C'è ancora qualcuno a cui non piace, perchè non si identificherebbe con il territorio. Il cambio di nome da "Terre di Franciacorta" a "Curtefranca" non è stato accolto positivamente da tutti, come sperava il Consorzio di tutela che a fine 2007 aveva avanzato e approvato il cambiamento con oltre il 91% di consensi.
 Il comitato che si è costituito per difendere la "vecchia" denominazione dei vini fermi (bianchi e rossi) prodotti nel comprensorio bresciano (quasi 3 milioni di bottiglie, a fronte dei circa 9 milioni di bollicine Docg) ha ora preso una posizione decisa a riguardo, supportata anche da iniziative di sensibilizzazione che sfoceranno nel ricorso al Tar contro il proveddimento che, terminato il periodo di osservazione, dovrebbe rendere operativo il cambiamento.
«Non siamo assolutamente d'accordo - ha sottilineato Giuliano Terzi, presidente del comitato difesa denominazione Terre di Franciacorta doc. Il termine Curtefranca non si identifica con il territorio, non è giusto conservare la denominazione solo per far riconoscere le bollicine». Ma il Consorzio di tutela del Franciacorta, che ha promosso il cambiamento difende l'iniziativa: «C'è poco da aggiungere - ha fatto presente il direttore Adriano Baffelli - vale quanto emerso lo scorso dicembre, quando il 91% degli interessati si è espresso a favore del cambaimento».