Vendemmia, meglio al nord. Ocm, restano tutti i dubbi
Settembre preoccupato per il mondo del vino: vendemmia e Ocm sono i due argomenti fonte d'incertezza per il presente e il futuro. è stata giudicata molto pericolosa per le produzioni di qualità dell'enologia italiana la riforma delle regole Ocm - attualmente in discussione a Bruxelles e che la Commissione europea vorrebbe operativa già per la vendemmia 2008 - con la quale si determinerebbe un forte ridimensionamento delle Doc e un conseguente livellamento del mercato verso il basso.
L'ipotizzata riforma si propone di eliminare il fenomeno della distillazione assistita delle eccedenze di produzione da parte dei Paesi europei avviando una campagna di espianti sovvenzionati, pari almeno a 200mila ettari, cui far seguire una 'liberalizzazione” degli impianti sottraendoli all'acquisizione dei diritti. Provvedimento quest'ultimo che paradossalmente a medio-lungo termine potrebbe determinare un ampliamento del vigneto-Europa, ma che a breve aprirebbe il mercato europeo a forti quantitativi di vini provenienti da paesi con minori tradizioni qualitative. Timore incrementato anche da un altro aspetto della riforma: far confluire il sistema Doc in quello Dop-Igt svilirebbe lo schema di garanzie qualitative offerto - pur con molti limiti - dall'attuale sistema. Inoltre la possibilità per i vini da tavola di indicare in etichetta annata e vitigno creerebbe - in assenza di un catasto vitivinicolo atto a tracciare la loro produzione - una forma di concorrenza sleale che potrebbe rivelarsi estremamente dannosa per Paesi di antica tradizione come Italia e Francia.
Per quanto concerne i dati vendemmiali la situazione climatica invernale e primaverile caratterizzata da temperature superiori di diversi gradi alla media e il successivo periodo di siccità - che quasi ovunque ha sottoposto le viti a forti stress - hanno non solo determinato la necessità di vendemmie anticipate di almeno due settimane rispetto alle date usuali, ma anche una rilevante flessione nella quantità delle uve raccolte.
Infatti i dati elaborati da un'indagine sviluppata congiuntamente da Ismea e Unione italiana vini indicano un -12% circa rispetto all'anno precedente attestando la produzione di vino a quota 43,5 milioni di ettolitri (contro i 49,6 del 2006), minimo storico quantitativo per gli ultimi trent'anni. La situazione è generalizzata in tutto il Paese, anche se l'estate ha creato problematiche diverse tra il nord con un agosto caratterizzato da piogge anche temporalesche e il sud in cui caldo e siccità sono rimasti costanti.
A questi fattori si aggiunga la presenza in agosto al sud (specialmente in Sicilia) di violenti attacchi di peronospora. Il calore eccezionale fa ricordare quello del 2003, ma un'analisi più approfondita rivela che allora si era avuta solo l'estate torrida che, pur provocando una flessione quantitativa, aveva innalzato ovunque la gradazione delle uve, mentre quest'anno il calore precoce è stato presente fin dalle primissime fasi del processo produttivo e al nord il clima instabile di agosto non ha certamente favorito un'alta gradazione. Le flessioni produttive, pur con diversa intensità, sono comuni a tutte le Regioni con la sola eccezione del Friuli Venezia Giulia in cui si stima un incremento rispetto al 2006. In termini di macroaree si può indicare una flessione del 5/10% per le Regioni del centro-nord e del 15/20% per quelle meridionali.
La vendemmia ha avuto un'anticipazione media di 15 giorni e la qualità delle uve, e quindi del vino, è quasi ovunque buona, con punte di eccellenza come in alcune aree del Piemonte. Unica zona in controtendenza per l'anticipazione è quella del Brunello di Montalcino in cui la vendemmia è iniziata alle date canoniche e la qualità delle uve lascia prevedere un'annata di grandi soddisfazioni, mentre per la quantità si conferma una flessione tra 5 e 10%.
s.l.

