2006: TROPPI SPUMANTI,CONSUMATORI IN TILT
Nel mondo degli spumanti c'è da tempo la necessità di fare chiarezza. La dizione 'spumante” è vista spesso in negativo, con l'aggravante che tante volte si sono anche inventati nomi di fantasia che non hanno cambiato la situazione. Il tutto mentre sono almeno una trentina le Doc che possono produrre spumante. Per tentare di armonizzare le norme nazionali sui vini spumanti, e quindi sulle etichette, il Forum 2005 Spumanti d'Italia di Villa dei Cedri ha istituito un gruppo di lavoro che ha elaborato una prima proposta (inviata anche ai rappresentanti della filiera e al Comitato nazionale vini del ministero dell'Agricoltura) che punta a salvaguardare i diritti acquisiti dai diversi territori Docg e Doc e la legge che istituisce i Talento, creando una logica di 'appartenenza e di ordine” rispetto alle due grandi famiglie di spumanti italiani: gli Charmat, ottenuti nelle grandi botti e i metodo Classico della rifermentazione in bottiglia. Proprio sulla base di queste due grandi famiglie di spumanti si è pensato di raggruppare tipologie e denominazioni produttive in due distinte piramidi in funzione dell'origine e della 'patente” attuale che risponde alle volontà dei produttori. Per il vino ottenuto con la rifermentazione in bottiglia (metodo Classico) la piramide immaginata ha 3 gradini. Il primo è costituito da tutta la produzione nazionale che non ha un spumante senza distinzione di uve e di origine, con massima libertà di impresa come già oggi avviene.
Il secondo gradino si basa sulla produzione identificata con il termine Talento (che ha dei vincoli di produzione), stimolando i disciplinari a scegliere se continuare o no a produrre uno spumante con solo 'metodo Classico”. Il terzo gradino è riservato infine alle Docg e Doc che hanno già un disciplinare esclusivo per la produzione di un 'metodo Classico”, o che sceglieranno di averlo per eliminare dizioni facoltative e puntare solo sulla denominazione di territorio. è il caso di Franciacorta, Trento e Alta Langa per citare quelli di tre diverse regioni italiane. Per la famiglia degli spumanti d'Italia più numerosa e più riconosciuta nel mondo, gli Charmat (ottenuti con rifermentazione in grandi botti), è già prevista in etichetta la scritta 'vino spumante”, termine tradotto in tutte le lingue del mondo, ma ciò non basta perché occorre una nuova identità più forte e qualitativamente certa. La parola 'spumante” deveessere un ' marchio di identità riconosciuto” per provenienza, per cultura, per qualità. Un brand, si direbbe, come è stato il termine ' champenoise” per i francesi per oltre 2 secoli. Per questo motivo il gruppo di lavoro del Forum propone di togliere il termine spumante per i vini 'ottenuti con aggiunta di anidride carbonica”, un uso che appare come una forma di livellamento al ribasso che non qualifica l'immagine. Su queste basi, la seconda piramide (costituita da due soli gradini) dovrebbe avere una base costituita da tutti gli spumanti nazionali ottenuti con qualsiasi uva e uvaggio, con o senza un disciplinare di produzione e prodotti in una regione determinata. Il secondo gradino è previsto invece solo per i vini spumanti che hanno un disciplinare di produzione (quindi vsqprd) specifico ed esclusivo per quel vino, come per l'Asti spumante docg (il vino spumante dolce più diffuso al mondo) e per il Prosecco doc Spumante Conegliano Valdobbiadene, il vino spumante secco italiano più noto e diffuso. A questo punto si può ritenere aperta la discussione. A quanto sembra al Forum si attendono contributi e integrazioni (e forse critiche...). Le occasioni per un confronto non mancheranno. Basti solo pensare al convegno convegno specifico a Villa dei Cedri, previsto in settembre durante la seconda edizione del Forum Spumanti d'Italia.
Il secondo gradino si basa sulla produzione identificata con il termine Talento (che ha dei vincoli di produzione), stimolando i disciplinari a scegliere se continuare o no a produrre uno spumante con solo 'metodo Classico”. Il terzo gradino è riservato infine alle Docg e Doc che hanno già un disciplinare esclusivo per la produzione di un 'metodo Classico”, o che sceglieranno di averlo per eliminare dizioni facoltative e puntare solo sulla denominazione di territorio. è il caso di Franciacorta, Trento e Alta Langa per citare quelli di tre diverse regioni italiane. Per la famiglia degli spumanti d'Italia più numerosa e più riconosciuta nel mondo, gli Charmat (ottenuti con rifermentazione in grandi botti), è già prevista in etichetta la scritta 'vino spumante”, termine tradotto in tutte le lingue del mondo, ma ciò non basta perché occorre una nuova identità più forte e qualitativamente certa. La parola 'spumante” deveessere un ' marchio di identità riconosciuto” per provenienza, per cultura, per qualità. Un brand, si direbbe, come è stato il termine ' champenoise” per i francesi per oltre 2 secoli. Per questo motivo il gruppo di lavoro del Forum propone di togliere il termine spumante per i vini 'ottenuti con aggiunta di anidride carbonica”, un uso che appare come una forma di livellamento al ribasso che non qualifica l'immagine. Su queste basi, la seconda piramide (costituita da due soli gradini) dovrebbe avere una base costituita da tutti gli spumanti nazionali ottenuti con qualsiasi uva e uvaggio, con o senza un disciplinare di produzione e prodotti in una regione determinata. Il secondo gradino è previsto invece solo per i vini spumanti che hanno un disciplinare di produzione (quindi vsqprd) specifico ed esclusivo per quel vino, come per l'Asti spumante docg (il vino spumante dolce più diffuso al mondo) e per il Prosecco doc Spumante Conegliano Valdobbiadene, il vino spumante secco italiano più noto e diffuso. A questo punto si può ritenere aperta la discussione. A quanto sembra al Forum si attendono contributi e integrazioni (e forse critiche...). Le occasioni per un confronto non mancheranno. Basti solo pensare al convegno convegno specifico a Villa dei Cedri, previsto in settembre durante la seconda edizione del Forum Spumanti d'Italia.

