Per i bianchi gli aromi (a partire da quelli del Biancolella) sono fini e floreali, freschi, tipici da viticoltura di montagna e non certo del Mediterraneo. Analogamente, i rossi per lo più non sono concentrati, ma freschi e beverini, con acidità stimolante che ne fanno ottimi compagni da tavola. Il dato caratteristico è quello di vini quasi da arco alpino, anche se portano intatta la solarità e il calore dell'isola. Qualità, ricerca enologica e una passione per la propria terra sono poi le altre caratteristiche che si ritrovano nei vini della cantina Pietratorcia che, nata quasi come una sfida rispetto agli abbandoni di una tradizione antica resa quasi impossibile dalle condizioni di lavoro, ha festeggiato i suoi primi 10 anni di attività presentandosi come uno dei nuovi simboli dell'enologia del sud Italia. Grazie all'impegno diretto dei protagonisti di quest'avventura (le famiglie Iacono, Verde e Regine) che all'inizio ha avuto fra i suoi sponsor Luigi Veronelli, fin dall'inizio si è puntato sul recupero di antichi vitigni autoctoni e sull'impianto di altri selezionati per l'habitat per un totale di 7-8 ettari (per i bianchi Biancolella, Forestera, Una Rilla, Viognier, Malvasia di Candia aromatica, Fiano e Greco, e per i rossi Guarnaccia, Piediross, Aglianico e Sirah) nelle zone di Forio e Serrana Fontana. Per il resto si è progressivamente ricorso all'acquisto di uve, secondo la consuetudine dell'isola. Ma non c'è stato solo un lavoro di ricerca per i cloni o le lavorazioni in cantina, grazie all'opera di un'equipe formatasi nell'Istituto di San Micelle all'Adige e di tecnici come Francesco Iacono, fondamentale è stato l'impegno per riuscire a lavorare in terreni che definire difficoltosi è un eufemismo. Basti pensare che i vigneti hanno pendenze superiori a quelli della Valtellina, con stradine di collegamento dove transitano al massimo delle utilitarie, mentre per il lavoro di trasporto ci si deve avvalere di trenini-cremagliera che attraversano i campi terrazzati. La vigna di Chignole da questo punto di vista è una delle più affascinanti per il risultato prodotto. Posta al di sopra dell'abitato di Forio, a circa 300 metri di altitudine, si inerpica sul monte Epomeo offrendo un panorama di rara bellezza. La pendenza del terreno è così accentuata (si arriva fino al 70%) che per renderlo praticabile e produttivo si è dovuto terrazzare sostenendolo con alti muri a secco: le parracine. Si sono utilizzati gli spacchi di tufo verde di cui è costituito il suolo di origine vulcanica dell'isola. In questa difficile vigna è stata realizzata la seconda monorotaia dell'isola (si veda foto a fianco), consentendo di meccanizzare qualche operazione agronomica e facilitare l'accesso alle tante terrazze del vigneto, curato personalmente dai fratelli Ambrogio e Vito Iacono.