In Romagna è guerra sul vino e i produttori vogliono le sottozone
è scoppiata, in Romagna, la guerra del 'vino di qualità”. D'altra parte le schermaglie che già da tempo erano in atto fra numerose aziende vitivinicole da una parte e le cantine sociali con l'appoggio dell'area riminese dall'altra, avevano fatto prevedere che al primo momento di confronto la discordia sarebbe apparsa in tutta la sua rilevanza. E così è stato, proprio su un punto di fondamentale importanza, sul quale i produttori non intendono cedere: la richiesta di 'sottozone” o per meglio dire 'zone ad alta vocazione”. Luogo dello scontro l'assemblea dei soci dell'Etvr (Consorzio vini di Romagna) che ha visto la presenza di tutti i diretti interessati da Imola a Rimini. L'argomento all'ordine del giorno si è rivelato di grande interesse per tutte le aziende vitivinicole intenzionate, già da parecchi anni, a rivedere la Doc di Romagna e a determinare finalmente le tanto attese e desiderate zone a 'vocazione”.
«Solo seguendo questa strada – ha sostenuto Giuseppe Nicolucci (nella foto a sinistra), presidente dell'Associazione per la promozione del di Predappio – si potrà raggiungere la produzione migliore, vale a dire l'alta qualità dei vini romagnoli, anche in funzione di un disciplinare di produzione più rigoroso. In modo particolare per il Sangiovese, considerato principe dei nostri vini».
Tuttavia l'idea di creare cinque sottozone, vale a dire Imola-Faenza, Predappio, Betinoro, Cesena e Rimini, tutte al di sopra della via Emilia, in zone collinari, quindi ad alta vocazione, è stata accolta con molta diffidenza per non dire ostilità. Si sono schierate infatti le cantine cooperative capeggiate dall'area riminese da un lato e le aziende vitivinicole favorevoli all'idea dall'altro
Al termine dell'assemblea, visti i contrasti, è stato messo ai voti solo lo schema tecnico delle future sottozone, già di per sè difficile da realizzare.

