Nell'ambito della distillazione dei sottoprodotti, la proposta della Commissione europea non piace all'AssoDistil, che ha preso carta e penna e avanzato al ministero delle Politiche agricole e alla Commissione stessa le sue controproposte, pena il rischio concreto che la misura possa essere inattuabile. Come riporta FocusWine, il quotidiano on-line del mondo vinicolo, nella lettera il presidente di AssoDistil, Antonio Emaldi, punta il dito sulle criticità della proposta comunitaria, in primo luogo sull'aiuto da riconoscere al distillatore, fissato nella proposta di regolamento in 104,8 euro/ettanidro per l'alcol da vinacce e in 44,2 euro/ettanidro per quello da fecce. Un aiuto - scrive Emaldi - che non solo AssoDistil, ma anche le associazioni di distillatori dei sette Paesi comunitari che utilizzano le prestazioni viniche ritengono assolutamente inadeguato. Non abbiamo nulla da obiettare sulla quantificazione del sostegno attuale e del prezzo minimo poiché trattasi di valori espressi nei testi regolamentari. Tuttavia, il fatto di non riconoscere alcun valore economico ai sottoprodotti non va certo nella direzione auspicata dalla Commissione di rendere più competitivo il vino europeo».

Il valore dell'alcol
«Quanto al valore dell'alcol, pensiamo - prosegue Emaldi - che sia sovrastimato e che dovrebbe essere fissato intorno ai 30 euro. La Commissione ha fatto una media dei prezzi di vendita delle ultime aste comunitarie di alcol vitivinicolo per la bio-carburazione. Non è stato però tenuto in debito conto il fatto che attualmente quest'alcol subisce la sola operazione di anidrificazione in quanto poi finisce in blend diretti con la benzina, in Svezia. Il mercato del bio-etanolo in Europa va sempre più verso un utilizzo di quest'ultimo sottoforma di ETBE (etil-terziar-butil etere, ndr) e per far questo il bio-etanolo deve avere degli standard qualitativi più elevati rispetto a quando è impiegato in miscelazione diretta. Questo implica l'operazione di rettifica di tale alcol prima dell'avvio all'eterificazione. Tale processo può essere quantificato in 10 euro/ettanidro e dunque il prezzo ipotizzato dalla Commissione per la commercializzazione dell'alcol va rivisto al ribasso».

AlambicchiIl problema Brasile
C'è poi un problema 'brasiliano”. «Il driver del prezzo dell'alcol carburante in Europa - argomenta Emaldi - è il prezzo dell'alcol brasiliano che è estremamente basso (nonostante il dazio pieno di 19,2 euro/hl). Nel 2007 sono stati importati 11 milioni di ettolitri di alcol brasiliano destinato a usi fuel contro una produzione complessiva di alcol in Europa (per tutti gli usi) di circa 18 milioni di ettolitri. Ha un senso non permettere all'alcol vinico di svolgere un proprio ruolo di integrazione dell'offerta di alcol carburante europeo prodotto da colture specifiche, per lasciar spazio ad alcol brasiliano?».

Trasformazione e stoccaggio
«In relazione ai costi di trasformazione, il calcolo della Commissione, di natura puramente matematica, non tiene conto del fatto che in 15 anni, quando furono stabiliti gli attuali livelli di sostegno alla trasformazione, tutte le voci di costo industriale hanno subito pesanti e oggettivi incrementi. Inoltre, con la nuova Ocm, la Commissione non coprirà più i costi di stoccaggio. Ciò non vuol dire ipso facto che tali costi non ci saranno più. Il distillatore, una volta proprietario dell'alcol, farà di tutto per velocizzarne la commercializzazione, ma andranno considerati costi di stoccaggio, quantificabili intorno ai 5 euro/ettanidro».

Costi di trasporto
Riguardo ai costi di trasporto, il punto debole del ragionamento, ad avviso di AssoDistil, «è il fatto che non sono state ponderate le perdite di trasformazione dell'alcol rispetto al sottoprodotto che entra in distilleria. In altri termini, non c'è piena corrispondenza tra il contenuto minimo in alcol che i sottoprodotti devono avere, e hanno, all'entrata in distilleria e l'alcol contenuto nel prodotto trasformato. Ci sono delle inevitabili perdite che vanno contemplate se si quantifica l'aiuto sul prodotto finito e non su quello in entrata».

Scenari
Se rimanessero i livelli di aiuto proposti dalla Commissione si potrebbe profilare addirittura un blocco della misura, e questo non solo in Italia, ma in tutti i Paesi europei dove si sono fin qui praticate le prestazioni viniche, «con il risultato di ritrovarci nella nuova campagna vendemmiale a dover gestire, su scala continentale, oltre 3 milioni di tonnellate di 'rifiuti”, la chiusura di molte distillerie, l'appesantimento dei costi gestionali per i produttori di vino, la possibile riattivazione di pratiche fraudolente di rivinificazione e, in ultima analisi, la perdita di competitività per i vini italiani ed europei. Se è stato stabilito di mantenere, per ragioni ambientali e di qualità del vino, le distillazioni dei sottoprodotti la Commissione deve permettere l'attivazione di questa misura attraverso regolamenti equilibrati e realistici».

FocusWine, Corriere vinicolo