AUSTRALIA E REGOLE EUROPEE SCHIACCIANO IL VINO SICILIANO
Per il vino siciliano, recente frontiera dell'enologia italiana, il 2005 presenta due nemici da battere: le regole troppe rigide all'interno, imposte dall'Unione europea, e la concorrenza sleale, agevolata dal liberismo europeo verso i Paesi terzi, che viene dal sud del mondo, Australia in testa. Il segnale di guerra è stato lanciato dai produttori isolani che hanno trovato in Giulia Adamo, presidente della Provincia di Trapani, la loro paladina. Forte dei due milioni di ettolitri di vino invenduto nella sola provincia di Trapani (sui 7 milioni di produzione totale di tutta la Regione), la presidente Adamo chiede senza mezzi termini la «distillazione di crisi, ma anche interventi risolutivi contro la concorrenza sleale dell'Australia, che è il grande pericolo di oggi». Dalla tribuna di Wine Sicily, la fiera svoltasi a Marsala a metà maggio del 2005, due avvocati, Luciano Di Via e Aurelio Pappalardo e un europarlamentare, Giuseppe Castiglione, hanno puntato il dito, dati alla mano, contro l'Unione europea che, attraverso accordi bilaterali con i singoli paesi, concede privilegi per l'importazione di vino che, come nel caso di Australia e Argentina, può essere prodotto con pratiche enologiche vietate in Italia e nel resto dell'Europa. Pensiamo solo all'utilizzo di zucchero per alzare il grado alcolico o di trucioli per aumentare il livello di tannino, e favorire così la durata dei bianchi. Ma c'è di più: il surplus di vino comunitario (di cui due milioni di ettolitri nella sola Sicilia) sarebbe uguale al valore quantitativo delle importazioni: 10 milioni di ettolitri, ha quantificato l'avvocato Di Via. Un vero e proprio paradosso, frutto appunto degli accordi bilaterali, che sembrano come le ciliegie: uno tira l'altro. Da qui il grido d'allarme dei siciliani. «C'è una produzione a due velocità che non può più essere accettata - ha detto Giulia Adamo – noi non vogliamo né protezionismo né persecuzioni di soggetti terzi, ma lavorare in condizioni alla pari di qualsiasi altro paese». La rotta da seguire, in ogni caso, come ha detto Giacomo Rallo della cantina Donnafugata, è quella della competitività basata su qualità e promozione di un territorio, per molti versi unico al mondo. Non dimentichiamo infatti che in Sicilia ci sono ben 22 Doc, ma a queste è destinato solo il 3% del vino prodotto, che in bottiglia va solo per il 15% del totale. Il resto va per ben il 45% come sfuso, in gran parte utilizzato per tagli, in Italia ed in Europa. Ed è qui che si concentrano probabilmente i due milioni di ettolitri in sofferenza.
I NUMERI DEI VINI DI SICILIA
- Produzione annua: 7 milioni di ettolitri
- 22 Doc, pari al 3% della produzione
- Surplus di produzione: 2 milioni di ettolitri
- Vendita sfusa: 45%
- Imbottigliato: 15%
- Mosto concentrato: 20%
- Distillato: 20%

