Tra sassi polverosi e terra arida, una distesa verde e un profumo, dolcissimo, di uva rossa. Sullo sfondo, massiccia e solenne, la Cordigliera delle Ande, con le sue vette spruzzate di bianco. Difficile rimanere indifferenti ad uno scenario del genere: molti - non a torto - alla vista dei vigneti della Valle de Uco, ricordano subito la maestosa Napa Valley della California.
A Vistaflores, nel marzo del 2006, è stata inagurata la cantina Flechas de Los Andes. I proprietari, Dassault e Rotschild, hanno affidato a due architetti francesi - Bruno Legrand e Francis Magis - la progettazione degli edifici, mentre all'arredamento e agli interni ha pensato il noto disegnatore Philippe Druillet.  Una bottiglieria semplice, essenziale ed estremamente elegante, 7.500 metri quadrati in stile coloniale: armonia perfetta con il paesaggio ruvido e spoglio, ma al tempo stesso luminoso e vigoroso. Qui si realizzano due vini di eccellente qualità: il Gran Malbec (messo in vendita a partire da 60 pesos argentini, pari a 13 euro) e il Gran Corte, risultato di una miscela di Malbec, Syrah e Cabernet Suavignon (130 pesos, 30 euro circa). L'ottanta per cento delle 42.000 bottiglie prodotte all'anno è destinato all'esportazione.
Passato e futuro che procedono di pari passo. Da una parte la filosofia dell'azienda è conservare le tradizioni, evitare l'industrializzazione massiccia e mantenere il più possibile intatta nel tempo l'elaborazione dell'uva. Dall'altra però, tra enologi, impiegati e tecnici, si punta su un gruppo di argentini giovanissimi: il più anziano - se così si può dire - non supera i 35 anni.
Tra i consulenti, per il gruppo Rotschild, figura poi anche un genovese Luigi Saidelli, capace intenditore di vini e amico del barone Edmond Rotschild, scomparso nel 1997.


VENDEMMIA ALLE PORTE. In Sud America i mesi della raccolta sono marzo e aprile. «La data di inizio sarà definita dalle curve di maturazione, dopo aver ultimato i campionamenti nei vigneti» - spiega Pablo Richardi, enologo della Flechas de Los Andes.
Luigi Saidelli, dal canto suo, assicura - «Comunque la vendemmia è imminente. Le uve sono sane, integre, compatte, la maturazione è perfetta. Il caldo non è particolarmente pesante e pure il clima ventilato sembra dalla nostra parte: la brezza che accarezza i vigneti manterrà più asciutti e sani i grappoli fino alla raccolta». Un appuntamento fisso. La vendemmia tradizionale, però, paga lo scotto di una manodopera sempre più cara e ricercata, anche in Argentina. Ma il vino, in fondo, resta un'opera d'arte: simbolo di un'agricoltura eroica che a dispetto della fatica, delle difficoltà, dei costi economici e umani, tiene viva l'espressione più sincera della terra. Una terra che va camminata, scoperta poco alla volta. Assaporata con diversi percorsi.

 

Elisa Teja