1673 Rosè, un grande TrentoDoc. Cesarini Sforza vince la sfida
Dopo il cambiamento di stile degli ultimi anni, la cantina del gruppo Cavit proprone oggi bollicine all'insegna della leggerezza e dell'eleganza. Lunghi affinamenti che rappresentano il terrtorio della Val di Cembra
La sorpresa più grande è certamente la Riserva 1674 Rosè (annata 2013). Un vino che non ti aspetti per l’eleganza, l’equilibrio e la cremosità di un metodo classico 100% Pinot nero che oggi si pone in assoluto fra le migliori bollicine Trentodoc. Se Cesarini Sforza (dal dicembre scorso gruppo Cavit) aveva scommesso su questo vino per rappresenta una svolta radicale sul piano della qualità i migliori, si può dire che ha vinto a mani basse. 7 mesi di acciaio (con un 10% del vino affinato in legno) fanno di queste bollicine con spiccati, ma ben gestiti, aromi di frutta rossa, un perfetto tuttopasto che può reggere il confronto coi piatti anche più elaborati dell’alta ristorazione. Il prezzo di 30€ allo scaffale sono più che meritati. A presentare il vino Filippo Bartolotta e Luciano Rappo in uno dei tanti webinar che inframmezzano le giornate, speriamo ormai ultime, di isolamento o blocco.

Parlare di Cesarini Sforza è un po’ come rifarsi alla storia dello spumante in trentino, nato nel 1902 per iniziativa di Giulio Ferrrari. Un’esperienza che la cantina trentina ha concentrato soprattutto nei suoi vigneti in val di Cembra, prevalentemente di Chardonnay, posti fra i 400 e gli 800 metri di altitudine. Una zona all’insegna del porfido, che è l’elemento caratterizzante che si ritrova poi nelle bottiglie sottoforma di quella sapidità tipica che sostiene vini freschi che non sono creati per avere alte acidità, ma per esprimere al meglio pulizia e piacevolezza. Giusto ciò che Cesarini sforza è riuscita a realizzare con la svolta degli ultimi anni, abbandonando progressivamente il legno dell’affinamento, ma tenendo sempre lungo quello in bottiglia. Mediamente il doppio di quello previsto dal disciplinare per la linea destinata a bar e ristoranti.
E l’espressione massima di questa scelta di stile è l’Aquila Reale 2010, prodotto con uve coltivate (bio) in circa 3 ettari a 500 metri che costituiscono una sorta di Gran Cru che ha un solo grande difetto: vengono prodotte solo 5 o 6 mila bottiglie di quello che è un vero campione per le bollicine del TrentoDoc. Un vino complesso con spiccate note iodate che appaga fin dal primo sorso.
Più light, ma all’insegna di grande freschezza e personalità, è peraltro anche il Brut base (sempre per l’Horeca) che non dimostra affatto i suoi 30 mesi di affinamento in bottiglia, dopo gli 8 sulle fecce. Fresco e piacevole si caratterizza per il retrogusto terminale con tracce di limone che ben si sposa col senso di cremosità del vino. E che dire della Riserva 1673 del 2012. Vino poderoso e con grande personalità, all’insegna di un’assoluta pulizia sia pure con le tipice tracce di pietra focaia del territorio. Un vero campione della val di Cembra, anche in questo caso prodotto in troppo poche bottiglie (15mila) a 30€ sullo scaffale.

Parlare di Cesarini Sforza è un po’ come rifarsi alla storia dello spumante in trentino, nato nel 1902 per iniziativa di Giulio Ferrrari. Un’esperienza che la cantina trentina ha concentrato soprattutto nei suoi vigneti in val di Cembra, prevalentemente di Chardonnay, posti fra i 400 e gli 800 metri di altitudine. Una zona all’insegna del porfido, che è l’elemento caratterizzante che si ritrova poi nelle bottiglie sottoforma di quella sapidità tipica che sostiene vini freschi che non sono creati per avere alte acidità, ma per esprimere al meglio pulizia e piacevolezza. Giusto ciò che Cesarini sforza è riuscita a realizzare con la svolta degli ultimi anni, abbandonando progressivamente il legno dell’affinamento, ma tenendo sempre lungo quello in bottiglia. Mediamente il doppio di quello previsto dal disciplinare per la linea destinata a bar e ristoranti.
E l’espressione massima di questa scelta di stile è l’Aquila Reale 2010, prodotto con uve coltivate (bio) in circa 3 ettari a 500 metri che costituiscono una sorta di Gran Cru che ha un solo grande difetto: vengono prodotte solo 5 o 6 mila bottiglie di quello che è un vero campione per le bollicine del TrentoDoc. Un vino complesso con spiccate note iodate che appaga fin dal primo sorso.
Più light, ma all’insegna di grande freschezza e personalità, è peraltro anche il Brut base (sempre per l’Horeca) che non dimostra affatto i suoi 30 mesi di affinamento in bottiglia, dopo gli 8 sulle fecce. Fresco e piacevole si caratterizza per il retrogusto terminale con tracce di limone che ben si sposa col senso di cremosità del vino. E che dire della Riserva 1673 del 2012. Vino poderoso e con grande personalità, all’insegna di un’assoluta pulizia sia pure con le tipice tracce di pietra focaia del territorio. Un vero campione della val di Cembra, anche in questo caso prodotto in troppo poche bottiglie (15mila) a 30€ sullo scaffale.


