Wine Spectator: più marketing a stelle e strisce che merito
Pubblichiamo questo servizio grazie alla collaborazione con www.oliovinopeperoncino.it
è bene ricordare che la statunitense 'Wine Spectator”, globalmente considerata come la fonte più attendibile riguardo al vino in commercio, è in realtà una rivista che analizza i settori di marketing nell'industria vitivinicola mondiale. La rivista viene seguita in tutto il mondo ed i produttori sanno che se entrano nelle sue pagine avranno un successo commerciale.
Inoltre la rivista nel corso degli anni ha creato al suo interno uno standard organolettico dei vini di pregio e premia i vini che ritiene raggiungano questo standard. I produttori di conseguenza assumono delle pratiche di cantina tali da ottenere un vino che abbia le caratteristiche premiate dalla rivista, entrano così nelle sue pagine ed alimentano un circolo vizioso di recensioni, premi, classifiche ed encomi.
Questo forma un 'palato globale”, di conseguenza una produzione di vini, soprattutto nel nuovo mondo, che deturpa il naturale svolgimento enologico di un vitigno. L'esempio più eclatante sono i colori concentratissimi dei Pinot Nero cileni (vitigno normalmente molto tenue al colore). Le manovre commerciali che Wine Spectator innesca sono enormi e con il passare degli anni stanno rendendo il mondo del vino come un varietà di prima serata in tv.
La sua tanto acclamata Top 100, esibita come un festival alla Miss Italia che piano piano svela i vini premiati fino ad arrivare al numero uno, non rende certo giustizia alla realtà vinicola globale, bensì in un certo senso la manipola. è noto che la maggior parte dei nostri grandi vini non soddisfano le caratteristiche richieste da Wine Spectator per essere considerati grandi; quindi ci viene automatico porgere una domanda… ma chi lo dice che il palato di Wine Spectator debba essere il giudice?
Possibile che il Nuovo Mondo vinicolo sia giudice anche del Vecchio Mondo?
è così che con i nostri 400 vitigni autoctoni non sempre entriamo nel merito del palato del nuovo mondo, e quando un vino italiano, o meglio, toscano, entra in graduatoria è sicuramente perché viene preceduto dalla sua fama; non a caso è proprio da qui che è partito il termine 'SuperTuscan”.
Ma il mondo del vino è troppo grande e variegato per entrare in una rivista e chi scrive su Wine Spectator lo sa bene, infatti ci entra un piccola parte che purtroppo, dall'immaginario collettivo, viene assimilata come la totalità della qualità del vino presente al mondo. La meno ingiustificata delle leggerezze che Wine Spectator commette ogni anno è quello di recensire i vini di tutto il mondo accomunandoli sotto un'unica denominazione: la globo d.o.c.!!
Nel mondo vitivinicolo siamo troppo diversi tra noi e c'è chi intelligentemente ha capito e sfruttato a suo vantaggio questa diversità. Volete un esempio? L'Australia. Ha riconosciuto di non poter ottenere un grande vino esclusivamente dai propri territori perché troppo assolati e di composizione nettamente diversa da quelli di Bordeaux o Piemontesi. Ha quindi pensato bene di puntare sulla microbiologia, ha emesso una legge che impone che per ogni litro di vino venduto il produttore deve versare il 10% in un fondo per la ricerca, ha istituito l'Australian Wine Resarch Institute da dove sono uscite tutte le nuove scoperte in merito alla microbiologia del vino…tutto il mondo sta godendo di queste scoperte nate dal concetto di diversità, non di rivalità.
Il successo e la credibilità che ottiene Wine Spectator è dovuto a noi tutti, all'importanza che riponiamo in quelle pagine; il semplice fatto che di Wine Spectator se ne discuta, positivamente o negativamente, alimenta una voce importante fatta a volte di populismo. La nostra qualità vitivinicola è invidiabile e se i nostri vini vengono bistrattati da questo wine magazine non è colpa dei produttori italiani, che non vinificano per soddisfare un 'palato globale”, bensì vinificano il territorio. La nostra unica nostra vera colpa è quella di parlarne e la mia è sicuramente quella di scriverne.
Associamo quindi alla Top 100 di Wine Spectator, che quest'anno ha inserito solo 15 vini italiani, un pensiero di Emile Peynaud, il più grande enologo di tutti i tempi: ”Il gusto è conforme al livello dell'intelletto: ognuno beve il vino che merita”.
Raffaele Rendina

