Un fiammifero che si accende, la vecchia distilleria rimasta fredda e vuota per mesi che ritrova il calore del fuoco, dell'alcol e degli amici. Ci sono gesti semplici e rapidi che valgono mille parole. Quello compiuto ieri pomeriggio a Neive dagli «ignari» Mauro e Fabrizio è uno di questi, perché dà continuità alla distilleria di Romano Levi, il Grappaiolo angelico, dopo la sua scomparsa nel maggio scorso.

Romano LeviI vecchi collaboratori hanno riavviato l'alambicco a fuoco diretto sotto lo sguardo del medico Piergianni Benso, diventato amministratore unico dell'attività ora trasformata in srl, e della commercialista Elena Cabutti, nominata dal tribunale come tutrice di Lidia, la sorella ed erede universale di Romano. Ma soprattutto, di tanti amici e conoscenti che con un benaugurate passaparola hanno affollato il cortile della vecchia cascina lungo lo stradone che fino a pochi mesi fa era meta di pellegrinaggi continui da parte di chi tentava di accaparrarsi una bottiglia con le celebri etichette di Romano.

Anche gli «ignari», ieri, per l'occasione hanno realizzato un'etichetta. C'è un abbozzo colorato dell'alambicco e una sola parola: «Speriamo». Sono fieri di questa accensione, ma anche incerti sul futuro. D'altra parte, nonostante i vari tentativi di speculazione sorti nei mesi scorsi siano stati bloccati, non tutte le nubi riguardo all'eredità artistica di Romano Levi sono svanite. E soprattutto sembra allontanarsi la possibilità di creare rapidamente una fondazione in grado di valorizzare la sua straordinaria esperienza di grappaiolo, pittore e poeta.

La tutrice Elena Cabutti, giustamente, rivendica come primo fine la conservazione del patrimonio e la continuità della distilleria. Ma resta tiepida di fronte alla proposta di creare una fondazione o di trasformare parte della casa in museo. Il sindaco di Neive, Luigi Ferro, altrettanto giustamente dichiara di voler rendere «il dovuto contributo di riconoscenza a uno dei suoi più illustri concittadini» e annuncia la nascita della «casa della donna selvatica» in un'altra cascina, con le opere del pittore neivese Giorgio Cardino.
La speranza è che si arrivi presto a un dialogo costruttivo. Ci sono questioni burocratiche e giudiziarie che non possono essere sottovalutate, interessi che devono essere tutelati. Ma l'eredità di Romano Levi va ben oltre a ciò che è quantificabile. è un patrimonio ormai comune che però rischia di evaporare, come l'alcol delle sue grappe. Si ringrazia il collega Sergio Miravalle de "La Stampa" per averci fornito la notizia.


Ps: peccato che a questo evento non c'era nessun rappresentante valtellinese o valchiavennasco

Attilio Scotti