Sindrome del tunnel carpale. Via il dolore un’ora dopo l’intervento
La sindrome del tunnel carpale “è una malattia molto comune che interessa gran parte della popolazione ed è molto fastidiosa”, ha detto Luciana Marzella, dell’Unità Operativa di Ortopedia esperta in Chirurgia della Mano
Le dichiarazioni sono apparse in un articolo pubblicato su Humanitasalute, che vi proponiamo di seguito.

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La patologia coinvolge il cosiddetto “tunnel carpale”, un canale del polso in cui passano il nervo mediano e i nove tendini flessori delle dita, che vanno dall’avambraccio fino alla mano. «L’aumento di pressione sul nervo o il suo schiacciamento sono all’origine di questa sindrome. Quando il nervo diventa costretto soffre e il primo disturbo percepito dal paziente sono delle piccole scariche che portano al formicolio», ha chiarito Luciana Marzella.
La sindrome del tunnel carpale inizialmente non genera un vero e proprio dolore ma, come anticipato, un formicolio al polso che si manifesta spesso di notte. Con il prolungarsi della patologia questo fastidio può coinvolgere anche il braccio e la spalla e nei casi più avanzati può comparire anche un deficit motorio. La debolezza della mano e delle dita può addirittura arrivare a ridurre le capacità di afferrare saldamente gli oggetti.
«Quando il nervo peggiora e degenera si perde progressivamente la sensibilità e dunque la forza: molti pazienti raccontano che prendendo un piatto gli cade dalle mani - ha raccontato la dottoressa - Le dita più colpite da intorpidimento e formicolio sono il pollice, l’indice, il medio e l’anulare, ma non il mignolo». L’esame più comune per verificare lo stato di salute del nervo mediano è l’elettromiografia, che valuta muscoli e nervi.
Una volta verificata la diagnosi, «quando ci troviamo di fronte una sintomatologia importante bisogna intervenire chirurgicamente - ha spiegato la dottoressa - si possono eseguire interventi classici “open”, con una vera incisione del palmo, quelli che pratichiamo normalmente ovvero operazioni mini-invasive in cui facciamo una piccola incisione, di meno di 1 cm al polso e da cui decomprimiamo il nervo».
«Le operazioni mini-invasive consentono una ripresa molto più rapida, già il giorno stesso il paziente riesce a muovere, aprire e chiudere le dita e usare la mano già un’ora dopo intervento», ha concluso Marzella.
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La patologia coinvolge il cosiddetto “tunnel carpale”, un canale del polso in cui passano il nervo mediano e i nove tendini flessori delle dita, che vanno dall’avambraccio fino alla mano. «L’aumento di pressione sul nervo o il suo schiacciamento sono all’origine di questa sindrome. Quando il nervo diventa costretto soffre e il primo disturbo percepito dal paziente sono delle piccole scariche che portano al formicolio», ha chiarito Luciana Marzella.
La sindrome del tunnel carpale inizialmente non genera un vero e proprio dolore ma, come anticipato, un formicolio al polso che si manifesta spesso di notte. Con il prolungarsi della patologia questo fastidio può coinvolgere anche il braccio e la spalla e nei casi più avanzati può comparire anche un deficit motorio. La debolezza della mano e delle dita può addirittura arrivare a ridurre le capacità di afferrare saldamente gli oggetti.
«Quando il nervo peggiora e degenera si perde progressivamente la sensibilità e dunque la forza: molti pazienti raccontano che prendendo un piatto gli cade dalle mani - ha raccontato la dottoressa - Le dita più colpite da intorpidimento e formicolio sono il pollice, l’indice, il medio e l’anulare, ma non il mignolo». L’esame più comune per verificare lo stato di salute del nervo mediano è l’elettromiografia, che valuta muscoli e nervi.
Una volta verificata la diagnosi, «quando ci troviamo di fronte una sintomatologia importante bisogna intervenire chirurgicamente - ha spiegato la dottoressa - si possono eseguire interventi classici “open”, con una vera incisione del palmo, quelli che pratichiamo normalmente ovvero operazioni mini-invasive in cui facciamo una piccola incisione, di meno di 1 cm al polso e da cui decomprimiamo il nervo».
«Le operazioni mini-invasive consentono una ripresa molto più rapida, già il giorno stesso il paziente riesce a muovere, aprire e chiudere le dita e usare la mano già un’ora dopo intervento», ha concluso Marzella.
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