La birra piace sempre più...e rosicchia posizioni al vino
Soprattutto in Gdo la birra sta rosicchiando posizioni al vino, forte dei suoi 200 marchi disponibili e dei 30,3 litri che se ne bevono in media pro capite, secondo fonti Assobirra. Di birra, ormai si sa, non ce n'è una sola, ci sono svariati tipi indicati per accompgnare specifici piatti. A livello normativo la birra si divide in analcolica (alcol non superiore all'1,2%), leggera o light (fino A 3,5%), birra (superiore a 3,5%), birra speciale e doppio malto con gradazioni superiori. Curiosamente, una recente sentenza della Corte di giustizia europea (C-381/05) ha ammesso anche la birra "brut" e "brut reserve" se fabbricata con un metodo che si ispira a quello di elaborazione dello champagne.
Secondo tradizione, la birra dovrebbe essere fatto soltanto con malto d'orzo ma la legge italiana ha ammesso anche frumento, riso e altri cereali; dapprima fino a un massimo del 25% e poi fino al 40%. Così facendo la birra assume un sapore più "secco". Un decreto ministeriale del 1006 (n. 325) ha ammesso poi anche l'uso di lattobacilli, i microbi "buoni", che vanno però mischiati a orzo, grano e cereali poi messi a macerare in acqua fino a ottenere un mosto molle e ricco di zuccheri. Il risultato è il sapore amarognolo che corrisponderebbe all'aggiunta di luppolo, ma raggiunta con tempi più lunghi. Pare quindi che l'impiego di questi elementi eserciti "azione favorevole sull'aspetto, sul gusto e sulla stabilità della birra", anche se nell'elenco dell'etichetta non figurano tra gli ingredienti perchè sono considerati semplici "coadiuvanti tecnologici". Questione di chiarezza e di gusti, in linea con il "caos" delle etichette che riguarda parecchi prodotti sul mercato.
Secondo tradizione, la birra dovrebbe essere fatto soltanto con malto d'orzo ma la legge italiana ha ammesso anche frumento, riso e altri cereali; dapprima fino a un massimo del 25% e poi fino al 40%. Così facendo la birra assume un sapore più "secco". Un decreto ministeriale del 1006 (n. 325) ha ammesso poi anche l'uso di lattobacilli, i microbi "buoni", che vanno però mischiati a orzo, grano e cereali poi messi a macerare in acqua fino a ottenere un mosto molle e ricco di zuccheri. Il risultato è il sapore amarognolo che corrisponderebbe all'aggiunta di luppolo, ma raggiunta con tempi più lunghi. Pare quindi che l'impiego di questi elementi eserciti "azione favorevole sull'aspetto, sul gusto e sulla stabilità della birra", anche se nell'elenco dell'etichetta non figurano tra gli ingredienti perchè sono considerati semplici "coadiuvanti tecnologici". Questione di chiarezza e di gusti, in linea con il "caos" delle etichette che riguarda parecchi prodotti sul mercato.

