Belle, sempre più belle, lo ha testimoniato anche il Vinitaly con i suoi premi al packaging più elegante ed efficace, ma ancora spesso illeggibili, nel senso che vengono usati caratteri di stampa piccolissimi oppure  si trovano frasi inconcludenti di pura poesia e fantasia, che non dicono molto sulla tipologia di prodotto che si va a degustare. Sono le etichette sulle bottiglie, il biglietto da visita di un vino. Mi riferisco in particolare alla controetichetta, quella che dovrebbe dare le maggiori informazioni necessarie per conoscere e degustare il vino. Ci attacchiamo alla controetichetta perché nella maggior parte dei ristoranti manca la figura del sommelier o responsabile della cantina e spesso il ristoratore non ha tempo (o non sa, purtroppo) spiegare il prodotto. Sulle liste dei vini, poi, è davvero difficile trovare qualche informazione che vada oltre la tipologia, l'annata e il produttore, anzi, molto spesso manca anche qualcosa di basilare nella conoscenza del prodotto.
Per questo auspichiamo una attenzione particolare da parte di produttori e grafici. La bottiglia va sì vestita in modo elegante ed artistico, ma anche usando parole intelligenti e utili sulla controetichetta. Parole che siano anche tutte leggibili senza dover ricorrere a una lente di ingrandimento.
Al Vinitaly sono comparse anche le prime etichette con un particolare codice a barre bidimensionale che permette, tramite telefono cellulare di ultima generazione, di collegarsi a internet e conoscere la storia completa di quella bottiglia e della cantina da cui è uscita. Una tecnica che migliorerà la comunicazione ma che per ora ha da noi un impiego molto limitato. Per questo vorrei attaccarmi ancora alla vecchia rassicurante etichetta, ma che sia leggibile e chiara…

Roberto Vitali