Groppello? Spesso quando si nomina questo vino al di fuori dell'area gardesana ti guardano in modo interlocutorio e - lo si vede dalle espressioni - cercano disperatamente di capire a che vino ti riferisci, quale nome un vuoto di memoria ti ha fatto storpiare. Si tratta invece di un'uva autoctona coltivata nella parte più occidentale del lago di Garda: la Valtenesi, e in una piccola enclave della Val di Non e della Valle dei laghi in Trentino. Il suo nome affonda le radici nel dialetto (o nei dialetti?) veneto e deriva da 'grop” che significa groppo, nodo, intreccio ed è proprio l'immagine suscitata da quest'uva i cui piccoli acini si attorcigliano l'uno con l'altro quasi come un nodo indistricabile, un groppo appunto. Storicamente non si tratta di un'unica varietà di uva in quanto il nome Groppello è stato utilizzato fin dall'antichità per indicare uve spesso tra loro diverse, ma accomunate dall'avere un grappolo più che compatto, intricato. Non si hanno notizie sulle origini del Groppello, certo è che i principali autori latini da Catone a Virgilio lo citano senza peraltro lasciarne una descrizione, lo stesso Plinio, cui siamo debitori di dettagliati racconti sulle diverse uve, lo cita soltanto. Le prime notizie certe risalgono agli scritti di Pier De Crescenzi che intorno al 1300 lo identifica con il vitigno gardesano più tipico, già allora coltivato in Valtenesi: il Pignolo. è però solo nel XVI secolo che troviamo notizie più dettagliate: sono il Gallo e il Bacci i due studiosi che paragonano il Groppello alle Pignole coltivate tra l'area della Franciacorta e il lago d'Iseo. Dagli scritti del Gallo apprendiamo che il Groppello assumeva nomi diversi a seconda della zona in cui era coltivato. Pare quindi logica la deduzione fatta dal Marzotto qualche secolo dopo (inizi del Novecento) sull'esistenza di un'unica famiglia di vitigni da lui denominata Groppellone. Nella storia del Groppello si è inserita una nuova problematica: qual è in realtà la sua zona di origine? Secondo alcuni studiosi il Groppello di Revò coltivato sulle colline di questa cittadina trentina sarebbe il progenitore delle varietà bresciane. Tesi che è stata confutata dai ricercatori dell'Istituto agrario di San Michele all'Adige (Tn) che hanno dimostrato sulla base del dna la presenza di elementi assolutamente differenti tra il Groppello di Revò e i campioni provenienti sia dalla Valtenesi sia da Conegliano Veneto. Il Groppello in epoca prefillossera presente in Veneto (Vicenza, Verona e Treviso), Trentino (val di Non) e Lombardia (Brescia e Bergamo) è stato progressivamente sostituito da altri vitigni giudicati più convenienti e oggi è coltivato soprattutto sulla sponda bresciana del lago di Garda. La varietà attualmente più diffusa è il Groppello Gentile le cui principali differenze rispetto alle altre varietà sono rappresentate dalla forma dell'apice e dal grappolo sempre alato. Il grappolo è tendenzialmente di forma cilindrica e di dimensioni medie, molto compatto. Gli acini, sferici, risultano appiattiti da un lato dalla compressione dovuta alla loro compattezza. Le dimensioni sono medie e la buccia di colore blu-violetto è pruinosa, molto sottile e di media consistenza. La vendemmia avviene in genere nelle prime settimane di settembre. Il Groppello è vinificato in purezza nelle due Doc Garda Bresciano e Garda, altrimenti è utilizzato in uvaggi con Marzemino, Barbera e Sangiovese. Può essere vinificato anche in rosato dando origine a chiaretti di buon livello. A Padenghe sul Garda esiste da oltre un trentennio la Confraternita del Groppello che da qualche anno dà vita alla rassegna enogastronomica "Un piatto con il Groppello".

Salvatore Longo