Fra Vin Santo, Recioto, Torcolato, Durello e moscati vari non c'è dubbio che il Veneto vanti da tempo un ruolo di primo piano nel segmento dei vini dolci e passiti italiani. Forti della qualità raggiunta negli ultimi anni (e dell'attenta promozione di alcune cantine) i produttori veneti sembrano ora puntare decisamente ad essere riconosciuti come protagonisti di peso e capaci di richiamare l'attenzione internazionale.
Le istituzioni di Vicenza (Camera di commercio, Provincia, Vicenza Qualità e Banca popolare in primis) e Verona, con i 6 consorzi delle due province - per la prima volta insieme -, coordinati dal neo Consorzio vini vicentini, presieduto da Giorgio Nicolin (nella foto accanto) , hanno quindi promosso l'evento 'Dolce Vi” che - a Villa La Favorita di Monticello di Fara (Vc) - ha visto presenti ben 270 vini di 170 cantine di 14 regioni, oltre ad importanti rappresentanze di produttori esteri.
Un'occasione che ha fra l'altro permesso di mettere a confronto esperienze aziendali e prodotti di alcuni dei più significativi protagonisti del settore che si sono confrontati in un dibattito e in una degustazione di alcuni loro vini. Ecco quindi la centralità del cambio delle tecniche di produzione che - salvaguardando la tradizione - hanno garantito una stabilizzazione di vini un tempo impensabile. Significativi gli interventi in tal senso di Giancarlo Premarin (direttore della cantina colli Berici e presidente nazionale di enologi ed enotecnici), Giuseppe Zonin, Fausto Maculan, Mario Pojer o Gustavo Buscemi. Gusti e nuove tendenze sono stati affrontati da Barbara Tamburi, Alberto Coffele, Giancarlo Cavazza, Josè Rallo, Silvia Scaglione e M. Cristina Geminiani. Di rilievo i casi riportati da Donald Ziraldo (500mila bottiglie di ice wine in Canada), da Vincent Bouchard, raffinato produttore di Porto, e di Helga Gàl (Tokaj ungherese).

m.p.