La vite antica testimonia la nobile origine del Müller. Coltivato in diverse zone del nord Italia, (il 90% in Trentino e Alto Adige) è attualmente rappresentato da 5 diverse Doc. Ma il suo successo è ormai diffuso in tutto il mondo, persino in Nuova Zelanda e Giappone.
La famosa situla - attualmente custodita nelle sale del Castello del Buonconsiglio a Trento - divenuta simbolo dell'enologia trentina fu ritrovata nel 1839 in val di Cembra. Si tratta di un vaso etrusco di forma tronco - conica risalente all'VIII secolo a.C. e adibito probabilmente a riti sacri, testimonianza di come nella valle la coltivazione della vite sia stata antichissima, antecedente all'arrivo dei romani cui peraltro si deve l'apporto di tecniche e vitigni nuovi in tutta la regione Rethica (odierno Trentino Alto Adige), specie nell'epoca imperiale. Le cronache del tempo narrano infatti che l'Imperatore Augusto amasse molto il vino di questa regione e Plinio il Vecchio descrive come i trentini conservassero il vino in botti di legno legate con cerchi di vimini, sistema tradizionale per l'enologia moderna, ma del tutto eccezionale in un'epoca in cui era l'anfora il contenitore. Una tradizione antica, quella della vite e del vino in Trentino, e soprattutto con caratteristiche proprie delle locali popolazioni. E fu ancora a un imperatore romano che la regione deve l'individuazione del suo mercato storico: il Nord. Infatti Domiziano, nel 92 d.C., emise un editto in cui era vietata la coltivazione della vite nelle province settentrionali dell'Impero, la Rethia divenne quindi il centro produttivo più vicino cui approvvigionarsi. Fu un successo che durò nei secoli fino all'epoca austro-ungarica in cui logicamente l'enologia della valle dell'Adige conobbe una fase di sviluppo. La valle di Cembra - area bellissima racchiusa tra la valle dell'Adige, la Valsugana e i contrafforti meridionali della catena del Lagorai si estende da Lavis a Faver, verso Cavalese - se turisticamente è ancor poco conosciuta, sotto l'aspetto enologico ha una tradizione che, come abbiamo visto, risale a epoca preromana. In queste terre si può parlare di viticoltura eroica: le viti sono coltivate spesso in stretti fazzoletti di terra ricavati da scoscesi pendii e trattenuti da muretti a secco. I suoi caratteri pedoclimatici (il clima di tipo alpino) favoriscono risultati eccezionali a uve come la Schiava grossa e gentile, il Pinot bianco e lo Chardonnay, ma è soprattutto il Müller Thurgau che vi ha trovato il suo habitat migliore. Il vino prende il nome dal ricercatore svizzero Hermann Müller Thurgau che nel 1881 ha effettuato un incrocio clonale tra i vitigni Riesling renano e Sylvaner. Peraltro secondo le ultime ricerche basate sul dna, gli studiosi ritengono che il secondo vitigno dell'incrocio sia il Chasselas e non più il Sylvaner. La varietà ottenuta è stata introdotta in Italia verso la metà del 1900 (in Trentino sembra nel 1939) e non solo si è ambientata perfettamente nelle vallate trentine con vigneti piantati molto spesso oltre i 500 metri, ma proprio da questo ambiente ha tratto le sue caratteristiche principali particolarmente per quanto riguarda il bouquet ricco di note floreali e fruttate (piccoli frutti di bosco). Due sono i principali fattori che hanno reso i pendii della val Cembra ideali per questo vino: un terreno particolarmente porfirico e un clima caratterizzato da forti escursioni termiche con notti fredde e innalzamento diurno della temperatura grazie all'azione moderatrice svolta dal vento proveniente dal non lontano lago di Garda e dall'esposizione al sole dei vigneti. Le uve nel loro momento ottimale di maturazione hanno un ottimo livello di acidità che passerà al vino, particolarmente aromatico e persistente. è un vitigno a maturazione precoce - la vendemmia avviene verso metà settembre - caratterizzato da una foglia tondeggiante e da un grappolo medio, cilindrico, con un'ala molto pronunciata e mediamente compatto. Gli acini sono medi, elissoidali, di colore giallo - verdognolo, con una buccia pruinosa, sottile, quasi trasparente e con una polpa succosa e incolore. Il vino ha un carattere molto personale e un eccezionale bouquet aromatico esaltato dall'acidità: per questo si esprime al massimo da giovane.
La vinificazione avviene generalmente con macerazione a freddo delle uve parzialmente pigiate per circa 14 ore a bassa temperatura (4-5°C) nella fase precedente la pressatura in modo da facilitare il passaggio delle sostanze aromatiche dalle bucce al mosto, cui segue la usuale vinificazione delle uve bianche con fermentazione, effettuata a temperatura controllata (circa 20°C) per una ventina di giorni. Il Muller Thurgau assume alcune caratteristiche lievemente diverse in Val d'Aosta dove è stato introdotto alla fine degli anni quaranta. La sua zona di produzione è Chambave che presenta forti sbalzi termici specialmente nel periodo di maturazione delle uve. Il colore, pur essendo sempre giallo paglierino, assume note di particolare brillantezza e all'olfatto si presenta con una struttura di particolare finezza con note floreali di fiori bianchi e fruttate con sentori di mela, banana e ananas.
In Italia il Muller Thurgau è coltivato oltre che in Trentina, Alto Adige e Valle d'Aosta anche in Friuli, Lombardia, Emilia e Romagna e recentemente in Sicilia con sorprendenti risultati. Trentina e Alto Adige producono circa il 90% delle uve Muller Thurgau. Sono oltre 550 gli ettari coltivati in Trentino (circa 300 in val Cembra) con un produzione di circa 100.000 quintali di uve delle quali oltre il 70% relative a produzioni Doc. Un rapporto eccezionale che testimonia l'alto livello dell'enologia trentina. Di 30.000 quintali è invece la produzione altoatesina. Al Muller Thurgau attualmente fanno riferimento cinque diverse Doc.
All'estero è molto diffuso in Austria, Germania, Svizzera, ma anche in Paesi extraeuropei come la Nuova Zelanda e il Giappone.

Salvatore Longo