Lo Champagne supera quota 10 milioni di bottiglie vendute nel 2007 in Italia (+10,9%) e intanto crescono anche le quote delle bollicine spagnole del Cava.
Il mondo delle bollicine italiane continua a restare confuso e frazionato. I 'nobili” Metodo Classico non riescono a fare sistema, mentre altri comparti hanno sprecato molte risorse (è il caso dell'Asti spumante) investendo in improbabili campagne di immagine che non hanno cambiato di un grado la percezione del prodotto. E intanto dalla Francia giungono nuovi campanelli d'allarme. Quasi a conferma che possiamo battere la  Francia sui volumi, ma non sugli articoli di alta gamma, è giunta in questi giorni la conferma che la domanda mondiale di Champagne è cresciuta senza sosta nel corso del 2007. Con 150,9 milioni di bottiglie spedite in oltre 190 paesi, le esportazioni, che rappresentavano all'inizio degli anni ‘80 un terzo delle spedizioni totali, raggiungono oggi il 45%, con una triplicazione dei volumi. E in questo contesto l'Italia (ma non siamo in crisi ?) scala la classifica dei Paesi importatori collocandosi al 4° posto dopo Regno Unito, Stati Uniti e Germania. Con 10.338.199 bottiglie stappate l'anno scorso abbiamo segnato una crescita di ben il 10,9% rispetto al 2006…Un record storico.
Come se non bastasse, sempre dal mondo del vino europeo viene la notizia che l'enologia spagnola ha aumentato l'anno scorso del 6,6% il volume delle esportazioni (15,3 milioni di ettolitri) e del 12,4% il valore, a fronte di un costo medio di 1,2 euro al litro. Un salto importante che ha trascinato anche il Cava (lo champagne/spumante spagnolo) terzo sia per quota volumi sia in valori, con rispettivamente il 19% e il 7,6%. Una nota particolare merita proprio il Cava, che segna una crescita a valore del 28%, a 356 milioni di euro, spiegata dalla Fev (la federazione spagnola di produttori di vino) con la grande richiesta di questo particolare tipo di vino proprio in Italia, che nel 2007 avrebbe fatto acquisti per oltre 55 milioni di euro. Un dato però assai discutibile sia per l'eccessivo valore che per i quantitativi dichiarati (247.000 ettolitri) che darebbero una crescita accumulata tra settembre e dicembre del 1.781%.
Tutta questa corsa all'acquisto di Cava non si sa chi l'abbia però avvertita, tanto che , come già sottolineato a novembre, la Fev attribuisce questo dato a un evidente errore statistico delle Dogane, che tra l'altro farebbe 'sballare” il dato totale dell'import italiano di vini spagnoli, cresciuto in valore del 216%, mentre in volumi la crescita ritorna a un più normale +10,5%.
Al di là dei numeri è comunque indiscutibile che se sia Champagne che Cava aumentano le vendite in Italia (dove esistono bollicine almeno paragonabili per qualità) ci deve essere un problema di immagine e di sistema. Forse il presidio del mercato affidato a 'costose” operazioni di belletto e di distinguo fra zone (Franciacorta, Trento e Oltrepo, solo per citare i maggiori'), nonché le troppe degustazioni con pochi acquirenti non sono lo strumento ideale per vendere in Italia. Comunicazioni più mirate magari potrebbero essere più efficaci…

Alberto Lupini

Chi consuma più Champagne nel mondo

Se gli inglesi sono più che mai i migliori clienti (38 957 205 bottiglie), si posizionano tra i primi dieci mercati gli Stati Uniti (21 722 220 bottiglie), la Germania (12 914 406 bottiglie) e gli altri paesi dell'Europa Occidentale (Italia, Belgio, Svizzera, Spagna e Paesi Bassi) oltre a Giappone (9 170 371 bottiglie) e Australia (3 308 978 bottiglie).
L'Unione Europea (esclusa la Francia) assorbe da sola il 61% delle esportazioni con 91,4 milioni di bottiglie con un aumento del 9% rispetto al 2006. Anche se i volumi restano estremamente bassi, bisogna notare che gli aumenti più importanti nel 2007 riguardano i paesi entrati di recente nell'Unione Europea come la Romania (+ 129%). Dopo la loro integrazione, Cipro, la Polonia e la Bulgaria hanno raddoppiato il loro consumo, mentre sono triplicati quelli di Estonia, Ungheria, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovenia. La Lituania è cresciuta di sette volte e la Slovacchia di undici. La Russia continua la sua volata con 1 033 477 bottiglie, con una crescita del 41%.
La penetrazione cresce verso Oriente. Il continente asiatico, 2% delle esportazioni trent'anni fa, pesa oggi per il 9%. Il Giappone è ovviamente il fiore all'occhiello dell'Asia anche se il mercato è relativamente giovane rispetto a Singapore (1 127 499 bottiglie) e Hong Kong (910 928 bottiglie) che sono da tempo tra i primi venti paesi che amano lo Champagne. Il mercato cinese, ancora modesto con 656 208 bottiglie, batte tutti i record di crescita e si è moltiplicato per nove in cinque anni. Più o meno allo stesso livello di consumo (200/300.000 bottiglie), l'India, la Thailandia, la Corea del Sud e Taiwan continuano il loro sviluppo anche se meno rapidamente rispetto agli anni precedenti.
Infine è da segnalare il dato sorprendente degli Emirati Arabi Uniti, uno stato tradizionalmente non consumatore di alcool ma con un forte sviluppo dell'hôtellerie di lusso, cresciuto del 18% con 983 690 bottiglie.