Storia di un venditore di vino, Colombo: la concorrenza mi dà ancor più adrenalina

Come è cambiata e adeguata al mercato la professione di un venditore di vino, oggi, rispetto a 40 anni fa?
Risponde Giancarlo Colombo, 68 anni (nella foto mentre riceve il premio alla carriera da Giorgio Lombardi, organizzatore da 25 anni delle giornate di Chianciano dedicate alla ristorazione e all'ospitalità), titolare con la figlia Karmen della Erreci sas con sede a Correzzana (Mi), una decina di collaboratori-venditori in giro tutto il giorno a Milano e provincia a vendere al settore Horeca vini e liquori di importanti aziende nazionali ed estere.
«Quarant'anni fa si vendeva vino sfuso e bottiglioni. Era molto difficile vendere i vini fini - illustra Colombo. Il mio primo impegno fu di andare in Puglia, in giro per cantine sociali, a comprare Manduria e vino di Trani per gli imbottigliatori della Brianza che mi avevano dato il mandato. Subito dopo ho cominciato a fare il rappresentante, prima per Grandi Marche Associate (il Gruppo Cynar e Sarti), poi per tutti gli altri, da Molinari a La Versa, dalla Cantina storica Montù Beccaria a Fontanafredda, dai prodotti D&C alla cantina di Mezzacorona, alla Bortolo Nardini, al Gruppo Campari con Sella & Mosca e Zedda Piras e tanti altri. Oggi gli imbottigliatori sono fin troppi e la concorrenza è tanta anche tra i venditori, ma questo - come dico sempre ai miei collaboratori - deve dare ancora più entusiasmo e adrenalina. Bisogna credere in quello che si fa, perché vendere vino è una vocazione».
Che altri consigli può dare ai giovani venditori?
«Nei momenti difficili come questi bisogna lavorare di più, non contare le ore. Se il nostro concorrente incomincia a lavorare alle sette, noi dobbiamo cominciare alle sei. Bisogna poi usare un metodo diverso per ogni tipo di locale, capire prima quello di cui il ristoratore o il barista ha bisogno, capire la loro psicologia. Non parlare mai di politica, non accettare ordini per telefono: meglio andare di persona il giorno dopo, certamente si venderà di più, perché è il cliente che ci ha cercato. Bisogna spiegare al ristoratore che il vino che proponiamo è il migliore per lui, solo così avremo i riordini, perché il cliente è convinto».
Come giudica il mondo enologico italiano attuale?
«I viticoltori italiani non sono uniti, si pugnalano a vicenda e questo ci punisce nel confronto, ad esempio, con i francesi. Prima di fare un vino bisogna sapere a chi lo si vuole vendere, inutile fare un buon vino che non avrà mercato. Inoltre, occorrono maggiori controlli alla produzione, affinché i disciplinari vengano sempre rispettati».
Cosa pensa dei vini barricati?
«La loro stagione è finita, almeno in Italia. Il forte sentore di vaniglia e di tostatura sovrasta, mentre per un felice matrimonio del gusto, cibo e vino devono armonizzarsi tra loro».
Oggi le serate a tema nei ristoranti sono all'ordine del giorno, ma lei ha inventato questa forma di promozione già negli anni Settanta. Vero?
«Dal 1971 al 2004 ho fatto l'addetto alle relazioni esterne per Cantina La Versa. Ero sempre in giro e, insieme al giornalista Franco Tommaso Marchi, ho inventato le serate a tema nei vari ristoranti, abbinando ai piatti dello chef i vini e le grappe di La Versa. Con il metodo Classico Testarossa abbiamo avuto tante belle soddisfazioni e il Brut La Versa è stato per anni il numero 1 in Italia. Un'altra azienda per la quale mi sono impegnato moltissimo è la Molinari: sono amico personale di Antonio Molinari e con l'azienda c'è sempre stata una collaborazione intensa».
Un sogno ancora nel cassetto?
«Realizzare un mio marchio come imbottigliatore, una selezione di vini fatta da me alla luce di oltre 40 anni di esperienza nel settore».
R.V.

