«È un fenomeno immunologico e in quanto tale va studiato e diagnosticato»: ha sottolineato Giorgio Walter Canonica, direttore del Centro Medicina Personalizzata: Asma e Allergologia in Humanitas e professore di Humanitas University, in un’intervista televisiva ripresa da un articolo di Humanitasalute, che riportiamo di seguito.

(Asma, con le nuove linee guidapossibile una diagnosi più precoce)



La diagnosi precoce è fondamentale e va effettuata in maniera corretta: «In Italia, nel 50% dei casi i pazienti vengono diagnosticati e trattati senza una prova di funzionalità respiratoria. Questa invece è molto importante perché un soggetto asmatico può avere una respirazione normale anche da un punto di vista funzionale, ma se stimolato - come avviene con questo tipo di esame - si può identificare o meno l’iperreattività bronchiale», sottolinea Canonica.
«Da qualche anno è anche possibile effettuare la misurazione nell’esalato (ovvero l’aria espirata) dell’ossido nitrico, un gas che valuta la presenza o meno di un’infiammazione a livello bronchiale. Questo permette in maniera poco invasiva di disegnare, e successivamente monitorare, una corretta terapia», ha aggiunto lo specialista.

Sono state di recente approvate le nuove linee guida internazionali sul trattamento dell’asma. «Si tratta di un cambiamento epocale nella gestione dell’asma - spiega Canonica - Per decenni abbiamo trattato i pazienti con il broncodilatatore e breve durata d’azione (salbutamolo), ma è ormai assodato – anche nelle linee guida – che poiché vi è una base infiammatoria, il broncodilatatore non basta, ma occorre anche un antinfiammatorio, cioè lo steroide inalatorio in combinazione con il formoterolo, che agisce velocemente come il salbutamolo ma dura 12 ore, molto di più della vecchia terapia (4 ore), con miglioramento dei sintomi clinici e della qualità della vita del paziente. I vantaggi rispetto alle cure precedenti sono consistenti e finalmente la novità è recepita anche nelle linee guida».