Il Tocai torna a far parlare di sè, forse per l'ultima volta. Infatti, ancora pochi mesi (marzo 2007) e poi l'Italia rinuncerà al nome di uno dei suoi vini più amati e conosciuti. Noto per la sua origine friulana ma apprezzato in tutta l'area veneta, pare che la scelta più gettonata ricada proprio sul nome 'Friulano”. La questione sulla denominazione è divenuta, quindi, un fenomeno nazionale che ha riportato alla luce antiche leggende e curiosità interessanti.
Nell'area del triveneto è il vino più consumato in occasione di aperitivi e buffet, oltre che uno dei maggiormente prodotti. Il Tocai fa parlare di sè a causa dell'imminente cambio del nome e grazie alla recente manifestazione di Portogruaro che, ancora una volta, ne ha suggellato l'importanza. Ma poco o nulla si conosce su quando la vite sia apparsa in Friuli (e in tutto il nord est) o quale popolazione l'abbia introdotta: è certo che la tradizione vitivinicola friulana si perde nella notte dei tempi. Secondo alcune fonti furono gli Eneti tra il XIII e il XII secolo a.C. a introdurre la vite ma non si ha alcuna testimonianza sufficientemente certa - salvo alcuni reperti archeologici funerari con raffigurate libagioni - fino agli scritti di Plinio il Vecchio che ci informa sull'esistenza nella zona dell'alto Adriatico di vini molto gradevoli, a volte importanti, come il Pucinum cui venivano attribuite virtù terapeutiche. Narra Plinio che Livia Drusilla riteneva di dover a un equilibrato uso di quel vino la propria longevità. Dai suoi scritti si deduce comunque come la viticoltura avesse già raggiunto un significativo livello qualitativo derivante dall'adozione di tecniche di vinificazione. I Romani diedero grande importanza alla viticoltura come strumento programmato di sviluppo della zona: infatti nel II secolo d.C. fondarono la città di Aquileia e vi inviarono 15.000 coloni che svilupparono una cultura intensiva della vite. Da allora la fama dei vini dell'area a Est del Tagliamento è stata costante: negli scritti di Teodato del 534 troviamo l'elogio dei vini di Aquileia e Cividale, la viticoltura friulana superò indenne anche il Medioevo e giunse attraverso i successi del Rinascimento a un momento di sviluppo sotto l'imperatrice Maria Teresa d'Austria che portò l'enologia friulana a nuovi splendori. La lungimiranza dell'imperatrice è testimoniata dall'aver nel 1787 avviato il primo catasto dei vigneti su base qualitativa; se fosse stato portato a compimento, il Friuli avrebbe preceduto la Francia in cui la prima classificazione dei cru è 'soltanto” del 1855. Molti i vitigni coltivati, autoctoni e no, moltissimi e di gran pregio i vini che hanno fatto del Friuli una stella dell'enologia mondiale. Il Tocai Friulano è certamente tra i vini più conosciuti e diffusi della regione. Vino le cui origini si perdono nella leggenda e si devono proprio a questa incertezza le complesse vicende che lo hanno contrapposto per l'utilizzo del nome 'Tocai”- purtroppo con esito negativo - all'omonimo vino ungherese formato dai tre vitigni: Harslevelu, Muscat Lunel e Furmint. Secondo la leggenda nella famiglia dei conti Formentini - presenti in Friuli fin dal 1200 e sicuramente stabilitisi a San Floriano del Collio nel 1520 - la baronessa Aurora, figlia del generale Carlo consigliere dell'imperatore Ferdinando, sposò nel 1632 il conte ungherese Giovanni Batthyany e portò in dote, tra gli altri beni, barbatelle di Furmint (vitigno peraltro diverso dal Tocai friulano) unitamente a contadini sloveni, esperti nella coltivazione della vite, che dicevano del loro vitigno 'je tukaj” (è di qui), storpiato dagli Ungheresi in Tokay. Fin qui la leggenda. Peraltro i documenti dotali relativi alle nozze ungheresi della contessa Aurora trovati recentemente sembrano almeno in parte confermare il racconto popolare poiché indicano tra l'altro "Vitti di toccai .. .300". Indipendentemente dalle leggende o dai documenti storici è sotto l'aspetto enologico che la decisione di impedire al vino friulano di definirsi tocai lascia perplessi. Infatti gli studi condotti hanno concordemente appurato che non vi è alcuna parentela tra il vino italiano e il Tokaij ungherese poiché il vitigno che origina il vino ungherese, il furmint, non ha nulla in comune con quello alla base del vino friulano. Parimenti risultano totalmente diversi il francese Tokai Princesse il cui vitigno è ancora il furmint e l'alsaziano Tokay Pinot Gris che è in effetti un Pinot grigio. Non risultavano però chiare le origini e l'identità del vitigno italiano. Recenti studi avrebbero identificato nel Sauvignonasse - un vecchio vitigno francese, conosciuto anche come Sauvignon Vert, una volta molto diffuso nella zona di Bordeaux e poi abbandonato a favore del Sauvignon Blanc - un vitigno coincidente con il Tocai friulano. Le successive sperimentazioni hanno confermato questa coincidenza. Anche sotto l'aspetto organolettico il tocai friulano (unicamente secco) si differenzia totalmente da quello ungherese che se Szamorodni è secco o dolce, se Aszu liquoroso. Inoltre in entrambe le sottotipologie del Tokaji ungherese è presente la botrite, assente invece nel vino friulano. Il cambio di denominazione che dovrà avvenire entro il marzo 2007 - pone la problematica anche al di fuori del Friuli, essendo il Tocai friulano diffuso anche in Veneto fino al lago di Garda e in Lombardia (Mantova). Le Doc che prevedono questo vitigno in purezza sono numerose: tutte le friulane, con l'eccezione della Doc Carso, e le Doc interregionali Lison-Pramagggiore, San Martino della Battaglia e Garda, Consorzio tutela vini Doc Friuli Aquileia, Collio, Friuli Grave, Consorzio Friuli Latisana, Vini Doc Friuli Isonzo. Il vitigno ha inoltre una variante veneta denominata Tocai Italico con le Doc Piave, Colli Berici, Colli Euganei, Breganze Bianco e Merlara Bianco in cui è previsto in purezza, così come nella lombarda Doc Garda Colli Mantovani. Il vitigno Tocai Friulano è caratterizzato da una foglia medio-grande, di colore verde chiaro e opaca. Il grappolo è di grandezza media, cilindrico, compatto e caratterizzato da due ali. l'acino è tondo e di dimensioni medie con buccia spessa e pruinosa, giallo dorata e leggermente punteggiata, ma può anche essere di colore verde: dipende dal clone e dal terreno di coltivazione. La vendemmia avviene di massima nella prima metà di settembre.

Salvatore Longo