L'opinione di Alessandro Francoli
Abbiamo chiesto un parere a chi di questo mestiere ha fatto una passione e una 'causa”, Alessandro Francoli (nella foto), presidente di Distillerie Francoli di Gemme (No) e consigliere dell'Istituto Nazionale Grappa. «Posso affermare di aver vissuto in prima persona molte delle fasi che hanno portato alla stesura del nuovo regolamento Ue.
La grappa ha finalmente ottenuto un riconoscimento inequivocabile all'interno dell'Ue: prodotto esclusivamente italiano, distillato in Italia da materia prima italiana. Questo purtroppo non è ancora sufficiente per proteggere la grappa all'esterno dell'Ue. Prova ne sia che molte 'grappe” sono prodotte in Paesi che vanno da Israele al Sud Africa, dalla California al Cile, all'Australia». Ma chi vigila al riguardo? «Per ottenere una protezione 'bilaterale” del termine 'Grappa” - prosegue Francoli - sarebbe necessario inserire tale prodotto nell'elenco di quelli riconosciuti dagli accordi Wto. A tal fine sarebbe utile far passare un concetto allargato di regionalità della grappa, dove la grande regione di produzione sia l'Italia intera e non solo alcune regioni. In questo senso ben vengano le Grappe di Sicilia, Marsala. In senso più tecnico la Grappa di Marsala presenta le stesse ovvietà e difficoltà della Grappa di Barolo.
Grappe 'ovvie” perchè il regolamento nazionale (DPR 297/97) stabilisce che è possibile dare a una grappa il nome di un vino Doc o Docg. Grappe 'difficili” in quanto Barolo e Marsala sono anche luoghi geografici e non solo nomi di vini Doc o Docg. E quando si fa riferimento all'origine geografica il regolamento 297 stabilisce che la grappa sia distillata dalle vinacce del vino citato e anche nell'area geografica interessata. Peccato che a Barolo non vi siano distillerie, non esiste dunque la Grappa di Barolo? In compenso a Marsala una distilleria c'è. Una sola».
La grappa ha finalmente ottenuto un riconoscimento inequivocabile all'interno dell'Ue: prodotto esclusivamente italiano, distillato in Italia da materia prima italiana. Questo purtroppo non è ancora sufficiente per proteggere la grappa all'esterno dell'Ue. Prova ne sia che molte 'grappe” sono prodotte in Paesi che vanno da Israele al Sud Africa, dalla California al Cile, all'Australia». Ma chi vigila al riguardo? «Per ottenere una protezione 'bilaterale” del termine 'Grappa” - prosegue Francoli - sarebbe necessario inserire tale prodotto nell'elenco di quelli riconosciuti dagli accordi Wto. A tal fine sarebbe utile far passare un concetto allargato di regionalità della grappa, dove la grande regione di produzione sia l'Italia intera e non solo alcune regioni. In questo senso ben vengano le Grappe di Sicilia, Marsala. In senso più tecnico la Grappa di Marsala presenta le stesse ovvietà e difficoltà della Grappa di Barolo.Grappe 'ovvie” perchè il regolamento nazionale (DPR 297/97) stabilisce che è possibile dare a una grappa il nome di un vino Doc o Docg. Grappe 'difficili” in quanto Barolo e Marsala sono anche luoghi geografici e non solo nomi di vini Doc o Docg. E quando si fa riferimento all'origine geografica il regolamento 297 stabilisce che la grappa sia distillata dalle vinacce del vino citato e anche nell'area geografica interessata. Peccato che a Barolo non vi siano distillerie, non esiste dunque la Grappa di Barolo? In compenso a Marsala una distilleria c'è. Una sola».

