I bianchi brindano alla longevità, con la Garganega in testa
Oltre 2500 bottiglie provenienti da 150 aziende di tutta Italia, 35 le Doc rappresentate, 300 i vini selezionati, oltre 100 i vini Soave in assaggio. Questi i numeri della seconda edizione di 'Tutti i colori del Bianco”, evento di Monteforte d'Alpone (Vr) dedicato al vino bianco italiano - coordinato dal Consorzio tutela vini del Soave - che si conferma quale punto di riferimento per gli appassionati ed un interessante laboratorio per i produttori. Un evento all'insegna dell'elogio della longevità dei vini bianchi in occasione del quale ci sono stati più auspici per un ritorno alla purezza nella vinificazione, l'esclusione della solforosa, l'abbandono del legno.
In occasione di un talk show ('Che bianco”) con alcuni dei maggiori nomi dell'alta enologia italiana c'è stato anche un corale richiamo (introdotto dal presidente FederDoc Riccardo Ricci Curbastro) all'importanza strategia del territorio e dei vitigni autoctoni necessari 'per dare un senso al vino italiano”. Aspetti rilanciato da Lorenzo Zonin che ha insistito sull'importanza del terroir e sull'adattabilità del vitigno. «In America abbiamo piantato oltre 20 vitigni differenti per trovare quelli più adatti. Di fatto si tratta di un lavoro che nelle generazioni passate veniva fatto artigianalmente dai nostri nonni, a testimoniare che la selezione è sempre stata considerata un punto di arrivo importante».
In apertura del convegno il farmacologo Alberto Bertelli aveva ricordato come la ricerca stia oggi lavorando per definire ocn precisione quali sono le proprietà antiossidanti del vino bianco, scontato che quelle del rosso sono già note. Tecnico l'intervento di Sandro Gini (nella foto), di Monteforte d'Alpone, che ha esaltato la capacità della Garganega di durare negli anni, se ben vinificata. «Dall'85 la nostra azienda non fa più uso di anidride solforosa. Il nostro vino, in purezza, e vinificato correttamente sa vincere così la sfida contro il tempo»
Un tema ripreso da Mario Pojer che ricordato come «in Cantina si può distruggere il vino. è necessario mantenere integro il potenziale che si raccoglie in vigna. Nel nostro caso abbiamo puntato ad un vino, puro, privo di solforosa, sfruttando il glutatione, un antiossidante presente naturalmente in alcune cultivar. Abbiamo infatti utilizzato una nuova tecnologia per la vinificazione in assenza di ossigeno. Quattro anni fa era solo una provocazione. Oggi esportiamo questa tecnica in tutto il mondo. Credo molto nella longevità dei vini bianchi perchè se vinificati correttamente possono durare per decenni. Ho assaggiato recentemente un Terlaner di oltre cento anni, da uva garganega, ed era perfetto. Per la mia natura mi piacerebbe molto sperimentare questo vitigno nel mio territorio».
Mariuccia Passera

