SAN COLOMBANO, I VINI DEGLI SFORZA E DEI VISCONTI
La collina di San Colombano appare improvvisa, con i suoi circa 70 metri d'altezza, nella pianura tra Lodi e Milano. Fa parte di una piccola zona vitivinicola che comprende diversi comuni di Lodi e Pavia e San Colombano, ‘isola' tenacemente legata a Milano da un rapporto umano, sociale ed economico che ha trovato nel vino una dimensione culturale superiore per intensità ed una notevole opportunità commerciale. Un legame che risale al Medioevo con la signoria dei Visconti per proseguire con gli Sforza, ma che probabilmente è anche più antico. Secondo la tradizione popolare fu S. Colombano, venendo dalla natia Irlanda in Italia per costruire l'albergo fortezza di Bobbio sulla via dei pellegrini Romei, a convertire gli abitanti di queste colline e a insegnar loro la coltivazione della vite. Da questo suo passaggio trarrebbe il nome la zona. In realtà non esiste - a quanto è dato sapere - alcun documento che provi la presenza del Santo irlandese ed è probabile che la leggenda abbia anticipato e attribuito al Santo fatti che in realtà avvennero solo in epoca successiva a opera di monaci irlandesi del convento. è il periodo dei Visconti che segna un notevole sviluppo della vitivinicoltura come è testimoniato dal ‘diploma' del 1371 di Galeazzo II; già allora esisteva la vigna Costa regina da cui oggi proviene uno dei cru della collina. Il vino divenne sempre più importante nella locale economia, furono impiantati nuovi vigneti e in documenti della prima metà del 1500 appare citato un vitigno Barbera (anticipando forse di oltre due secoli la diffusione in Piemonte dell'omonimo vitigno). Essendo un'area di limitate dimensioni la ricerca della qualità fu sempre il riferimento dei produttori di S. Colombano. Nel 1840 veniva citato nella ‘Enciclopedia Popolare' del Balbi come uno dei tre migliori vini lombardi. I vitigni allora coltivati nella zona erano l'autoctona Uva d'oro, la Moradella e la Croatina; verso la fine del secolo troviamo citate anche le uve Lambrusca, Balsamica, Negrara, Moscatella e Malvasia. Anche S. Colombano subì all'inizio del Novecento le conseguenze della fillossera che rese necessaria la ricostruzione dei vitigni su ‘piede americano'. Dei molti vitigni precedenti alla malattia sono rimasti: Croatina, Barbera, Malvasia e Verdea conosciuta localmente come Uva d'oro. L'attribuzione della Doc nel 1984, il nuovo disciplinare del 2002 e l'ottenimento della Igt nel 1995 hanno facilitato l'introduzione di nuovi vitigni la cui coltivazione è stata favorita dalle caratteristiche di un sottosuolo molto ricco di carbonato di calcio, iodio e ferro. Il terreno argilloso e con zone sabbiose è adatto alla coltivazione di uve a bacca rossa, anche se recentemente in presenza della richiesta di introduzione nel nuovo decreto doc di un S. Colombano bianco è stata introdotta con successo la coltivazione di uve a bacca bianca come Chardonnay e Pinot, Riesling italico e renano, Sauvignon e un trebbiano particolare in quanto evoluzione di un antico vitigno autoctono: il Gridinapoli. Tra i vitigni attualmente coltivati l'autoctono più antico è la Verdea, vitigno a bacca bianca con oltre un millennio di storia: il vino che si ottiene è fresco e fruttato. Dal 1987 opera il Consorzio volontario Vino D.O.C. S. Colombano con finalità di tutela, valorizzazione e difesa della produzione e per favorire la ricerca della qualità e la promozione dell'immagine.
Salvatore Longo
SCHEDA TECNICA ONAV: SAN COLOMBANO Zona di produzione
Interprovinciale e comprende i comuni di S. Colombano al Lambro (Milano), Graffignana e Sant'Angelo Lodigiano (Lodi), Miradolo Terme e Inverno Monteleone (Pavia). La LG.T. Collina del Milanese è riservata ai vini: bianchi (anche nelle tipologie frizzante e passito), rossi (anche nelle tipologie frizzante e novello) e rosati (anche nella tipologia frizzante)
I vini
- S. Colombano Rosso prevede i vitigni Croatina (min. 30%), Barbera (min. 25%), Uva Rara (max. 15%) e altri vitigni che originano uve a bacca nera (max. 15%). Sono previste anche le tipologie Riserva e Frizzante. - S. Colombano Bianco prevede i vitigni Chardonnay (min. 50%), Pinot Nero (min. 10%) e altri vitigni che originano uve a bacca bianca (max. 15%). è prevista la tipologia Frizzante.
Titolo alcolometrico
Min. 11 %. Se il S. Colombano è seguito dalla menzione vigna con relativo toponimo per i rossi il vol. min. è 12%, per i bianchi è 11,5%. Affinamento in bottiglia per i vini con dizione vigna: per i rossi minimo lO mesi,
per i bianchi minimo 3 mesi.
Temperatura di servizio, consumo e abbinamento
- Rosso 14-16eC. Si suggerisce di consumarlo dopo 1-2 anni
- Bianco 8-] oee. S'i suggerisce di consumarlo dopo 1 anno
Possono entrambi essere abbinati a salumi, risotto alla milanese e ossobuco (specie il rosso)
Colore, odore e sapore
- Per il rosso: rosso rubino vivace con un profumo vinoso, fruttato con note di ciliegia, al palato è asciutto, sapido, fresco, giovane, tranquillo. Può anche essere abboccato o vivace
- Per il bianco: giallo paglierino, delicato dall'aroma floreale e con un sapore armonico, fresco, tranquillo. Può anche essere abboccato o vivace
Interprovinciale e comprende i comuni di S. Colombano al Lambro (Milano), Graffignana e Sant'Angelo Lodigiano (Lodi), Miradolo Terme e Inverno Monteleone (Pavia). La LG.T. Collina del Milanese è riservata ai vini: bianchi (anche nelle tipologie frizzante e passito), rossi (anche nelle tipologie frizzante e novello) e rosati (anche nella tipologia frizzante)
I vini
- S. Colombano Rosso prevede i vitigni Croatina (min. 30%), Barbera (min. 25%), Uva Rara (max. 15%) e altri vitigni che originano uve a bacca nera (max. 15%). Sono previste anche le tipologie Riserva e Frizzante. - S. Colombano Bianco prevede i vitigni Chardonnay (min. 50%), Pinot Nero (min. 10%) e altri vitigni che originano uve a bacca bianca (max. 15%). è prevista la tipologia Frizzante.
Titolo alcolometrico
Min. 11 %. Se il S. Colombano è seguito dalla menzione vigna con relativo toponimo per i rossi il vol. min. è 12%, per i bianchi è 11,5%. Affinamento in bottiglia per i vini con dizione vigna: per i rossi minimo lO mesi,
per i bianchi minimo 3 mesi.
Temperatura di servizio, consumo e abbinamento
- Rosso 14-16eC. Si suggerisce di consumarlo dopo 1-2 anni
- Bianco 8-] oee. S'i suggerisce di consumarlo dopo 1 anno
Possono entrambi essere abbinati a salumi, risotto alla milanese e ossobuco (specie il rosso)
Colore, odore e sapore
- Per il rosso: rosso rubino vivace con un profumo vinoso, fruttato con note di ciliegia, al palato è asciutto, sapido, fresco, giovane, tranquillo. Può anche essere abboccato o vivace
- Per il bianco: giallo paglierino, delicato dall'aroma floreale e con un sapore armonico, fresco, tranquillo. Può anche essere abboccato o vivace

