GRANDI VINI DELLA VALTELLINA INFERNO
L'Inferno è uno dei grandi vini della Valtellina. Così veniva descritto, nel poemetto Dionisos, dall'abate Morelli: 'Paradiso di Bacco è quell'Inferno rosso di brace e fiamma, che odore infuso di prugne e more emana e che al Paradiso è meglio preferire”. Gli scrittori latini, da Plinio il Vecchio a Virgilio, furono i primi a celebrare i fasti dell'enologia valtellinese, le cui origini risalgono ai tempi degli etruschi e dei liguri, abitanti della regione in epoca preromana che per primi strapparono faticosamente alle montagne gli spazi dei vigneti. A distanza di secoli la tipologia del lavoro non è mutata di molto per le caratteristiche morfologiche del territorio che limitano l'utilizzo delle moderne tecnologie. Il nebbiolo - chiavennasca secondo la denominazione locale - è il vitigno coltivato sulle terrazze di argilla e di silicio che fin oltre i 600 metri caratterizzano per oltre 30 chilometri le montagne sul lato destro della valle (quello più soleggiato) e in cui si susseguono le quattro sottodenominazioni della docg Valtellina superiore: Sassella, Grumello, Inferno e Vagella. L'Inferno è quello più strutturato e deve il suo nome alle alte temperature dovute al riverbero del sole sulle rocce che circondano i terrazzamenti e che rendono un ‘inferno' il lavoro. I vigneti terrazzati sono frutto dell'attività dell'uomo che li costruì portando a spalle la terra dal fondovalle su questi scoscesi pendii ben esposti al sole, riparati dai venti del nord e percorsi invece dalla ‘breva', vento leggero che soffia dal lago di Como nella tarda primavera e in estate con una corrente d'aria tiepida che favorisce l'impollinazione e asciuga il terreno. Quella dell'Inferno è la più piccola fra le sottozone della docg, le viti sono generalmente tra i 350 e i 500 metri, ma alcuni filari sono piantati anche oltre gli 800. E' un vino dal carattere deciso di grande ampiezza aromatica, dal sapore asciutto e nervoso, è molto longevo e si ammorbidisce con l'invecchiamento. Deriva dalla vinificazione di uve chiavennasca o in purezza o con un minimo del 90%. Il chiavennasca è caratterizzato da varietà morfologiche che si riflettono nei tre biotipi in cui si articola: Brotti, Chiavennascone e Intagliata. Il grappolo è sempre di media grandezza, tendenzialmente cilindrico, allungato e mediamente spargolo. Gli acini sono medio-piccoli, ellissoidali, non sempre uniformi nelle dimensioni e di colore blu nero. La buccia è sottile e consistente. La maturazione tardiva può variare (anche di 20 giorni) con la disposizione dei vigneti in quota. Da Poggiridenti inizia il Circuito dell'Inferno che si sviluppa verso Tresivio lungo la panoramica dei castelli incontrando numerose chiese risalenti ai secoli XVI e XVII. A 2 km da Poggiridenti con un percorso che inizia da una deviazione poco prima della Madonna del Carmine e si sviluppa lungo una mulattiera si attraversa in circa un'ora tutta la zona vitata a Inferno. Salvatore Longo SCHEDA TECNICA ONAV: INFERNO
Zona di produzione Intorno a Chiuro - circa 12 comuni tra Poggiridenti e Tresivio - per un'estensione di 68 ettari sulle pendici delle Alpi Retiche Vinificazione: l'uva raccolta tra la metà di ottobre e l'inizio di novembre è vinificata ‘in rosso'. La macerazione delle bucce nel mosto è di 10 giorni. Fermentazione a 28-30° Vitigno: nebbiolo (minimo 90%), pignola, rossola, prugnola o pinot nero Resa massima: 8t/ha Tipo: fermo Colore: rosso rubino intenso tendente all' arancione Al naso: di buona finezza, intenso con note di frutta rossa (prugna, mora). Spezie e cuoio nella fase di invecchiamento In bocca: asciutto, sapido, ben strutturato, elegante, armonico, morbido con gradevole tannicità. Lunga la persistenza Temperatura di servizio: 20°C Gradazione alcolica minima: 12% - 12,5% Affinamento: 25 mesi minimo, per la riserva almeno 37 Consumo ideale: dopo 4-5 anni Abbinamento Cacciagione, carni rosse (arrosto e ai ferri), formaggi stagionati (bitto, casera) e naturalmente i tradizionali piatti valtellinesi, dai pizzoccheri alla polenta taragna.

