Per festeggiare i suoi 30 anni Il Calepino ripropone il Non Dosato del '78

Era una giornata senza sole e umidiccia, il 25 ottobre 1984. La festa si svolse comunque in modo gioioso e molto partecipato. Eravamo in tanti all'inaugurazione della nuova Cantina Il Calepino, a Castelli Calepio (Bg), sulla sponda bergamasca dell'Oglio. C'era da rendere omaggio al coraggio e alla lungimiranza imprenditoriale di Angelo Plebani, esponente della famiglia che dal 1951 gestiva a Sarnico il ristorante Al Tram, la cui passione per la terra e l'enologia lo
aveva portato nel 1972 a rilevare 13 ettari di vigneti in posizione fortunata lungo le balze che scendono al fiume Oglio. Con Merlot e Cabernet, vitigni tradizionali della zona, vennero piantate barbatelle di Pinot e Chardonnay, le cui uve diedero vita, nel 1978, alla prima produzione di spumante metodo Classico (allora si poteva chiamare 'champenois”) mai effettuata prima in Valcalepio, provincia di Bergamo.
Sono passati 30 anni da quella prima spumantizzazione (in contemporanea e in collaborazione con le vicine aziende franciacortine) e Il Calepino si conferma oggi una delle firme più interessanti della spumantistica italiana. Onore, quindi, ad Angelo Plebani, uomo mite e onesto, che puntò su questa produzione con un'intuizione coraggiosa. Onore alla sua famiglia, la moglie Mariella, i figli Franco e Marco, che ne continuarono egregiamente l'opera, dopo che una tragica fatalità causò la morte di Angelo, nemmeno un anno dopo l'inaugurazione della nuova cantina.
1978-2008: c'è un trentennale di produzione da festeggiare e i fratelli Plebani lo hanno fatto con un ritorno alle origini. Il primo spumante prodotto dal loro padre nel 1978 era un 'Non Dosato”; trent'anni dopo si lancia sul mercato il 'Non Dosato”, che va a sostituire la denominazione 'Extra Brut” e si affianca agli altri splendidi colleghi, il Brut, il Rosé e il prestigioso Riserva di Fra Ambrogio (permanenza sui lieviti per ben 60 mesi). In totale la produzione spumantistica dell'azienda si attesta sulle 80mila bottiglie, cui si aggiungono i vini fermi Valcalepio Doc, bianco e rosso, che pure hanno raggiunto un loro equilibrio che dà sicurezza al consumatore, mentre la massima espressione dell'azienda nei vini fermi è sicuramente il 'Kalòs”, un Cabernet Sauvignon in purezza, superpremiato dalle guide e vicinissimo all'eccellenza dei grandi rossi italiani.
Ma torniamo allo spumante metodo Classico. «I vitigni da noi usati - ricordano i fratelli Franco e Marco Plebani - sono il Pinot nero al 30% e lo Chardonnay al 70%. La tradizione dell'azienda è di produrre sempre dei Millesimati, il che vuol dire che tutte le bottiglie riportano l'anno della vendemmia, poiché si tratta sempre di cuvée di una sola annata. La buona posizione dei terreni e l'abilità dei nostri enologi hanno sempre garantito la qualità».
Con un nome così ('Calepino” dal greco significa 'bere bene”, inoltre Calepino è il nome dato a Fra' Ambrogio da Calepio vissuto nel XV secolo, autore di un'opera enciclopedica che per secoli rappresentò la sintesi del sapere universale) e con personaggi dediti alla vigna con tanto amore l'azienda non poteva che avere un futuro brillante.
Chiudiamo con una frase emblematica che Angelo Plebani pronunciò il giorno dell'inaugurazione della cantina: «C'era della predestinazione. Con il nome così, che da solo è un inno al bere bene, la Valcalepio doveva tornare nell'Olimpo dell'enologia nazionale. Sono lieto di essere stato uno dei primi, con il mio lavoro e la fiducia in questa terra, a riaffermare la civiltà del vino sulle colline orobiche».
Roberto Vitali

