NEL 2005 LA LOMBARDIA VINCE SULLA TRACCIABILITA' DEI VINI
«Vino in Lombardia è a tutti gli effetti, e senza timore di smentita, sinonimo di assoluta qualità. Per questo la nostra attenzione è sempre più rivolta alla salvaguardia e alla certificazione dell'uva, oltre che alla rintracciabilità del prodotto. Un modo d'agire, il nostro, che sta producendo risultati importanti e concreti: il 100% della viticoltura lombarda è situata in zone a Denominazione d'origine, e l'80% delle bottiglie di vino della nostra regione sono Doc o Docg». Così Viviana Beccalossi, vice presidente e assessore all'Agricoltura della Regione Lombardia nel 2005, ha rappresentato lo spirito con cui oltre mille etichette lombarde, in rappresentanza di circa 200 aziende, hanno sfilato al Vinitaly di Verona. Uva certificata e rintracciabilità sono le nuove frontiere dei vini lombardi? Certamente. Anche questa scommessa sta per essere vinta. In Lombardia, attraverso regole chiare e ben precise, siamo in grado di disegnare un percorso che parte dalla vigna per arrivare alla bottiglia. E tutto ciò senza dimenticare che nella regione si producono 85 milioni di bottiglie ogni anno su 23.000 ettari di territorio censiti. Gli addetti che operano nel settore sono oltre 15 mila. Un settore, quello vitivinicolo lombardo, caratterizzato oggi da numeri importanti e da un altissimo livello qualitativo con la presenza di 15 vini Doc e di 3 Docg. Non dimentichiamo che nel 2004, con un fatturato di oltre 760 milioni di euro, la Lombardia si è confermata leader nella produzione di vini di qualità. Questo è vero. Ma a decretare i successi della Franciacorta, della Valtellina, dell'Oltrepo sono stati anche le menzioni e i riconoscimenti assegnati dai massimi esperti del settore? I nostri vini, per fare un esempio concreto, hanno ottenuto quest'anno i '5 grappoli” dell'Associazione italiana sommeliers con ben quindici etichette: undici bresciane, due dell'Oltrepò, due della Valtellina. Ciò testimonia che nel comparto vitivinicolo i concetti di qualità ed eccellenza sono da qualche anno una realtà indiscutibile. I nostri produttori, coadiuvati dall'As.co.vi.lo. e dai singoli Consorzi, hanno capito che la strada da percorrere è soltanto una: quella dell'eccellenza. Come si lega il rapporto tra il prodotto vino e il territorio? Stiamo investendo molte risorse nel territorio. Un impegno economico, professionale ed umano che fa da volano anche ad altri aspetti da sviluppare ulteriormente. Un esempio concreto è quello del turismo del vino: bisogna puntare sulla capacità complessiva del territorio di saper organizzare la propria offerta, che si basa non sulla qualità del vino e dei prodotti tipici, ma su una complessiva qualità diffusa del sistema territoriale che dev'essere realizzata attraverso il concorso delle diverse istituzioni, pubbliche e private. La Regione può e deve svolgere, in questo contesto, un ruolo centrale, non solo sollecitando il governo centrale ad una maggior attenzione su questi temi, ma soprattutto cercando, di concerto con gli Enti locali e tutti gli attori coinvolti, di incidere direttamente sulla politica dell'offerta nel suo insieme. Per concludere ricordiamo che per la 39ma edizione del Vinitaly una delle novità più significative è rappresentata dall'ampliamento dell'area espositiva attraverso la realizzazione di una tensostruttura di 16 mila mq. vicina al padiglione 8: la metà, 8 mila mq., saranno riservati al Vinitaly e gli altri 8 mila al Sol, il Salone internazionale dell'olio di oliva vergine ed extra vergine, che si svolge in contemporanea.
Marino Fioramonti

