CONSUMI DI VINO AL BAR + 18,7% IN DUE ANNI
Mai come in questi anni il vino sembra essere diventato una delle bevande maggiormente richieste nei bar italiani, con un incremento che sfiora il 20% solo nell'ultimo biennio. Un trend che emerge chiaramente dai dati raccolti da Cda - Consorzio distributori alimentari, che con i suoi 97 soci è oggi il più importante gruppo indipendente italiano di distributori di bevande. Un exploit dovuto innanzitutto al cambiamento del consumatore: «è importante sapere la zona di provenienza del vino», dichiara il 43% dei consumatori tra i 15 e i 74 anni intervistati da Cda, mentre il 36% desidererebbe intendersi maggiormente di vino. C'è poi una forte propensione alla degustazione del vino 'fuori casa”: «mi piacciono quei locali che ti danno la possibilità di ordinare a bicchiere» - dice il 45% dei consumatori interpellati; «mi sono avvicinato al vino grazie a nuovi locali come wine bar» - aggiunge il 10%; o come ottima occasione per «ritrovarsi e socializzare», secondo il 51% degli intervistati (in netto aumento rispetto al 40% del 2002). Per quanto riguarda le preferenze i rossi sono in netto vantaggio con il 41,3%, mentre i vini piemontesi sono considerati quelli di migliore qualità (23,6%). Ai toscani invece la medaglia d'oro per la genuinità (15%) e per l'immagine di 'vini di moda” (20%).
In questi anni si è modificata, come abbiamo più volte sottolineato, la funzione del bar che ha unito alla sua formula originale di colazione al mattino, una proposta a 360° che risponde alle differenti esigenze di consumo, dall'aperitivo all'intrattenimento dopo cena. Il bar ha quindi trovato nel vino un ottimo alleato, non solo per la pausa aperitivo, ma come logico accompagnamento al consumo di pasti veloci o come un valido complemento nel dopo cena. Eppure, nonostante questa crescita e la consistenza numerica dei punti vendita (in Italia se ne contano circa 125.000 capillarmente distribuiti su tutto il territorio), il bar continua ad essere trascurato dalla distribuzione, che per il vino preferisce focalizzare la propria attenzione sulla ristorazione. Il risultato è una vera e propria mancanza di 'cultura del vino”, mentre il livello di conoscenza degli operatori (così come quello dei consumatori) necessita di una preparazione approfondita. Proprio per questo motivo Cda, in stretta collaborazione con MiWine e Ais (Associazione italiana sommelier) ha dato vita al MiWine Bar Tour 2006, il primo 'Master italiano sul vino al bar”, un interessante progetto di formazione e di aggiornamento professionale indirizzato ai responsabili di bar, wine bar, locali serali e notturni che ha dato risultati interessanti per la partecipazione.
In questi anni si è modificata, come abbiamo più volte sottolineato, la funzione del bar che ha unito alla sua formula originale di colazione al mattino, una proposta a 360° che risponde alle differenti esigenze di consumo, dall'aperitivo all'intrattenimento dopo cena. Il bar ha quindi trovato nel vino un ottimo alleato, non solo per la pausa aperitivo, ma come logico accompagnamento al consumo di pasti veloci o come un valido complemento nel dopo cena. Eppure, nonostante questa crescita e la consistenza numerica dei punti vendita (in Italia se ne contano circa 125.000 capillarmente distribuiti su tutto il territorio), il bar continua ad essere trascurato dalla distribuzione, che per il vino preferisce focalizzare la propria attenzione sulla ristorazione. Il risultato è una vera e propria mancanza di 'cultura del vino”, mentre il livello di conoscenza degli operatori (così come quello dei consumatori) necessita di una preparazione approfondita. Proprio per questo motivo Cda, in stretta collaborazione con MiWine e Ais (Associazione italiana sommelier) ha dato vita al MiWine Bar Tour 2006, il primo 'Master italiano sul vino al bar”, un interessante progetto di formazione e di aggiornamento professionale indirizzato ai responsabili di bar, wine bar, locali serali e notturni che ha dato risultati interessanti per la partecipazione.

