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Vitamina D in estate: sospendere l'integratore? Non sempre, ecco quando e perché
Sole e vacanze non garantiscono a tutti una scorta sufficiente di vitamina D: tra livelli pregressi, età, patologie e stile di vita, capire se sospendere l'integratore richiede una valutazione individuale
Con l'arrivo dell'estate, in molti si chiedono se sia il caso di interrompere l'assunzione di vitamina D. Del resto, il nostro organismo la produce da sé grazie all'esposizione al sole, e in teoria i mesi estivi dovrebbero bastare per garantirne una quantità adeguata. Ma la realtà è più complessa. Come spiega il biologo nutrizionista Luca Avoledo, esperto in naturopatia, sospendere o meno la vitamina D durante la bella stagione non è una decisione automatica. Dipende da diversi fattori, che vanno valutati caso per caso.
Oggi la vitamina D è tra le sostanze più discusse e prescritte, non solo da endocrinologi ma anche da medici di base, geriatri, immunologi e persino oncologi. Si assume per prevenire o trattare l'osteoporosi, sostenere il sistema immunitario, ridurre il rischio di cadute negli anziani, contrastare la sarcopenia e supportare alcuni protocolli terapeutici in ambito autoimmunitario e cardiometabolico. Il suo ruolo è fondamentale nella regolazione del metabolismo di calcio e fosforo, nella salute delle ossa e nella modulazione delle difese immunitarie. Eppure, per molti resta il dubbio se continuare o no l'integrazione nei mesi caldi.
Vitamina D, si può sospendere l'integratore d'estate? Ecco cosa sapere
Per capire se si può fare a meno dell'integratore in estate, serve una valutazione attenta. La sintesi cutanea di vitamina D, che avviene grazie ai raggi Uvb, rappresenta infatti la principale fonte per l'organismo: circa l'80-90%. Solo una minima parte arriva dalla dieta, e neppure troppo facilmente, visto che gli alimenti ricchi di vitamina D non sono molti - pesce grasso, tuorlo d'uovo, fegato - e non sempre fanno parte dell'alimentazione quotidiana. Il punto è che la capacità di produrla con l'esposizione al sole dipende da una serie di variabili non scontate. Innanzitutto, la quantità e la qualità dell'esposizione. La pelle deve essere esposta al sole diretto, senza filtri solari, per almeno 15-30 minuti al giorno, in orari in cui i raggi UVB sono efficaci (non al mattino presto o al tramonto), e tutto questo varia anche in base alla latitudine e al tipo di pelle.
Se d'estate si passa il tempo all'aria aperta, si va al mare o in montagna, e si prende il sole in modo regolare, è possibile che la sintesi naturale basti. Ma tra chi lavora in ufficio, usa creme protettive, indossa abiti coprenti o esce in orari poco utili, questa produzione si riduce drasticamente. Anche i livelli pregressi di vitamina D nel sangue contano. Chi ha valori bassi durante l'anno - inferiori a 30 ng/mL, o addirittura sotto i 20 - difficilmente riuscirà a compensare la carenza con il solo sole estivo. Al contrario, se i valori sono già buoni (sopra i 40-50 ng/mL) e la persona è sana, allora una riduzione del dosaggio o una pausa temporanea possono essere valutate con maggiore serenità.
Ci sono poi condizioni specifiche in cui l'interruzione estiva non è raccomandata. È il caso, ad esempio, di chi soffre di osteoporosi, ha avuto fratture da fragilità, presenta un iperparatiroidismo secondario o convive con patologie infiammatorie croniche. In questi casi, la vitamina D rientra spesso in una terapia articolata, che non può essere modificata senza il parere del medico. Un altro fattore da non sottovalutare è il peso corporeo. In chi è in sovrappeso o obeso, il tessuto adiposo trattiene la vitamina D, rendendola meno disponibile. Questo significa che anche con un'esposizione solare sufficiente, la quantità realmente efficace può risultare insufficiente, rendendo utile il proseguimento dell'integrazione. E poi c'è la questione dell'età. Le persone anziane, pur esponendosi al sole, hanno una ridotta capacità di sintetizzare vitamina D a livello cutaneo. Il che vuol dire che, anche d'estate, non sempre riescono a farne scorta in modo adeguato.
In sintesi, la decisione di sospendere o meno la vitamina D nei mesi estivi non può essere generalizzata. Per alcune persone, può avere senso ridurre o interrompere temporaneamente l'assunzione. Per molte altre, invece, anche il sole estivo non è sufficiente a garantire livelli ottimali. Il consiglio di Avoledo è pratico e semplice: prima dell'estate, o alla fine della primavera, valuta di controllare i tuoi livelli ematici di vitamina D. È un modo utile per capire se puoi affrontare i mesi caldi senza integrazione, oppure se è il caso di proseguire con un dosaggio di mantenimento. Ma soprattutto, parlane con il tuo medico: ogni corpo ha le sue esigenze, e anche d'estate la salute non va lasciata al caso.

