Vendemmia italiana nel 2008: i dati Assoenologi tracciano la rivincita del sud sul nord
L'Associazione enologi enotecnici italiani (Assoenologi) traccia il quadro definitivo sulla vendemmia italiana e sulla produzione di uva e di vino 2008, con un occhio di riguardo anche alle annate precedenti. I dati della produzione 2008 sono il risultato dell'elaborazione di migliaia di rilievi fatti attraverso diverse fonti. La base è data dalle valutazioni condotte a livello locale dalle 17 sedi periferiche dell'Associazione. I dati si inseriscono in un contesto nazionale, europeo ed internazionale. Si produrranno 44,5 milioni di ettolitri di vini e mosti con un incremento del 5% rispetto alla scorsa campagna che fece registrare solo 42.559.000 ettolitri. Le regioni del centro nord, ad eccezione dell'Emilia Romagna, sono tutte caratterizzate dal segno meno. Quelle del centro sud, ad eccezione della Sardegna, recuperano notevolmente rispetto alla passata produzione che fu tra le più scarse degli ultimi 50 anni. Siamo decisamente lontani dalla media produttiva di 59,2 milioni di ettolitri degli anni 1988-1997 e di 50,6 milioni di ettolitri del decennio 1998-2007.
Il punto della situazione sul comparto vinicolo italiano
La quantità diminuisce ma la qualità aumenta
La produzione mondiale di vino, sulla base della media del triennio 2004/2006 (ultimo dato disponibile), è di circa 300 milioni di ettolitri, di cui 170 provengono dai Paesi dell'Unione europea, che produce pertanto poco meno del 60% del vino mondiale. Il 17% della produzione mondiale ed il 30% di quella comunitaria 'parlano italiano”. La media delle nostre produzioni è diversa a seconda dei periodi considerati. Essa, infatti, è di 59,2 milioni di ettolitri se riferita al decennio 1988/1997, cala a 50,6 milioni di ettolitri se rapportata al periodo 1998/2007, per diminuire a 48 milioni se calcolata sugli ultimi cinque anni. Parallelamente è mutata la superficie di uva da vino che nel 1980 era di 1.230.000 ettari, nel 1990 era scesa a 970.000 ettari ed oggi è di 711.000 ettari (fonte Istat). Negli ultimi diciotto anni si sono persi 259.000 ettari di vigneto, più di quanti ne hanno oggi la Lombardia, la Puglia e la Sicilia insieme. Un dato preoccupante? No perché la nostra viticoltura è sì diminuita, ma si è ulteriormente specializzata, eliminando i 'rami secchi” a vantaggio di un sensibile e riconosciuto miglioramento qualitativo, nella convinzione che è inutile 'produrre quello che il mercato non vuole”.
Il comparto in cifre
Il business dell'intero settore vitivinicolo è di oltre 13 miliardi di euro, di cui circa 3,5 miliardi dati dall'esportazione. A questo si devono aggiungere almeno altri 2 miliardi di euro riferiti alla tecnologia di cantina. Infatti la tecnologia di cantina italiana è la più diffusa al mondo.
Secondo l'Assoenologi il 60% della produzione è di vino rosso ed il 40% bianco. Più del 50% della produzione di vino italiano è detenuta dalle cooperative. Le imprese in possesso di registro di imbottigliamento sono circa 25.000 ed ognuna mediamente, sempre secondo i dati elaborati da Assoenologi, detiene cinque diverse etichette. Le aziende produttrici di uva da vino in Italia sono oltre 700.000. Nel 1990 erano 810.000.
Vent'anni di evoluzione
Il vino italiano in vent'anni è passato da 'alimento” a 'genere voluttuario”. Per dieci anni, fino al 2002, le nostre esportazioni sono ininterrottamente cresciute, raggiungendo primati di tutta considerazione.
Nel 2001 il vino in bottiglia ha superato, nelle vendite all'estero, quello sfuso. Nel 2002 negli Stati Uniti d'America i nostri vini tranquilli hanno superato quelli francesi, sia in quantità che in valore: gli Usa oggi sono il nostro primo mercato d'oltreoceano. Nel 2003 il settore vino ha raggiunto il primo posto nell'agroalimentare, nel senso che su 100 euro esportati 20 sono da imputare a prodotti derivanti dal vigneto. Attualmente la voce 'vino” costituisce mediamente il 40% delle nostre esportazioni agroalimentari in Canada, negli Stati Uniti d'America ed in Giappone.
2003: le esportazioni segnano il passo
Nonostante le eccellenti performance con il 2003 le nostre esportazioni hanno 'segnato il passo”. Fatta eccezione per i vini venduti in Spagna ed in Russia, che sono aumentati rispettivamente del 29% e del 54%, dell'Inghilterra e della Svizzera che hanno fatto registrare +2% e degli Stati Uniti, Canada e Paesi dell'Est che si sono mantenuti sui livelli del 2002, tutti gli altri mercati hanno manifestato una flessione. In sintesi le nostre esportazioni, nel 2003, hanno fatto registrare una caduta dei volumi del 16%, per l'80% dovuta al vino sfuso.
2004 e 2005: le esportazioni riprendono fiato
L'Italia nel 2004 ha iniziato la risalita recuperando nel 2005 quanto perduto. Infatti gli sforzi profusi non sono andati vanificati: i dati 2004 hanno fatto registrare un recupero del 5% in valore e del 6% in volume, con tendenza ad un'ulteriore crescita, che si è confermata nel 2005 con un incremento del 10% in volume e del 3,1% in valore rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. A differenza però del passato la crescita ha avuto un andamento non generalizzato, bensì eterogeneo, nel senso che ci sono aziende con il 'vento in poppa” ed altre in 'profondo rosso”, il che vuol dire che ci sono vini che 'tirano” ed altri che 'pochi vogliono”. Una cosa comunque è certa, fino a ieri era il produttore che indirizzava le scelte, oggi è sempre di più il mercato sulla base del rapporto qualità/prezzo, per i vini di fascia media, e qualità/prezzo/immagine, per quelli di alto livello.
2006 e 2007: le esportazioni tornano a volare
Mentre i consumi interni continuano a calare, tanto che secondo l'Assoenologi oggi siamo a 45 litri procapite contro gli oltre 100 degli anni Settanta, le esportazioni, sia pure tra alti e bassi, sono tornate a volare. Il 2006 si è chiuso con +11,5% di vino esportato in volume e di +5,8% in valore, ossia 18 milioni di ettolitri, l'1,9% in più, rispetto al 2005. Il 2007 ha visto un incremento dello 0,2% nei volumi, ma una crescita del 7% nei valori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, pari ad un totale di 3.412 milioni di euro. Il prezzo medio al litro è passato da euro 1,75 a euro 1,90 pari ad un incremento dell'8,5%.
2008: calano sensibilmente le quantità
I dati riferiti ai primi sei mesi del 2008 mostrano, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, un deciso decremento dei volumi (-10,2%), mentre i valori crescono di +4,8%. Il dato complessivo dell'export del periodo gennaio/giugno 2008 è di 1.670 milioni di euro, contro i 1.594 dello stesso periodo dell'anno precedente , pari, come dicevamo prima, ad un incremento in valore del 4,8%. Ma i volumi sono in decisa flessione e scendono da 9 a 8 milioni di ettolitri corrispondenti ad una contrazione del 10,2%. Il valore medio del prodotto esportato registra invece un netto incremento pari a +15,2%, passando da 1,78 a 2,05 euro/litro. Dai dati elaborati da Assoenologi e riportati nel dettaglio, si evince che le flessioni quantitative sono principalmente dovute a vini di basso prezzo e generici, mentre tengono e crescono nelle vendite i vini di qualità e quelli di livello medio/alto.
Italia, vendemmia 2008
La quantità in sintesi
Si produrranno 44,5 milioni di ettolitri di vini e mosti con un incremento del 5% rispetto alla scorsa campagna che fece registrare solo 42.559.000 ettolitri a fronte di una media quinquennale, 2003/2007, di 48 milioni di ettolitri. Le regioni del centro nord, ad eccezione dell'Emilia Romagna, sono tutte caratterizzate dal segno meno. Quelle del centro sud, ad eccezione della Sardegna, recuperano notevolmente rispetto alla passata produzione che fu tra le più scarse degli ultimi 50 anni. Siamo decisamente lontani dalla media produttiva di 59,2 milioni di ettolitri degli anni 1988/1997 e di 50,6 milioni di ettolitri del decennio 1998/2007.
La qualità in sintesi
Le più che positive condizioni climatiche verificatesi in tutt'Italia nei mesi di settembre e di ottobre hanno prolungato il periodo di raccolta e permesso un forte recupero qualitativo al Centro Nord, in particolar modo per quei vini ottenuti da uve vendemmiate dopo la metà del mese di settembre. Questi prodotti infatti hanno potuto beneficiare delle giornate ricche di sole, scarse di pioggia e con buone escursioni termiche notturne. Il 2008 sarà ricordata come un'annata eterogenea, ma complessivamente più che buona con diverse punte di ottimo e anche di eccellente che, a fine agosto, era difficile ipotizzare, in particolar modo al centro nord.
Le previsioni di mercato
La contingente situazione economica e il relativo calo dei consumi nazionali ed internazionali determinano una situazione di stallo nelle contrattazioni all'ingrosso. Le compravendite delle uve sono state scarse in tutt'Italia con decrementi di prezzo, rispetto allo scorso anno, che in Abruzzo, Puglia e Sicilia hanno superato anche il 20%. Lo stesso dicasi per quelle dei vini che, nonostante la scarsa quantità di prodotto disponibile, spuntano prezzi anche del 20% in meno in diverse regioni del Nord, del Centro e del Sud, non solo per i vini comuni ma anche per quelli di fascia più alta, tipo il Prosecco che lo scorso anno aveva fatto registrare cifre astronomiche.
Martelli, Assoenologi: deciso decremento del centro nord
Un'annata bizzarra, piena di colpi di scena. Lo scorso anno il centro sud fece registrare una produzione fortemente deficitaria rispetto a quella del nord Italia. Quest'anno si verifica invece un capovolgimento della situazione. Infatti «i dati definitivi di Assoenologi, fatta eccezione per l'Emilia Romagna, danno un deciso decremento nel centro nord - afferma Giuseppe Martelli (nella foto) direttore generale dell'Associazione enologi enotecnici italiani - e, fatta
eccezione per la Sardegna, un deciso incremento nel centro sud. Questo a causa del verificarsi delle difficili condizioni climatiche e meteoriche che hanno caratterizzato il ciclo vegetativo della vite e che si sono protratte in tutte le regioni mediamente fino alla fine di giugno.
L'inverno è decorso con temperature miti e con giuste precipitazioni, che hanno permesso un buon germogliamento ed una regolare cacciata. La primavera, soprattutto nel centro nord, è stata caratterizzata da continue e persistenti precipitazioni che, accompagnate da basse temperature, hanno ostacolato le diverse fasi vegetative, riportando le epoche di maturazione nella media pluriennale». «Fortunatamente - continua Martelli - i mesi di settembre e di ottobre sono decorsi nel migliore dei modi con giornate calde, senza piogge e con escursioni notturne di tutto rilievo che, principalmente nel centro nord, hanno prolungato le operazioni di raccolta e favorito sensibilmente il ripristino dei livelli qualitativi.
«I tempi della vendemmia 2008 possono essere così riassunti - prosegue il direttore generale di Assoenologi. La raccolta delle varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) è iniziata nella prima decade di agosto in Sicilia, nella seconda in Puglia, mentre nel Centro Nord nell'ultima. Il pieno della vendemmia è avvenuto nella seconda decade di settembre. I conferimenti sono terminati, per molte varietà, intorno al 15 ottobre. Su tutto il territorio nazionale, la vendemmia si è conclusa alla fine di ottobre con la raccolta delle ultime uve di Raboso e Cabernet nel Veronese, di Nebbiolo in Valtellina e di Cabernet, Petit Verdot e Sangiovese in Toscana, mentre nell'Avellinese si protrarrà fino alla prima decade di novembre, quando saranno effettuati gli ultimi conferimenti delle uve di Aglianico».
«Quantitativamente parlando - assicura Giuseppe Martelli - l'elaborazione dei dati fa ipotizzare che la produzione di uva possa complessivamente oscillare tra i 60 e i 63 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, danno circa 44,5 milioni di ettolitri di vini e mosti, con un incremento produttivo di circa il 5% rispetto al 2007, che fece segnare una produzione di 42,6 milioni di ettolitri».
Per avere un'idea dei livelli di produzione 2008 occorre necessariamente confrontare le quantità previste con le medie degli ultimi anni, che danno 50,6 milioni di ettolitri per il decennio 1998/2007, 48,1 milioni di ettolitri per il periodo 2001/2007 e 47,6 milioni di ettolitri per il triennio 2005/2007.
«Qualitativamente parlando - aggiunge il direttore generale di Assoenologi - nonostante l'andamento bizzarro delle condizioni climatiche e meteoriche che hanno caratterizzato il 2008, la qualità dei suoi vini è complessivamente più che buona con molte punte di ottimo e diverse di eccellente, queste ultime, nel Centro Nord, grazie alle più che positive condizioni verificatesi nei mesi di settembre ed ottobre che in molte zone hanno ristabilito i livelli qualitativi desiderati». Giornate ricche di sole, scarse di pioggia e con buone escursioni termiche notturne, hanno fatto il miracolo: raddrizzando un millesimo che, in molte regioni, sembrava ormai irrimediabilmente compromesso. La qualità rimane comunque eterogenea, nel senso che in molte zone il buono si scontra con l'ottimo ed il discreto con l'eccellente, ma con potenzialità complessive decisamente interessanti per i futuri vini sia bianchi che rossi.
La produzione vitivinicola 2008
Fonte: Associazione enologi enotecnici italiani
* In colonna sono indicate le medie produttive arrotondate e ipotizzate per ogni regione
** Valle d'Aosta, Liguria, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria
L'Associazione enologi enotecnici italiani
L'Associazione enologi enotecnici italiani (Assoenologi) è l'organizzazione di categoria che nel nostro Paese raggruppa e rappresenta i tecnici vitivinicoli attivamente impegnati nel settore, di cui il 40% ha mansioni direttive in cantine sociali e private, il 10% svolge l'attività di libero professionista, mentre la rimanente percentuale è impegnata con incarichi diversi. Essa si propone la tutela professionale dell'enologo e dell'enotecnico sotto il profilo sindacale, etico, giuridico ed economico, nonché di rappresentare la categoria a tutti i livelli e di curarne l'aggiornamento tecnico scientifico. Inoltre garantisce ai suoi associati una serie di servizi professionali di tutta considerazione. Fondata nel 1891, è stata riconosciuta dall'Union internationale des oenologues (la federazione che a livello mondale rappresenta le associazioni nazionali dei tecnici vitivinicoli) l'Associazione di categoria più antica e più numerosa a livello mondiale, tanto che il suo direttore generale, Giuseppe Martelli, è stato all'unanimità eletto per il secondo mandato consecutivo presidente dell'Uioe.
La dede centrale dell'Associazione è a Milano, in via Privata Vasto 3, mentre ben 17 Sedi periferiche garantiscono la rappresentatività e l'operatività della categoria nelle diverse zone vitivinicole italiane.
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