Lugana: meglio la Tav o una strada del vino?
Sul futuro della zona del Lugana (una delle aree vinicole in maggiore sviluppo a livello italiano per qualità e valorizzazione del territorio) incombe da tempo l'incubo Tav. La fondamentale struttura per l'alta velocità prevede infatti un progetto che spacchebbe a metà alcune aziende e lascerebbe comunque ferite profonde in circa il 30% del territorio. Da qui la richiesta, ribadita anche recentemente dal Consorzio del Lugana e dalle associazione dei produttori agricoli, di spostare poco più a sud il tracciato, allontanandolo così da una zona centrale per il turismo italiano qual è il basso Garda, che già vede la presenza in una fascia ristretta dell'autostrada, della ferrovia e di una statale. Una richiesta che si allinea fra l'altro con l'obbligo di una più rigorosa tutela di tutto il territorio del Garda che, dopo anni di assalti speculativi di ogni genere, non potrebbe sopportare ulteriori colpi.
Pena la caduta a picco (di cui negli anni scorsi ci sono già stati segnali evidenti) di un turismo che sempre più è alla ricerca di quei valori aggiunti garantiti da ambiente, identità, cultura ed enogastronomia. Giusto gli obiettivi che sono stati recentemente indicati con chiarezza in occasione di un interessante convegno sull'enoturismo organizzato a Moniga del Garda (Bs) nella sede di Civielle (Cantine della Valtenesi e della Lugana). Il territorio è in effetti una componente essenziale per un approccio emozionale capace di coinvolgere il consumatore-turista, orientandolo a proseguire la conoscenza della zona visitando, oltre alle tradizionali mete turistiche, anche i nuovi 'obiettivi” come le cantine, i ristoranti o le aziende agricole.
Da non sottovalutare poi che, secondo recenti indagini, il 40% dei turisti sul Garda bresciano (ma i numeri valgono anche per la realtà veronese) conosce i vini della zona, Garda Classico, Groppello, Chiaretto e Lugana (forse il più noto almeno come nome), e almeno una persona su due sa di cosa si tratta parlando di Grana Padano.
Quasi inutile ribadire l'importanza di iniziative capaci di unire le forze e permettere di presentare il territorio in modo sempre più unitario. Una di queste potrebbe ad esempio essere l'ipotesi di una Strada del vino della Lugana per completare gli sforzi fatti per garantire un'identità al territorio e aiutare il turismo di tutto il lago. Un progetto per molti versi fondamentali, ma che la Tav rischierebbe di vanificare...
Pena la caduta a picco (di cui negli anni scorsi ci sono già stati segnali evidenti) di un turismo che sempre più è alla ricerca di quei valori aggiunti garantiti da ambiente, identità, cultura ed enogastronomia. Giusto gli obiettivi che sono stati recentemente indicati con chiarezza in occasione di un interessante convegno sull'enoturismo organizzato a Moniga del Garda (Bs) nella sede di Civielle (Cantine della Valtenesi e della Lugana). Il territorio è in effetti una componente essenziale per un approccio emozionale capace di coinvolgere il consumatore-turista, orientandolo a proseguire la conoscenza della zona visitando, oltre alle tradizionali mete turistiche, anche i nuovi 'obiettivi” come le cantine, i ristoranti o le aziende agricole. Da non sottovalutare poi che, secondo recenti indagini, il 40% dei turisti sul Garda bresciano (ma i numeri valgono anche per la realtà veronese) conosce i vini della zona, Garda Classico, Groppello, Chiaretto e Lugana (forse il più noto almeno come nome), e almeno una persona su due sa di cosa si tratta parlando di Grana Padano.
Quasi inutile ribadire l'importanza di iniziative capaci di unire le forze e permettere di presentare il territorio in modo sempre più unitario. Una di queste potrebbe ad esempio essere l'ipotesi di una Strada del vino della Lugana per completare gli sforzi fatti per garantire un'identità al territorio e aiutare il turismo di tutto il lago. Un progetto per molti versi fondamentali, ma che la Tav rischierebbe di vanificare...

