Storia antica quella della vite in Toscana e con caratteristiche particolari. Le sue origini sono, infatti, remote, come pianta spontanea prosperava già in epoca antecedente agli Etruschi. Furono peraltro costoro che ne iniziarono la coltivazione in modo razionale (come testimoniano numerosi ritrovamenti nelle colline intorno a Castellina) e migliorarono - anche per l'influsso dei contatti con i Greci - le tecniche di vinificazione ottenendo una produzione vinicola tale da avviare una fiorente attività commerciale nell'area del Mediterraneo. Stranamente anche Plinio il Vecchio - che ci ha lasciato notazioni precise sui vini di molte aree italiane - ignora i vini toscani che devono attendere l'Alto Medioevo (in coincidenza con la crisi di molte aree più famose) per iniziare a essere conosciuti e apprezzati: già nel 1100 i vigneti in piena espansione - anche nel centro di Firenze dove sorgeva la Chiesa di Santa Maria delle Vigne - si identificavano con le prime famiglie nobili. Ecco un'altra particolarità dell'enologia toscana: i nomi simbolo del vino toscano dai Ricasoli (a Brolio fin dal 1141) agli Antinori (vignaioli dal 1385) risalgono tutti all'inizio dello scorso millennio.

 Sempre in scritti di quegli anni appaiono i nomi degli attuali vitigni come il Montepulciano, i Trebbiani, le Malvasie e i Sangiovesi. Da allora è stato un continuo crescendo di fama e notorietà per il vino toscano, come testimoniano gli scritti di Leandro Alberti e Andrea Bacci. Risalgono al 1716 per volontà del Granduca di Toscana Cosimo III de' Medici le prime regolamentazioni in cui per alcuni vini (Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno di Sopra) si stabilivano regole e delimitazioni delle aree e dei confini. Per il Chianti era identificata un'area di produzione non molto dissimile da quella dell'attuale Docg Chianti Classico. Negli stessi anni apparve il primo trattato sull'enologia toscana. Anche la famosa Accademia dei Georgofili se ne occupò. Nel 1896 il ministero dell'Agricoltura dichiarò che la Toscana era la prima regione italiana a produrre un vino rosso le cui caratteristiche rispettavano i gusti dei consumatori.

Era il Chianti, il vino per decenni simbolo dell'enologia italiana, specialmente all'estero, dove il tradizionale 'fiasco impagliato” era amato e contraffatto. Era stato il barone Bettino Ricasoli (già membro dell'Accademia dei Georgofili) a dedicarsi nella tenuta di Brolio alla ricerca giungendo all'identificazione nel 1874 - dopo molteplici esperimenti - dell'uvaggio del Chianti e a stabilirne i metodi di coltura e vinificazione. L'uvaggio identificato dal Ricasoli comprendeva 70% di Sangiovese, 15% di Canaiolo, 10% di Trebbiano e Malvasia e 5% di altri vitigni tra cui il Mammolo e il Colorino. Fu subito successo: nel 1878 il Chianti vinse all'esposizione di Parigi la sua prima medaglia d'oro. L'attuale area di produzione di vino Chianti, molto ampia (comprende le province di Firenze, Siena, Arezzo, Pisa e Pistoia), ha il suo cuore nella zona tra Firenze e Siena in un suggestivo susseguirsi di colline ricoperte di viti alternate agli ulivi: è la zona del Chianti Classico.

è anche l'area d'origine del nome Chianti (forse di provenienza etrusca). Tale territorio nel sistema delle leghe (su cui era articolato il sistema amministrativo toscano dal Duecento fino a quando nel 1774 il Granduca Pietro Leopoldo lo sostituì con le municipalità) costituiva la Lega del Chianti - creata in seguito al trattato di Fonterutoli che attribuiva a Firenze la potestà su gran parte del Chiantigiano e formata dai comuni di Radda (dal 1384 capitale della Lega), Castellina e Gaiole - che aveva assunto un Gallo Nero come emblema. Tale simbolo fu ripreso, anche come denominazione, nel 1924 da un gruppo di 33 produttori che crearono un consorzio con lo scopo di tutelare il Chianti e il suo marchio.
Era l'antenato dell'attuale "Consorzio del Chianti Classico". La definizione di Chianti Classico è recente: risale a un Regio Decreto del 31 luglio 1932. Il Chianti Classico presenta maggiori struttura, finezza e predisposizione all'affinamento rispetto al Chianti delle varie zone.
La Riserva è caratterizzata da complessità e armonia notevoli. Per il Chianti sono previste le seguenti sottozone: Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina, ognuna con proprie caratteristiche di resa, titolo alcolometrico e affinamento.

Salvatore Longo