente di Veronafiere ha annunciato di volere intraprendere azioni legali anche a tutela del marchio Vinitaly, «naturalmente in ogni sede e luogo». Quella che è stata pubblicata, ha spiegato riferendosi all'inchiesta giornalistica de L'Espresso che ha fatto esplodere il caso, «é un'indagine vecchia, con dati che ieri sia il Ministero della Salute che quello delle Politiche Agricole hanno definito 'privi di fondamento'». E allora più in generale, ha auspicato il responsabile di Vinitaly, «serve una sorta di 'rispetto bilaterale' tra chi promuove il settore agroalimentare, chi produce, chi fa i controlli e i giornalisti». Per questo, ha aggiunto, «nei prossimi giorni della manifestazione e in futuro torneremo a fare serena comunicazione per promuovere le eccellenze del Made in Italy e accompagnare, insieme al ministero delle Politiche agricole, Ice e Buonitalia, le imprese italiane sui mercati internazionali».
Nel frattempo da Berlino il governo tedesco ha fatto sapere di non avere alcun motivo «per mettere in dubbio» le informazioni inviate dalle autorità italiane a Bruxelles sul vino italiano. La portavoce del Ministero tedesco per l'agricoltura, gli alimenti e la protezione dei consumatori ha tenuto a sottolineare che, almeno per quanto riguarda la Germania, «non c'é alcun problema con il vino italiano. Avevamo chiesto alle autorità italiane solo informazioni sulla situazione riguardante il vino perché per noi ciò che succedeva in Italia non era chiaro». Ma ora, ha spiegato, «non abbiamo più alcun motivo per mettere in dubbio le informazioni ufficiale fornite», confermando che, «per quanto ci riguarda, adesso sappiamo che non c'é alcun problema con il vino italiano nel nostro Paese». Intanto lunedì e martedì prossimi è prevista a Bruxelles la riunione del Comitato di gestione per il vino, che, con tutta probabilità, esaminerà anche la vicenda del vino italiano. In ogni caso, viene puntualizzato, l'appuntamento è stato fissato da tempo, non legato quindi all'inchiesta in corso sul vino italiano, anche se probabilmente potrà essere utile alle Autorità dei 27 per acquisire tutte le informazioni disponibili, tra cui anche quelle tecniche, sulla vicenda italiana.

Decisamente chiaro, tornando al nostro Paese, il giudizio del ministro del Lavoro Cesare Damiano sulla vicenda: «generalizzare - ha affermato a Verona in visita al Vinitaly - sarebbe un grave errore. Se ci sono degli scandali vanno colpiti e i produttori che non fanno il loro dovere vanno perseguiti». Ma, ha puntualizzato, «non si può confondere una situazione con l'insieme di un settore: sarebbe un grave danno per il Paese». Decisamente all'offensiva le organizzazioni agricole. Tra queste Confagricoltura, che ha fatto sapere di avere convocato per martedì prossimo la propria giunta esecutiva per prendere in esame l'avvio di azioni legali. «I danni per uno dei settori portanti del Made in Italy - ha fatto sapere il presidente dell'organizzazione Federico Vecchioni - sono incalcolabili e le conseguenze si faranno sentire per molto tempo». Sulla stessa linea Coldiretti, che ricorda come il vino, con un fatturato di oltre 9 miliardi di euro, «offre opportunità di reddito e occupazione a decine di migliaia di lavoratori». Per questa ragione, osserva, bisogna battere «l'ombra di sospetto che si é generata», e «chiudere con decisione le porte a tutti i tentativi di frode e sofisticazione per difendere i primati conquistati dal vino italiano, senza cadere nella tentazione dell'allarmismo».