Più ricerca e valorizzazione della tipicità del Groppello. Questo uno degli obiettivi del neo presidente del Consorzio del Garda Classico, Sante Bonomo (nella foto a fianco), che nel raccogliere il testimone di Paolo Turina ne ha sottolineato la capacità di creare una squadra che, ora – dice - deve diventare il motore del mondo del vino gardesano. Un traguardo che può essere raggiunto solo puntando su un'unità che a volte non è perfettamente riuscita al Consorzio, dove le anime sono tante. Forse anche troppe. E proprio per puntare tutto sulla squadra, Bonomo ha presentato un programma che richiede unità interna e forte condivisione e che intende attuare d'intesa con due dei più giovani produttori del Garda bresciano, non a caso suoi vice: Cristina Inganni (della cantina Cantrina nella foto a destra) e Giovanni Avanzi (nella foto in basso).
Fra i primi campi d'azione ci sarà certamente  il tema della vigilanza, con l'ormai imminente assunzione dei compiti erga omnes che costituiscono una delle più importanti eredità della gestione di Turina e che entreranno in funzione con la vendemmia del prossimo anno. C'è poi il tema della modifica dei disciplinari, per definire meglio una tipologia di vino su cui tutti devono puntare e comporterà ricadute importanti anche per il Chiaretto, che più che mai ha bisogno di una 'aggiustatina” per cogliere la meglio le tendenze del mercato oggi favorevoli ai rosati.
Nei programmi del neopresidente, che si porta in dote lo sviluppo assicurato alla zona come direttore della Civielle di Moniga del Garda (Bs), c'è anche la ribadita volontà di collaborazione con tutti gli enti e gli organismi coi quali interagisce il Consorzio. «Il consiglio appena insediato è formato per oltre due terzi dai consiglieri che hanno amministrato il Consorzio nel triennio precedente – ha detto Bonomo - questo grazie alla guida di un presidente come Paolo Turina, che ha saputo creare un gruppo coeso e avviare progetti di grande importanza che sarà ora mia cura raccogliere e portare avanti con la medesima determinazione».Si va dall'Ente vini bresciani, che dopo una fase di stallo deve trovare un nuovo impulso nel ruolo di sinergia che può assicurare a tutti i produttori di vino bresciani, al Consorzio del Lugana, con il quale un coordinamento è per molti versi imposto anche dalla realtà dei molti produttori che aderiscono ad entrambi.

a.l.