LAMBRUSCO MANTOVANO, DELIZIA DEI TEMPI ANTICHI
Fu il grande poeta latino Virgilio il primo testimonial della bontà del vino mantovano: infatti leggiamo nelle sue opere che lo giudicava secondo solo al Falerno, il più famoso dei vini dell'antichità. I suoi scritti indicano inoltre che la coltura della vite si era affermata sulle colline del mantovano in epoca forse anche antecedente alla presenza romana. Dobbiamo attendere, invece, il 765 d.C. per avere notizie su una coltivazione in pianura e giungere intorno al 1100 per registrarne un'importante fase di sviluppo, mentre si deve alle riconversioni rese necessarie dalla tragedia della fillossera la nascita di una moderna viticoltura. La tradizione mantovana della cooperazione caratterizzò il comparto vinicolo e nei primi decenni del Novecento furono fondate sette Cantine sociali attorno alle quali si sviluppò l'attività del settore, con i pregi e i limiti propri di queste istituzioni. Nella seconda metà del secolo scorso fu avviata un'attenta politica di riconversione colturale che portò all'identificazione, a partire dal 1987, delle due zone in cui è stata delimitata l'area di produzione del Lambrusco Mantovano Doc. Vino di antica tradizione (la sua produzione risale ai tempi dei Benedettini) è stato conosciuto e apprezzato in tutt'Europa fin dai tempi antichi e gli emigranti della Bassa lo portavano nelle Americhe come simbolo della propria terra. Vino moderatamente frizzante, deve la spuma evanescente - una delle sue caratteristiche principali - al processo di rifermentazione naturale. Per la dolcificazione il disciplinare prevede solo l'uso di mosti d'uva o mosti concentrati, provenienti dalle uve previste per la produzione di questa doc. è la più recente delle Doc lombarde e il disciplinare individua due disgiunte zone di produzione: il Viadanese, cioè il territorio compreso tra l'Oglio e il Po, e l'Oltrepò Mantovano. I vitigni previsti sono: Lambrusco Viadanese o Groppello Ruberti, Lambrusco Maestri o Groppello Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Salamino, Ancellotta e Fortana o Uva d'oro.
SCHEDA TECNICA ONAV: LAMBRUSCO MANTOVANO
Gli itinerari del Lambrusco
La duplicità delle aree di produzione suggerisce la possibilità di itinerari diversi, alla ricerca dei sapori della tradizione, ma anche dei paesaggi e delle località tipiche e storiche, di cui il mantovano è ricco, oltre naturalmente per visitare le cantine in cui si sarà sempre benvenuti. Partendo da Mantova, di cui è inutile ricordare le tante bellezze artistiche e paesaggistiche, si può raggiungere Sabbioneta, definita enfaticamente, ma non molto, la "piccola Atene dei Gonzaga", percorrendo una strada che si snoda tra pioppeti e frutteti tra i quali emergono cascinali e cantine. Superata Sabbioneta, non senza però aver effettuato una deliziosa sosta per assaporare gli agnolotti alla sabbioneta fatti con carne di vitello, si raggiunge Viadana, il centro di questa zona della doc, in cui dopo aver dato un'occhiata alle molte testimonianze artistiche, possiamo degustare i Lambrusco della locale Cantina Sociale, accompagnati da un ottimo culatello o da un piatto della cucina tradizionale: la focaccia Lu'Adl (focaccia con strutto).
In quest'area merita attenzione una visita alla cantina – tutta al femminile in quanto condotta da due donne – l'unico esempio di Lambrusco Viadanese Sabbionetano prodotto da uve di coltivazione biologica. Un secondo percorso si può snodare nelle terre della tradizione benedettina facendo perno sull'Abbazia di Polirone che risale al 1700, anno in cui Tebaldo di Canossa affidò ad alcuni monaci una chiesa e alcuni terreni circostanti.
L'abbazia svolse un ruolo molto importante, non solo nella promozione della viticoltura e di tutto il comparto agricolo nell'area compresa tra il Po e il Secchia, ma anche nello sviluppo di una politica di bonifica. Sono le terre in cui, secondo la tradizione, Papa Leone Magno fermò Attila.
Vi troviamo centri come Gonzaga, in cui nella seconda settimana di settembre si svolge la tradizionale festa millenaria. In tale occasione, nelle 'bettolacce” troviamo tortelli di zucca, maccheroni con anitra e molte altre specialità locali annaffiate dal Lambrusco e, come aperitivo o digestivo, il 'lev'r in vin” (tazza di brodo con aggiunta di Lambrusco).
Poggio Rusco (borgo donato da Ottone III nel 997 al vescovo di Mantova) può essere l'ultima tappa di questo suggestivo percorso tra storia e cantine tra le più importanti del territorio. Molti altri possono essere i percorsi tra sapori e storia alla ricerca delle Cantine del Lambrusco Mantovano, un vino che prima di essere una Doc è il simbolo di un territorio, di una storia e di una cultura.
Salvatore Longo
SCHEDA TECNICA ONAV: LAMBRUSCO MANTOVANO
Vitigni: Lambrusco delle varietà Viadanese, Maestri, Marani, Salamino (almeno 85%), Ancellotta e Fortana (max 15%) Tipologia: frizzante Colore: rosso rubino con riflessi porpora Al naso: vinoso con sentori di viola e di piccoli frutti rossi In bocca: sensazioni di freschezza e semplicità Gradazione alcolica: 10,5% Invecchiamento: mediamente un anno Temperature di servizio: 12 - 14°C
Gli itinerari del Lambrusco
La duplicità delle aree di produzione suggerisce la possibilità di itinerari diversi, alla ricerca dei sapori della tradizione, ma anche dei paesaggi e delle località tipiche e storiche, di cui il mantovano è ricco, oltre naturalmente per visitare le cantine in cui si sarà sempre benvenuti. Partendo da Mantova, di cui è inutile ricordare le tante bellezze artistiche e paesaggistiche, si può raggiungere Sabbioneta, definita enfaticamente, ma non molto, la "piccola Atene dei Gonzaga", percorrendo una strada che si snoda tra pioppeti e frutteti tra i quali emergono cascinali e cantine. Superata Sabbioneta, non senza però aver effettuato una deliziosa sosta per assaporare gli agnolotti alla sabbioneta fatti con carne di vitello, si raggiunge Viadana, il centro di questa zona della doc, in cui dopo aver dato un'occhiata alle molte testimonianze artistiche, possiamo degustare i Lambrusco della locale Cantina Sociale, accompagnati da un ottimo culatello o da un piatto della cucina tradizionale: la focaccia Lu'Adl (focaccia con strutto).
In quest'area merita attenzione una visita alla cantina – tutta al femminile in quanto condotta da due donne – l'unico esempio di Lambrusco Viadanese Sabbionetano prodotto da uve di coltivazione biologica. Un secondo percorso si può snodare nelle terre della tradizione benedettina facendo perno sull'Abbazia di Polirone che risale al 1700, anno in cui Tebaldo di Canossa affidò ad alcuni monaci una chiesa e alcuni terreni circostanti.
L'abbazia svolse un ruolo molto importante, non solo nella promozione della viticoltura e di tutto il comparto agricolo nell'area compresa tra il Po e il Secchia, ma anche nello sviluppo di una politica di bonifica. Sono le terre in cui, secondo la tradizione, Papa Leone Magno fermò Attila.
Vi troviamo centri come Gonzaga, in cui nella seconda settimana di settembre si svolge la tradizionale festa millenaria. In tale occasione, nelle 'bettolacce” troviamo tortelli di zucca, maccheroni con anitra e molte altre specialità locali annaffiate dal Lambrusco e, come aperitivo o digestivo, il 'lev'r in vin” (tazza di brodo con aggiunta di Lambrusco).
Poggio Rusco (borgo donato da Ottone III nel 997 al vescovo di Mantova) può essere l'ultima tappa di questo suggestivo percorso tra storia e cantine tra le più importanti del territorio. Molti altri possono essere i percorsi tra sapori e storia alla ricerca delle Cantine del Lambrusco Mantovano, un vino che prima di essere una Doc è il simbolo di un territorio, di una storia e di una cultura.
Salvatore Longo

