La scommessa della longevità è vinta. E alla grande. Nato quasi in sordina tre anni fa per espressa volontà dei più illuminati produttori della zona, il Concorso delle Stelle del Garda 'Le età del Lugana” ha acceso le sue sue prime star nel firmamento di uno dei vini oggi maggiormente di tendenza e sotto l'attenzione degli esperti. A vincere l'ambito riconoscimento, dopo tre anni di selezioni alla cieca, sono stati il Lugana Doc 2003 Riserva del Lupo dell'azienda agricola Cà Lojera della famiglia Tiraboschi (un prodotto base vinificato in acciaio) e il Lugana Doc Superiore 2003 Molceo dell'azienda agricola Ottella della famiglia Montresor (affinato in legno).
 Il concorso, avviato dal consorzio del Lugana sotto la presidenza di Paolo Fabiani, e poi proseguito sotto la guida del successore Francesco Montresor, si era configurato all'inizio come una sfida contro i luoghi comuni che condannavano a bere 'solo” il vino bianco dell'ultima vendemmia. Il tutto con l'obiettivo di fare emergere la qualità di un vino per molti versi unico in Italia e che, per dirla con Luigi Veronelli, 'col tempo migliora”. Un segnale preciso verso tutti i produttori e i ristoratori perchè promuovano varie annate del vino mettendole nelle varie carte di servizio o di vendita.
Una sfida che, come detto, possiamo dare per vinta. A spingere in questa direzione, oltre ai produttori più innovativi, molti giornalisti del settore che hanno accolto negli anni l'invito del Consorzio a valutare le possibilità di durata ed evoluzione positiva di un vino, rimettendo in discussione i loro giudizi per 3 anni di fila. Timidamente i produttori che si avvicinarono al primo 'esperimento” nel 2005 furono pochi. Il numero crebbe di anno in anno, arrivando ad avere oggi, in occasione dell'assegnazione del premio 'Stella del Garda” 2007 'Le Età del Lugana”, tenutasi nella nuova sede del Consorzio a Peschiera del Garda (Vr), ben 33 vini in degustazione 29 dei quali in concorso e 4 fuori concorso, di Cà dei Frati e Provenza, aziende che, forse non casualmente, nell'edizione di quest'anno hanno avuto ben 3 vini ciascuna 'promossi” nella selezione alla cieca del primo anno. Ed è interessante osservare come fra quelli promossi quest'anno per il primo anno figurino di fatto tutti i più noti e qualificati produttori di Lugana, dei quali non a caso pubblichiamo le varie schede dei vini oggi in commercio. Le annate presenti andavano dal più affinato 1995 al più giovane 2005; fra questi 21 sono stati i vini degustati per la prima volta, di cui ben 12, vero e proprio record, sono stati ritenuti idonei e verranno quindi riassaggiati nel 2008; 6 quelli degustati per la seconda volta dei quali 4 saranno in finale l'anno prossimo e quindi possibili 'Stella del Garda 2008” (altri 3 di Cà dei Frati e uno di Fraccaroli). Due infine erano i vini presenti in finale quest'anno e ad entrambi (Cà Lojera e Ottella) è stata come detto assegnata la 'Stella del Garda” 'Le Età del Lugana” consegnata, alla presenza del presidente del Consorzio Francesco Montresor e del direttore Costantino Gabardi, durante la cena-studio che tutti gli anni vede il Lugana incontrarsi con la grande cucina, stavolta quella di Villa Fiordaliso a Gardone Riviera (Bs).

a.l.

Quando l'età vale qualità come in Francia
Dopo avere superato la Francia sul piano delle esportazioni, il vino italiano potrebbe strappare ai cugini d'Oltralpe anche un altro primato: quello dei 'grandi” vini bianchi che crescono di qualità al pari della longevità. L'esperienza del netto miglioramento negli ultimi anni del Lugana ne è un esempio concreto a cui dimostrano di credere con convinzione i più qualificati produttori del piccolo territorio nella zona sud del Garda, fra le province di Brescia e Verona, che oggi offrono alla ristorazione un vino di grande livello e longevità.

Il longevo clone Turbiana conferma l'intuizione di Veronelli
Un tempo si diceva e si credeva che il Lugana andasse bevuto giovane e fresco, possibilmente d'annata, come la gran parte dei vini bianchi italiani. Fra i dissenzienti c'era solo il grande amico dei produttori di Lugana, Luigi Veronelli, che incitava soprattutto i giovani a produrre il loro Lugana per poi dimenticarlo per qualche anno in cantina prima di commercializzarlo: «troverete grandi sorprese ed infinite soddisfazioni», diceva. Ed ancora una volta aveva ragione.
A confermare le intuizioni di Veronelli oggi c'è anche la scienza con l'individuazione di un clone di Trebbiano particolarmente longevo. Grazie a un progetto coordinato dal Consorzio del Lugana, dall'Università statale di Milano, dal Centro vitivinicolo di Brescia e dall'assessorato provinciale dell'Agricoltura di Brescia il disciplinare del Lugana non fa infatti più riferimento al tradizionale Trebbiano di Soave (chiamato in loco Trebbiano di Lugana) ma al 'Turbiana”, denominazione che circola da sempre nella Lugana e che ora caratterizza ufficialmente il clone del vitigno individuato con precisione. Il genoma del Turbiana è diverso dal Trebbiano veronese, come è diverso dal Verdicchio marchigiano, anche se tutti e tre fanno riferimento al Petit Manseng dei Pirenei, caratterizzato dalla longevità che assicura ai vini. Tutti gli altri cloni della famiglia dei Trebbiani derivano invece dall'Ugni blanc.

Due tipologie per il fermo
 Di tipologie di Lugana se ne fanno forse troppe. Base e superiore (entrambi affinati in legno o in acciaio), spumante (Charmat e Metodo Classico) e passito.
Per restare ai vini in concorso per le 'Stelle del Garda” ricordiamo le caratteristiche principali del fermo, tenendo presente che il Lugana Doc è il vino base della piramide qualitativa del Lugana, quello che ha fatto la fortuna dei vignaioli della Lugana, che per questo motivo gli sono particolarmente affezionati, come lo si è con il figlio primogenito.
Il base elegante
Anche nella sua versione più semplice, il Lugana Doc è un vino elegante, particolare, con un tocco di alta nobiltà e una volta che viene bevuto non viene dimenticato. II suo colore è giallo paglierino con riflessi verdognoli che appaiono se il vino ha pochi mesi; ha invece tendenza al giallo leggermente dorato in seguito all'affinamento.
Al naso ha un profumo delicato, sempre gradevole e caratteristico, con fragranze di fiori bianchi di primavera, a volte anche piuttosto marcate e agrumate. II sapore è piacevolmente fresco, vivace, morbido, armonico, con una possibile leggera percezione di legno e di frutta gialla, come la mela Golden, l'albicocca, la pera e l'ananas, oppure sfumature di citronella con finale che può sfociare nella pesca gialla. A volte si può cogliere anche un delicato sentore di mandorla amara, oppure una più giovanile e particolare nuance di gomma americana.
II Lugana si serve a una temperatura di 8-10°C e si può abbinare con grande facilità: dal prosciutto crudo al risotto con pesce di lago, dagli antipasti di mare al luccio in salsa.
Il ricercato superiore
II Lugana diventa superiore se viene sottoposto a un periodo di affinamento di almeno dodici mesi, a decorrere dal primo di ottobre dell'anno di produzione delle uve. Prodotto di rara eleganza e struttura, può tranquillamente rivaleggiare con qualunque bianco blasonato. Dal colore paglierino o verdolino con tendenza al giallo dorato con l'invecchiamento, questo particolare vino ha un profumo delicato e gradevole, ed un sapore morbido, armonico, corposo, con possibile leggera percezione di legno.
La sua gradazione minima è di 12°C, un po' più alta rispetto al Lugana 'base”, anche se spesso lo standard previsto viene facilmente superato dai vignaioli e presenta sensazioni olfattive e degustative più ricche di sfaccettature che ne permettono l'abbinamento anche a vari tipi di di carne e formaggi, oltre che con alcuni piatti a base di pesce.