Ancora sui rincari nei prezzi del vino
E' un argomento delicato, me ne rendo conto, ma è spesso oggetto di scambi d'opinione, per non dire discussioni. Se n'è parlato anche all'ultimo congresso degli enologi italiani. Mi limiterò, per chi non c'era, a ricordare alcuni significativi interventi e ad aprire una sorta di dibattito che potremo continuare sulle pagine della rivista. Dice l'Unione nazionale consumatori: 'Purtroppo, norme per i ricarichi ci sono solo in alcuni settori: il benzinaio prende l'8% sul prezzo di un litro di benzina, il tabaccaio il 10% sul pacchetto di sigarette, l'edicolante il 20%, il farmacista il 25%. Sul vino i ricarichi variano dal 12-20% nei discount al 300-400% e oltre nei ristoranti e nelle enoteche”. Secondo Giuseppe Martelli, direttore generale Assoenologi, il vino non può essere paragonato alla pasta o alla conserva di pomodoro. Sono tante le componenti che concorrono alla formulazione del prezzo. E' logico che certi vini di qualità costino, quello che non è giusto è che i maggiori ricarichi si verifichino su bottiglie a basso costo di partenza, spesso sconosciute. Ricaricando troppo i vini di scarsa qualità si truffa il consumatore e si squalifica il vino italiano. Ci sono etichette – dicono esponenti dell'Associazione Italiana Sommeliers – che possono permettersi certi prezzi per il prestigio che hanno e perché servono da traino per altri vini. Se c'è chi per una bottiglia pagherebbe anche il doppio, perché venderla a meno? Oppure, al contrario, perché non abbassare il prezzo piuttosto che lasciare la bottiglia in cantina?
Ancora una volta è il mercato che deve decidere. Certamente – aggiungo io – ma non bisogna poi lamentarsi se il mercato del vino ristagna… Al ristorante, per un Sassicaia 1997 si possono pagare anche più di 250 euro; in enoteca un Barolo del '93 può superare i 180 euro ed un Brunello Biondi Santi del '90 va sui 220 euro. 'Prezzi sempre inferiori – aggiunge Marrtelli – a quelli di certi blasonati crus d'Oltralpe. La qualità si paga, nel vino come in qualunque altro bene voluttuario. Ritengo che a certi livelli la percentuale di aumento attuabile può essere stabilita solo dal mercato”. Giovanni Longo, presidente delle enoteche Vinarius, è stato più che chiaro: 'Se una enoteca non aumenta almeno del 40 per cento chiude, visti i costi necessari per garantire un servizio adeguato al tipo di clientela che a noi si rivolge, alla ricerca della qualità e di precise garanzie”. 'Non è un problema solo italiano – ha detto Sergio De Luca, direttore Enotria Winecellars di Londra – L'eterogeneità regna in tutto il mondo. Il prezzo finale viene calcolato in modo simile in quasi tutti i Paesi, ma rimane alquanto selvaggio”. L'Italia è per eccellenza il Paese del Vino ed è ancora diffusa l'idea che il vino debba costare poco. Sì, ma quale vino? Occorre pensare ai grandi investimenti fatti nei vigneti e in cantina, alla qualità superiore sempre più cercata da molti produttori. I prezzi eccessivi sono sempre da condannare, ma è fuor di dubbio che una certa mentalità che vuole il 'vino del contadino” a poco prezzo è ormai fuori da ogni logica.
Roberto Vitali

